Il passaggio della divisione civile Power Systems di Rheinmetall al fondo Aequita allarma i sindacati, preoccupati per le sorti dei siti italiani di Pierburg a Livorno e Lanciano. Anche perché le interlocuzioni andrebbero fatte con la capogruppo tedesca. Ecco cosa servirebbe
Quale destino per i siti italiani di Power Systems – la divisione civile di Rheinmetall in via di cessione al fondo Aequita – mentre il colosso tedesco della difesa continua a crescere sulla spinta del riarmo europeo?
La cessione, valutata circa 350 milioni di euro a fronte di un fatturato della divisione di circa 2 miliardi, dovrebbe concludersi nel quarto trimestre del 2026 e riguarda in particolare i lavoratori dei siti italiani del marchio Pierburg: circa 250 a Livorno e 110 a Lanciano.
Il nodo, per i sindacati, è chi abbia davvero il potere di decidere: non basta infatti confrontarsi con la filiale italiana. Per questo i sindacati chiedono che al tavolo siedano tutti gli attori dell’operazione, con il Mimit chiamato a svolgere un ruolo di mediazione. Ma per capire cosa c’è in gioco bisogna ripercorrere tutti i passaggi di questa complessa faccenda, che rischia di innescare una nuova crisi industriale.
DALL’ADDIO ALL’AUTOMOTIVE ALLA CESSIONE AD AEQUITA
La vicenda ha inizio a novembre 2025, in occasione dei primi tavoli che seguivano l’annuncio sul progressivo passaggio di Rheinmetall a un mercato esclusivamente militare, con la contestuale vendita del settore civile e automotive comprensivo degli stabilimenti produttivi di Lanciano e Livorno, oltre a quello commerciale di Torino. Presenziava allora la direzione di Rheinmetall Italia, oltre che una delegazione del Mimit. La filiale italiana aveva dichiarato la propria disponibilità ad affrontare il futuro dei siti all’interno di un percorso di confronto istituzionale, finalizzato alla definizione preventiva di adeguate garanzie occupazionali e industriali.
Poi, però, a giugno arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia che la cessione è stata siglata, che l’acquirente è il fondo Aequita e che le garanzie pattuite con sindacati e lavoratori al tavolo ministeriale sono state scavalcate da una scelta fatta a monte dalla capogruppo tedesca.
CHI DECIDE DAVVERO SULLA CESSIONE DI POWER SYSTEMS
La decisione di uscire dal business civile arriva del resto dalla casa madre di Düsseldorf, che ha negoziato la vendita della divisione Power Systems. A confermarlo è il comunicato ufficiale del 3 giugno, corredato dalle dichiarazioni dei vertici di Rheinmetall AG ed Aequita e privo di riferimenti di sorta all’Italia o alle attività nel nostro Paese, mentre vengono fornite rassicurazioni in merito al sito Pierburg di Abadiano, in Spagna. Una disparità di trattamento riscontrata anche rispetto ai lavoratori tedeschi, con i quali è stato siglato un accordo di salvaguardia a tutela dell’occupazione, a differenza di quelli italiani, cui dovrà bastare per il momento la promessa di Aequita “mantenere tutti i circa 6.250 dipendenti di Power Systems che lavorano in tutto il mondo”,
Situazione rimasta invariata anche nei mesi successivi, tanto che è Armin Papperger, guida di Rheinmetall, a firmare la lettera del 25 settembre ai dipendenti del Gruppo, nella quale ringrazia i lavoratori di Power Systems e auspica per loro un futuro positivo sotto la guida del nuovo proprietario. Anche qui, senza riferimenti alla situazione italiana.
IL RUOLO DEL COMUNE DI LIVORNO
Nel frattempo è sceso in campo anche il Comune di Livorno, che il 16 settembre diffonde un appello al Mimit affinché medi per portare al tavolo con i sindacati i veri attori coinvolti nella cessione, chiedendo espressamente la presenza dei vertici di Rheinmetall e di Aequita. L’obiettivo viene raggiunto e alla riunione tecnica dello scorso 25 settembre, come riporta Livorno Today, partecipa anche una delegazione tedesca che si occupa del dossier. Quanto alle domande sul futuro industriale degli stabilimenti, agli investimenti programmati e al ruolo dei siti nella futura organizzazione ancora nessuna risposta.
COSA PUÒ FARE IL GOVERNO
Il tutto accade mentre Rheinmetall si espande enormemente, mettendo il turbo in ottica riarmo. In Italia il gruppo sta rafforzando la propria presenza attraverso la joint venture Leonardo-Rheinmetall LRMV, mentre sono allo studio programmi di ammodernamento dell’Esercito italiano per oltre 23 miliardi di euro nell’arco di dieci anni.
Se c’è una leva da giocarsi nei confronti di Rheinmetall, sottolineano i segretari generali di Fiom e Cgil Livorno in una nota congiunta, è quella dei “maxi-contratti della Difesa e dalle ingenti commesse da oltre 5 miliardi per i nuovi carri armati destinate alla joint venture tra Rheinmetall e Leonardo. Il senso dell’interlocuzione con il ministero deve essere proprio questo: il governo italiano deve sfruttare il peso di queste milionarie commesse per esercitare la massima pressione sui vertici di Rheinmetall, imponendo alla multinazionale impegni e vincoli precisi sul sito di Livorno prima di concedere qualsiasi via libera”.

