America.gov promette di cambiare radicalmente il funzionamento della macchina pubblica americana: propaganda o vera rivoluzione? Ecco come funziona il nuovo portale voluto da Donald Trump, quali servizi offre e perché la vera novità è più politica che tecnologica
La fantasmagoria dell’app totale incontra la vocazione totalizzante dello Stato amministrativo? Se il lancio di America.gov fosse l’inizio della “golden age” dell’intelligenza artificiale, come sostiene il presidente degli Usa Donald Trump, allora saremmo in procinto di ammirare il Leviatano emergere in tutta la sua maestosità dagli abissi dell’algoritmo.
Eppure, a pensarci bene, l’annuncio di Trump non è una novità assoluta. Da Singapore agli Emirati, il Grande Fratello ha già cominciato a trasferirsi sullo smartphone. Nel Regno Unito, GOV.UK, lanciato nel 2012, sta prendendo la forma di una vera infrastruttura digitale dello Stato: un’identità unica con One Login, un’app personalizzata, un portafoglio digitale e un chatbot AI capace di rispondere alle domande dei cittadini.
Qual è dunque l’elemento dirompente di America.gov? Si tratta solo di una trovata elettorale? Andiamo per gradi: iniziamo da come funziona questo chatbot e cosa è in grado di fare.
COME FUNZIONA AMERICA.GOV
Secondo le informazioni ufficiali, America.gov è gestito dalla General Services Administration (GSA), mentre la realizzazione del sito è stata affidata al National Design Studio, il team della Casa Bianca guidato dal co-fondatore di Airbnb Joe Gebbia.
Il portale promette di concentrare in un unico dominio le informazioni provenienti da oltre 29.000 siti governativi, utilizzando strumenti di ricerca potenziati dall’intelligenza artificiale e basandosi su fonti ufficiali. Nel concreto, America.gov è diventato operativo ieri mentre il presidente Trump firmava l’ordine esecutivo denominato “Streamlining Access to Government Services Through America.gov”, con cui viene istituito il portale come punto unico di accesso ai servizi federali e si avvia il processo di integrazione delle agenzie. L’ordine prevede, entro 90 giorni, l’emanazione delle indicazioni attuative da parte dell’Office of Management and Budget e impone alle agenzie di individuare e integrare i servizi interessati nella piattaforma.
Il database è interrogabile attraverso un chatbot, del tutto simile a quelli più diffusi, che aiuta a orientarsi tra pratiche e servizi pubblici: dalla richiesta o dal rinnovo del passaporto alla sostituzione della tessera della previdenza sociale, dalla registrazione al voto alle informazioni sui parchi nazionali e sul funzionamento del governo. Sul piano tecnologico, la piattaforma si appoggia a modelli sviluppati dall’industria privata, tra cui Gemini di Google e Grok di xAI, utilizzati per alimentare la componente conversazionale.
Per ora, però, il chatbot si limita soprattutto a fornire indicazioni: molte pratiche devono ancora essere completate dall’utente sui siti delle singole agenzie. La piattaforma non risponde inoltre a tutte le domande ed esclude, tra le altre, richieste di natura politica.
Ed è proprio qui che emerge una delle prime contraddizioni di America.gov. Come ricostruisce l’Associated Press, al debutto, il sistema ha fornito risposte non sempre allineate alle posizioni pubbliche di Trump: per esempio sulla vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020, sul cambiamento climatico e sul nome del dipartimento che ha sede al Pentagono. In seguito, alcune risposte politiche sono state modificate e il chatbot ha iniziato a dichiarare di non poter rispondere a domande di natura politica. Senza contare che, allo stato attuale, non mancano i casi in cui ci si trova semplicemente di fronte alla risposta “the chat is unavailable”.
COME CAMBIERÀ NEI PROSSIMI MESI
Nei prossimi mesi il portale dovrebbe estendere progressivamente i servizi disponibili, man mano che le agenzie federali si integreranno con America.gov. L’ordine esecutivo prevede infatti che la piattaforma diventi la “porta d’ingresso” digitale ai servizi federali coperti, pur mantenendo in vigore gli altri canali di accesso, compresi quelli telefonici e fisici.
Alla presentazione, il segretario di Stato Marco Rubio ha indicato il 2027 come orizzonte per rendere disponibile alla maggioranza degli americani la possibilità di presentare attraverso America.gov la domanda per un passaporto o una passport card. La presentazione di una domanda interamente da casa, invece, è stata indicata come un obiettivo già in fase di attuazione, con l’obiettivo di non aspettare il 2027 per introdurre il nuovo sistema.
L’ambizione, dunque, non è più quella di un semplice motore di ricerca per la burocrazia federale. America.gov punta a diventare un’interfaccia attraverso cui trovare informazioni, ricevere istruzioni, autenticarsi e, progressivamente, completare direttamente le pratiche.
LA NOVITÀ È LA SCALA POLITICA
In ogni caso, visti i limiti e anche i tentativi, allo stato attuale più funzionali, portati avanti in altri Paesi, America.gov ha ben poco di rivoluzionario sul piano tecnologico. Di nuovo, semmai, c’è la scala politica dell’ambizione.
Alla presentazione erano presenti alcuni dei CEO più influenti dell’economia digitale americana, da Elon Musk a Jensen Huang, da Mark Zuckerberg a Lisa Su, insieme ai vertici di OpenAI e di altre importanti aziende dell’intelligenza artificiale. La presenza dei protagonisti dell’industria tecnologica accanto alla Casa Bianca non è un dettaglio: lo stesso 29 settembre Trump ha annunciato anche un accordo volontario con numerosi leader del settore sull’autoregolazione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Insomma, la Silicon Valley, un tempo simbolo della libera impresa, viene sempre più coinvolta nelle strategie governative e nella costruzione della nuova infrastruttura digitale pubblica. America.gov è, in questo senso, qualcosa di più di un chatbot: è l’interfaccia attraverso cui lo Stato americano prova a parlare ai suoi cittadini utilizzando gli strumenti, i linguaggi e le aziende della nuova economia digitale.

