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Cittadella Taranto

Cittadella della Carità, tutto sul concordato e sull’intervento dell’Arcidiocesi di Taranto

Cittadella della Carità: le domande aperte sul concordato e sull’intervento dell’Arcidiocesi di Taranto

La procedura di concordato preventivo della Fondazione Cittadella della Carità di Taranto è entrata in una fase particolarmente delicata. Sul tavolo della procedura si confrontano, nei loro elementi essenziali, due soluzioni: la proposta concorrente presentata dal dott. Marcello Bernardini – figlio del medico chirurgo Giulio, fondatore dell’omonima casa di cura – e il piano della Fondazione, successivamente modificato nell’ambito dell’operazione che vede uniti Neuromed e l’Arcidiocesi di Taranto.

La vicenda merita attenzione non soltanto per il futuro di una delle principali strutture sanitarie del territorio e dei suoi lavoratori, ma anche per la significativa esposizione economica che l’Arcidiocesi avrebbe deciso di assumere a sostegno del piano della Fondazione.

Il punto, dunque, non è stabilire preventivamente quale delle due soluzioni debba prevalere. Spetterà agli organi della procedura e ai creditori valutare i rispettivi piani secondo le regole previste dalla legge. Esiste però una serie di elementi oggettivi che consente di formulare alcune domande di interesse pubblico.

COSA C’È NELLE DUE PROPOSTE

La proposta concorrente del gruppo Bernardini risulta depositata il 14 settembre 2026, nei termini previsti per le proposte concorrenti. Secondo la documentazione disponibile, il piano prevede per le classi di creditori interessate un soddisfacimento nell’ordine del 30 per cento, con un orizzonte temporale complessivo di circa quattro anni. Un elemento particolarmente rilevante riguarda le garanzie: a sostegno della proposta sarebbero stati messi a disposizione titoli di Stato, ossia attività finanziarie già esistenti, verificabili e dotate di immediata valorizzazione patrimoniale. Per quanto riguarda i lavoratori, la proposta Bernardini prevederebbe il pagamento degli arretrati entro circa tre mesi.

Il piano della Fondazione sostenuto dall’operazione con Neuromed è stato invece successivamente modificato, avvalendosi della possibilità prevista dalla disciplina concordataria di apportare modifiche entro i termini precedenti al voto dei creditori. Nella versione modificata il soddisfacimento degli altri creditori sarebbe indicativamente compreso tra il 31 e il 32 per cento, dunque leggermente superiore rispetto alla proposta concorrente. Il periodo necessario per completare i pagamenti sarebbe però più lungo: circa sei anni. Per i lavoratori il pagamento degli arretrati sarebbe previsto nell’arco di circa sei mesi.

La prima domanda è quindi molto semplice: quanto pesa, nella valutazione complessiva di un piano concordatario, un incremento nominale di uno o due punti percentuali se tale incremento è accompagnato da tempi di esecuzione più lunghi?

 IL RUOLO DELL’ARCIDIOCESI E L’ELENCO DEGLI IMMOBILI A GARANZIA

Il secondo elemento, e forse quello di maggiore interesse pubblico, riguarda il coinvolgimento dell’Arcidiocesi di Taranto. Secondo la documentazione richiamata anche da Policy Maker, l’Arcidiocesi avrebbe assunto l’impegno di apportare 1,7 milioni di euro a fondo perduto al piano concordatario. A questa somma si aggiungerebbe un ulteriore impegno fino a 2 milioni di euro, collegato ai flussi di cassa del ramo RSA. A sostegno della capacità patrimoniale dell’ente ecclesiastico sarebbe stata inoltre prodotta documentazione relativa a immobili di proprietà dell’Arcidiocesi per un valore complessivo indicato in oltre 10 milioni di euro. Ecco l’elenco:

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È opportuno precisare un punto: la produzione di visure catastali o di documentazione attestante la proprietà di immobili dimostra la consistenza patrimoniale del soggetto che assume l’impegno, ma non equivale di per sé alla costituzione di un’ipoteca o di altra garanzia reale sui beni. Analogamente, sotto il profilo economico-finanziario, un impegno contrattuale a effettuare futuri versamenti ha caratteristiche differenti dalla disponibilità attuale di titoli finanziari già costituiti a garanzia. Sono differenze tecniche, ma non marginali.

 QUAL È IL VANTAGGIO CHE GIUSTIFICA L’INTERVENTO DELLA DIOCESI?

È proprio il confronto tra questi elementi a porre la questione centrale. Se una proposta concorrente prevede tempi complessivamente più brevi, il pagamento degli arretrati dei lavoratori in circa tre mesi anziché sei e garanzie rappresentate da titoli di Stato, quale elemento della proposta sostenuta da Neuromed rende necessario o conveniente un intervento finanziario tanto rilevante dell’Arcidiocesi?

La domanda assume maggiore consistenza considerando che l’incremento previsto per alcune categorie di creditori sembrerebbe attestarsi soltanto intorno a uno o due punti percentuali. Non significa necessariamente che i due piani siano economicamente equivalenti. Una valutazione completa dovrebbe prendere in considerazione molti altri fattori: sostenibilità industriale, continuità aziendale, occupazione, investimenti futuri, struttura finanziaria, accreditamenti sanitari e capacità effettiva di produrre flussi nel medio periodo. Proprio per questo sarebbe utile conoscere pubblicamente tali elementi.

I NODI DA SCIOGLIERE

Vi sono quindi alcune domande che rimangono aperte.

Nella Modifica presentata dalla Fondazione si legge con chiarezza che, a seguito di omologazione della sentenza, Neuromed acquisirà il 55% del diritto di voto, lasciando alla Diocesi solo il 45% (pag. 9 della Modifica). Dunque, per quale ragione l’Arcidiocesi ha ritenuto necessario impegnare proprie risorse finanziarie per sostenere specificamente il piano collegato a Neuromed? Quale beneficio aggiuntivo per la Fondazione, i lavoratori e i creditori deriva da questa soluzione rispetto alla proposta concorrente? Come sono stati valutati i differenti tempi di pagamento previsti dai due piani? Quale differenza esiste, sotto il profilo della concreta escutibilità, tra i titoli di Stato indicati a garanzia della proposta Bernardini e gli impegni finanziari e patrimoniali presentati nell’ambito dell’altra proposta? L’intervento dell’Arcidiocesi costituisce una condizione indispensabile perché il piano della Fondazione possa essere realizzato? E, in caso affermativo, quale sarebbe la sostenibilità del piano in assenza di tale intervento?

PERCHÉ L’ARCIDIOCESI SOSTIENE LA PROPOSTA DI NEUROMED

C’è infine una questione distinta, che riguarda direttamente l’amministrazione dell’ente ecclesiastico. L’entità delle somme indicate — almeno 1,7 milioni di euro a fondo perduto, oltre agli ulteriori impegni collegati alla RSA — rende legittimo domandare attraverso quali deliberazioni e autorizzazioni interne l’Arcidiocesi abbia assunto tali obbligazioni e quali valutazioni siano state effettuate circa il rapporto tra l’esposizione patrimoniale della Diocesi e i vantaggi concretamente ottenibili dalla Fondazione. Non si tratta di mettere in discussione l’obiettivo di salvaguardare la Cittadella della Carità, i livelli occupazionali o la continuità dell’assistenza sanitaria. Sono finalità il cui rilievo sociale è evidente. La questione è un’altra: comprendere perché, tra le diverse soluzioni presenti nella procedura, l’Arcidiocesi abbia scelto di sostenere economicamente proprio quella legata a Neuromed e quali elementi oggettivi rendano questa soluzione preferibile al punto da giustificare l’impiego di risorse diocesane per diversi milioni di euro. È una domanda alla quale possono rispondere soltanto la trasparenza degli atti e il confronto puntuale tra i due piani.

Fonte immagine: pagina Facebook della Cittadella della Carità

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