Renato Schifani valuta le dimissioni da presidente della Regione siciliana. Pesano l’inchiesta su Armao e lo scontro con Minardo e Tajani. Bluff o rottura? Ecco cosa sta succedendo
Il governo regionale di Renato Schifani in Sicilia è giunto al capolinea? La bufera giudiziaria abbattutasi sul suo ex consigliere giuridico Gaetano Armao rischia di dare il colpo di grazia a un’amministrazione già logorata da diversi gravi episodi, dalla (ri)caduta di Totò Cuffaro ai processi contro Gaetano Galvagno e l’assessore Elvira Amata.
Fino a ieri teneva banco la questione sulla sua possibile ricandidatura. Ma dopo le dichiarazioni del commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo e la dura telefonata con il segretario nazionale Antonio Tajani, le voci su un possibile passo indietro del governatore si fanno sempre più insistenti.
IL CASO ARMAO
Il casus belli è l’ennesima vicenda giudiziaria che imbarazza Palazzo d’Orléans, malgrado i tentativi del presidente della Regione Renato Schifani di escludere un impatto sul governo delle indagini su Gaetano Armao. Colui che il governatore volle come proprio consigliere giuridico, capo della Cts per le autorizzazioni ambientali, e di fatto sua eminenza grigia, dopo gli anni in Giunta a curare il bilancio con i presidenti Raffaele Lombardo e Nello Musumeci.
IL BOTTA E RISPOSTA CON MINARDO
La tempesta si scatena a partire dalle parole di Nino Minardo, che nella giornata di ieri, durante una riunione a porte chiuse con i segretari provinciali del partito in un hotel di Palermo, avrebbe detto “Bisogna avere il coraggio di cambiare”, accennando anche a “una proposta politica completamente nuova”. Parole che Schifani avrebbe inizialmente frainteso, pensando ancora una volta – come del riguardo l’inchiesta su Armao – che non ci fossero conseguenze dirette sul piano del governo.
Ma a quel punto Minardo precisa: “Il cambiamento non è una mia opinione, ma una richiesta che arriva dal partito dopo mesi di ascolto e confronto”. Parole che sanno di sfiducia, a cui si aggiunge un confronto telefonico, pare durissimo, col segretario nazionale Antonio Tajani. Tacciono intanto gli alleati, compreso Ignazio La Russa, il grande sponsor di Schifani.
DA SCHIFANI SOLO UN BLUFF?
In serata il presidente della Regione affida ai social e a Italpress queste parole “Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”.
Poi l’indiscrezione sulle dimissioni imminenti, rilanciata da PalermoToday. Solo una mossa tattica per l’opposizione, un tentativo di saggiare le reazioni degli alleati. Ma dentro Forza Italia si starebbe già valutando l’exit strategy: “Tra le ipotesi – scrive la testata online – ci sono le candidature dello stesso Minardo o quella del vice presidente della Camera Giorgio Mulè. Le elezioni potrebbero tenersi il prossimo aprile. Da Roma, intanto, spingerebbero per un’uscita concordata con Schifani, affinché possa tornare in Senato. Ipotesi che però al momento si scontra con le intenzioni di dimissioni del presidente”.
Sul governo pende intanto un’indagine conoscitiva della commissione regionale Antimafia, che intende approfondire i fatti di natura corruttiva che stanno funestando Palazzo d’Orléans. Il primo a essere audito sarà proprio il governatore.

