Fuori l’IA dalla campagna elettorale? I partiti litigano sul come
(Quasi) tutti d’accordo sul problema, meno sulla soluzione. La foto di Matilde Siracusano manipolata con l’IA e rilanciata da Roberto Vannacci alla vigilia delle suppletive calabresi riapre il confronto sull’uso dei contenuti generati o alterati dall’intelligenza artificiale nella propaganda politica.
Tanti i messaggi di solidarietà per la parlamentare azzurra, riprodotta artificialmente con una profonda scollatura inesistente nell’immagine originale. Ma restano le divisioni sulla strada da percorrere per arginare il fenomeno: Forza Italia chiede un accordo tra i partiti, mentre il Pd vorrebbe una legge. Per FdI e Lega basterebbe l’AI Act (che però non è vincolante), e intanto Vannacci gongola per la pubblicità. Il punto.
COSA PROPONE FORZA ITALIA: UN PATTO TRA I PARTITI
La proposta azzurra arriva dal sottosegretario con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini, che chiede un accordo bipartisan per per evitare, durante le campagne elettorali, l’utilizzo di immagini e voci manipolate dall’IA con l’obiettivo di alterare la rappresentazione dei candidati o degli avversari. Distinguendo dunque tra uso legittimo dello strumento tecnologico e produzione di contenuti a fini distorsivi.
IL PRECEDENTE DELL’ACCORDO SUI DEEPFAKE
Ma un accordo, in teoria, esisterebbe già, come non manca di ricordare l’opposizione. Il punto è che non tutti hanno aderito. Nel dicembre 2025 Pagella Politica e Facta avevano infatti promosso l’iniziativa “Deepfake e politica: insieme per dire basta”, chiedendo alle forze politiche di impegnarsi a non creare né diffondere deepfake degli avversari, a rendere pubblico l’errore nel caso di una condivisione involontaria e a sensibilizzare iscritti e sostenitori.
L’impegno era stato sottoscritto dalle principali forze parlamentari, con l’eccezione della Lega e di Futuro Nazionale, il partito di Vannacci, che non ha mai risposto all’appello. È qui che si vede il limite dell’autoregolamentazione: un patto politico può fissare un impegno, ma non equivale a un obbligo di legge e non prevede automaticamente sanzioni.
IL PD VUOLE UNA LEGGE
Il Partito democratico condivide l’obiettivo di contrastare i deepfake politici, ma punta su un intervento normativo. Già a luglio Elly Schlein aveva proposto un impegno tra i partiti sulla questione IA nelle campagne elettorali, incontrando anche il favore di Giorgia Meloni, sintonia risoltasi però in un nulla di fatto.
I dem hanno anche presentato una proposta di legge promossa dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani e dedicata proprio alla disciplina dell’uso dell’intelligenza artificiale in ambito elettorale. Il testo puntava a intervenire sulla disciplina delle campagne elettorali e referendarie per contrastare la manipolazione di contenuti attraverso l’IA. Nello specifico, si vietava, dalla convocazione delle elezioni o dei referendum, la diffusione di contenuti ingannevoli o manipolati e destinati a influenzare la competizione elettorale e s’imponeva l’obbligo di rendere riconoscibili i contenuti generati con l’intelligenza artificiale, attraverso etichette o filigrane, introducendo una disciplina specifica per propaganda politica, piattaforme online e contenuti audiovisivi, con l’obiettivo di tutelare sia gli elettori sia i candidati dalla diffusione di rappresentazioni false o manipolate. Proposta poi naufragata a marzo, quando la maggioranza ha votato per bocciare la norma.
COSA PREVEDE OGGI IL QUADRO EUROPEO
Più tenui le posizioni di Fratelli d’Italia e Lega, che si richiamano al quadro normativo esistente. E in effetti già l’AI Act europeo fisserebbe disposizioni sulla trasparenza dei contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale. L’articolo 50 stabilisce, tra l’altro, obblighi di identificazione per contenuti audio, video e immagini generati o manipolati con l’IA e prevede che i deepfake siano resi riconoscibili come artificialmente prodotti o modificati.
La disciplina europea non equivale però a un divieto generale dell’uso dell’IA nelle campagne elettorali. Il tema sul tavolo del governo italiano riguarda soprattutto la possibilità di introdurre regole specifiche per la propaganda politica, in particolare sui contenuti creati per ingannare gli elettori, tema caldo anche in vista delle prossime elezioni politiche.
Ad approfittare delle divisioni è il solito Vannacci che pronostica già un “balzo in avanti per Futuro Nazionale nei sondaggi” proprio grazie alla querelle sulla foto. “Polemica di Siracusano sterile e senza basi, perché nella foto non si vede nulla, non è volgare, non è oltraggiosa e neanche scomposta e nessuno se ne sarebbe accorto se non fosse stata lei stessa ad evidenziare la cosa per farsi pubblicità. La pubblicità l’ha fatta a Futuro Nazionale!”.

