Skip to content

elezioni Spagna Pedro Sánchez

Crisi Sánchez, perché la Spagna andrà al voto

Il premier socialista convoca le elezioni anticipate dopo la bocciatura dei decreti sulla casa e tenta di recuperare una parte degli elettori per accorciare lo svantaggio sulla destra. Si voterà il 29 novembre.

Pedro Sánchez ha deciso di giocarsi il tutto per tutto. Il premier spagnolo ha convocato per il 29 novembre le elezioni anticipate, nove mesi prima della scadenza della legislatura. La decisione è arrivata dopo la bocciatura in Parlamento di due decreti sulla casa e nel pieno di una mobilitazione nazionale contro il caro affitti.

La scommessa del premier uscente è quella di trasformare una delle principali difficoltà del suo governo in un punto di forza in vista dello scontro elettorale con la destra. Il tema della casa ha riportato migliaia di persone nelle piazze di oltre 50 città spagnole e ha riattivato quell’elettorato progressista che il PSOE rischiava di perdere con l’astensionismo. La scelta, però, è tutt’altro priva di rischi. I sondaggi continuano a indicare infatti il Partito Popolare davanti ai socialisti e, soprattutto, mostrano una destra sempre più capace di presentarsi come blocco alternativo di governo insieme a Vox.

IL CARO AFFITTI E LA CRISI POLITICA

La casa potrebbe diventare il principale terreno di scontro in vista delle elezioni politiche. Gli affitti sono quasi raddoppiati nell’ultimo decennio e i prezzi richiesti per acquistare un’abitazione sono aumentati di circa il 90%. Nel secondo trimestre del 2026 il prezzo medio degli affitti ha raggiunto 1.211 euro al mese, con una crescita annua del 4,85%, mentre l’offerta continua a ridursi e la domanda resta superiore agli immobili disponibili.

La protesta è esplosa dopo lo sfratto di Maricarme Abascal, 87enne costretta a lasciare casa a Madrid dopo circa settant’anni. Per i movimenti per il diritto alla casa, il canone avrebbe subito una richiesta di aumento del 275% dopo l’acquisto dell’immobile da parte di una società d’investimento. Il caso è diventato il simbolo di una crisi nazionale, con i giovani che non riescono ad accedere a un’abitazione e famiglie che destinano gran parte del reddito all’affitto, sfociata nelle proteste nazionali e in un presidio perenne a Puerta del Sol, a Madrid.

DECRETO CASA, LA BOCCIATURA DEL PARLAMENTO

Il passaggio decisivo è arrivato il 2 ottobre. Il Congresso dei deputati ha respinto due decreti del governo sulla casa, mettendo in evidenza tutta la fragilità della maggioranza che sostiene Sánchez. Il primo provvedimento, che prevedeva la proroga dei contratti di affitto, limiti agli aumenti dei canoni, misure contro gli sfratti e restrizioni agli acquisti di immobili da parte dei “fondi avvoltoio” è stato bocciato con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo decreto, relativo al rinnovo automatico dei contratti di locazione, è caduto con 184 voti contrari e 166 favorevoli.

Il punto politico è soprattutto nei voti contrari. Partito Popolare, Vox e Junts hanno contribuito alla bocciatura, creando al premier uscente un doppio problema: da un lato non riesce a far approvare una misura simbolicamente centrale mentre il tema della casa domina le piazze e dall’altra dimostra quanto sia difficile governare con una maggioranza parlamentare frammentata. Junts in particolare ha negato il sostegno ai decreti sostenendo che le misure avrebbero potuto ridurre ulteriormente l’offerta delle abitazioni in affitto e aggravare il problema. Il governo, che dispone di 147 seggi su 350, avrebbe avuto bisogno proprio del sostegno dei piccoli partiti per superare il voto parlamentare.

IL VOTO ANTICIPATO E LA SCOMMESSA (RISCHIOSA) DEL PREMIER USCENTE

Il caro affitti è potenzialmente una leva per riportare alle urne quella parte dell’elettorato che senza questa crisi avrebbe probabilmente disertato le urne. Il PSOE è già indebolito dopo le accuse di corruzione, le tenzioni con gli alleati e la recente questione migratoria che ha colpito Ceuta, senza considerare la forte ascesa della destra. La protesta sulla casa potrebbe cambiare il quadro politico, offrendo di fatto ai socialisti un tema capace di parlare direttamente alla propria base elettorale.

La mossa di Sánchez è dunque quella di provare a riportare la campagna elettorale sul terreno dello scontro tra sinistra e destra: da un lato c’è il governo che ha proposto protezione agli inquilini e dall’altra un’opposizione che ha votato contro i decreti. È una strategia che punta a trasformare la mobilitazione delle piazze in partecipazione elettorale. Il nodo cruciale della questione, però, è che non è detto che la protesta di piazza coinciderà con il voto, né che il voto dei manifestanti verrà capitalizzato dal PSOE. Una parte del malcontento potrebbe comunque decidere di astenersi dal voto, mentre un’altra votare forze diverse dai socialisti.

COSA DICONO I SONDAGGI

I numeri spiegano bene perché il voto anticipato è una scommessa molto rischiosa. Il quadro più recente ci racconta il PP stabilmente davanti al PSOE, con Vox ormai intorno al 18%.

Secondo El País, il PP si attesta intorno al 33%, il PSOE al 26%, Vox al 18%, Sumar al 6% e Podemos al 3%. La simulazione assegna al PP circa 137 seggi, 107 al PSOE e 62 a Vox. La somma PP-Vox arriverebbe così a circa 199 deputati, contro i 176 necessari per la maggioranza assoluta. Secondo il modello, un governo PP-Vox è lo scenario più probabile, anche se non certo.

Il recente sondaggio di SocioMétrica, però, segnala un lieve recupero del PSOE sul PPE, nonostante l’alleanza tra Alberto Núñez Feijóo e Santiago Abascal risulta essere ancora molto sopra la maggioranza assoluta. Il nuovo sondaggio attribuisce al PP il 33,4% dei voti e 143 deputati. Il PSOE otterrebbe il 26,5% e 106 rappresentanti, mentre Vox raggiungerebbe il 18,1% e 62. Il nuovo Fronte Ampio che si prepara nello spazio di Sumar si collocherebbe al 5,3% e sei deputati, e Podemos conserverebbe due rappresentanti.

LA RIMONTA NON IMPOSSIBILE DI SÁNCHEZ E IL PRECEDENTE DEL 2023

I numeri, oggi, ci raccontano di una rimonta quasi impossibile. La scommessa del premier uscente è quella di puntare sulla casa per recuperare consenso, ma porta gli elettori alle urne in un momento nel quale i numeri gli sono sfavorevoli. Tuttavia, il premier socialista non è nuovo alle rimonte elettorali. Già nel 2023 riuscì a risalire in una situazione che sembrava compromessa, recuperando ben sette punti elettorali.

Oggi, però, parte in una situazione di gran lunga peggiore. Il distacco complessivo tra le coalizioni è di circa 16-17 punti a favore della destra: PP, Vox e Se Acabó la Fiesta sono intorno al 52%, mentre PSOE, Sumar e Podemos si fermano intorno al 36%.

Qui entra però in gioco la scelta del 29 novembre. Sánchez scommette che la campagna sulla casa potrà cambiare la dinamica dei sondaggi, mobilitare gli elettori di sinistra e riportare il PSOE al centro del confronto politico. La destra, però, può trasformare la stessa crisi in un’accusa contro il governo: se dopo anni di governo socialista gli affitti sono esplosi e il Parlamento ha bocciato il piano casa, Sánchez non può più presentarsi come soluzione.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su