La Procura di Roma ritira l’archiviazione dell’inchiesta sull’abbattimento del DC-9 Itavia a seguito della formale disponibilità del governo francese a consegnare nuovi documenti militari. L’intesa diplomatica apre un nuovo filone d’indagine a quarantasei anni di distanza dalla tragedia
La vicenda giudiziaria e diplomatica della strage di Ustica registra una svolta inaspettata che impedisce la chiusura definitiva delle indagini penali sull’inabissamento del volo IH870.
La decisione della Procura della Repubblica di Roma di revocare l’istanza di archiviazione giunge dopo importanti segnali di cooperazione trasmessi dalle autorità di Parigi, sbloccando un orizzonte investigativo finora limitato da segreti di Stato e reticenze internazionali.
CHE COSA ACCADDE IL 27 GIUGNO 1980
La sera del 27 giugno 1980, il velivolo DC-9 della compagnia Itavia, decollato da Bologna e diretto a Palermo con ottantuno persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio, scomparve dai radar mentre sorvolava il mar Tirreno. I resti dell’aereo e i corpi delle vittime vennero individuati nelle acque circostanti l’isola di Ustica, dando inizio a uno dei casi più complessi e dolorosi della storia giudiziaria italiana.
Le prime fasi istruttorie furono segnate da depistaggi, sparizioni di tracciati radar e ricostruzioni contrastanti. Un contributo determinante alla riapertura e alla comprensione dello scenario aereo fu fornito dall’ex giudice istruttore Rosario Priore, magistrato romano che ha dedicato ampia parte della propria carriera giudiziaria al contrasto del terrorismo e alle grandi inchieste sui misteri d’Italia. L’imponente lavoro d’indagine condotto da Priore portò a concludere che il DC-9 fu abbattuto durante un’azione di intercettazione militare che coinvolse diversi velivoli nello spazio aereo tirrenico.
STRAGE, ATTO DI GUERRA O ATTENTATO?
Nel corso dei decenni il confronto giudiziario si è articolato attorno a diverse ipotesi: dall’esplosione di un ordigno nella toilette dell’aereo all’impatto di un missile o a una quasi collisione con caccia militari impegnati in un’operazione bellica. Se le sezioni civili della Corte di Cassazione hanno ormai riconosciuto ai fini risarcitori lo scenario dell’abbattimento provocato da un missile, in sede penale non si è mai giunti all’individuazione dei responsabili materiali dell’attacco.
Sul piano politico e istituzionale, diverse figure di spicco hanno indicato responsabilità estere. L’ex Presidente della Repubblica ed ex Presidente del Consiglio dei Ministri Francesco Cossiga affermò nel 2008 che a colpire l’aereo civile era stato un missile lanciato da un velivolo della Marina francese. Tesi richiamata nel settembre 2023 dall’ex Presidente del Consiglio ed ex Presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, il quale sollecitò direttamente il Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron a chiedere scusa o a fornire gli elementi di verità ancora custoditi negli archivi militari.
A mantenere viva la richiesta di giustizia è stata costantemente l’ex senatrice della Repubblica Daria Bonfietti, presidentessa dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica, che da oltre quattro decenni si batte contro le omissioni istituzionali.
L’APERTURA DELLA FRANCIA
L’elemento di novità che ha riaperto l’inchiesta è scaturito dai recenti colloqui diplomatici tra la Presidentessa del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e Macron. A seguito dell’interlocuzione tra i due esecutivi, le autorità transalpine hanno comunicato la decisione di mettere a disposizione dei magistrati italiani una serie di documenti e atti riservati risalenti agli anni Novanta, finora mai trasmessi integralmente.
La documentazione riguarda l’operatività delle basi aeree francesi nel Tirreno, tra cui quella di Solenzara in Corsica, e l’attività delle unità navali presenti nell’area la sera del disastro. Una svolta importante, dopo decenni di risposte parziali ed evasive.
PERCHÉ È STATA RITIRATA LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE
Di fronte al quadro informativo preannunciato da Parigi, la Procura della Repubblica di Roma ha modificato la propria linea processuale. Le inchieste sulla strage di Ustica hanno portato infatti a due procedimenti penali, aperti nel 2008, nel 2022 e poi riunificati, nei confronti di ignoti. La richiesta di archiviazione era stata presentata nel marzo 2025, anche per l’assenza di collaborazione internazionale sufficiente.
Ora, alla luce della notizia giunta da Oltralpe, il Procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi insieme al Procuratore aggiunto Michele Prestipino e al Sostituto procuratore Erminio Amelio hanno formalizzato il ritiro dell’istanza di chiusura delle indagini.
Durante l’udienza dinanzi al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma Livio Sabatini – il magistrato chiamato a valutare lo stato del procedimento – i pubblici ministeri hanno spiegato che l’arrivo della documentazione francese costituisce un filone con nuove prospettive di accertamento.
La decisione permette alla magistratura di analizzare il materiale in arrivo e di incrociarlo con i tracciati radar e le perizie tecniche già agli atti, consentendo alla Procura di chiedere la prosecuzione degli accertamenti e di acquisire e valutare la documentazione annunciata da Parigi.

