Ecco come è composto il nuovo board e cosa ha spiegato l’ad di Tim Labriola sui posti a rotazione.
La GSMA, l’organizzazione internazionale che rappresenta oltre 1.150 operatori di telefonia mobile e player dell’intero ecosistema tech, ha definito la struttura di governance che guiderà il settore fino al 31 dicembre 2028. Il nuovo board dell’associazione entrerà ufficialmente in carica il 1° gennaio 2027 per un mandato di due anni: ecco chi ne farà parte
CHE COS’È IL GSMA
La GSMA (GSM Association) è l’ente di riferimento mondiale per l’industria della connettività mobile. Fondata originariamente per promuovere e diffondere lo standard GSM, oggi l’organizzazione riunisce sia i principali operatori di rete a livello globale sia gli attori chiave della filiera estesa — dai produttori di dispositivi ai fornitori di software, fino alle grandi piattaforme internet. Oltre a definire gli standard tecnici, promuovere le politiche regolatorie e organizzare eventi globali di primissimo piano come il Mobile World Congress di Barcellona, la GSMA traccia l’indirizzo strategico dell’intero comparto. Secondo quanto evidenziato nel più recente report The Mobile Economy 2026, l’associazione proietta un’evoluzione decisiva: il passaggio dalle reti di sola connettività a infrastrutture programmabili basate su 5G standalone, network slicing e API aperte. Questo cambio di paradigma punta a spingere il contributo delle tecnologie mobili all’economia globale dai 7.600 miliardi di dollari del 2025 fino a 11.300 miliardi entro il 2030.
CHI C’È NEL NUOVO BOARD
A guidare l’organizzazione sarà Gopal Vittal, confermato alla presidenza della GSMA e vicepresidente esecutivo del colosso indiano Bharti Airtel. Tra i rappresentanti europei spiccano figure di primo piano nel settore come Allison Kirkby (Group CEO di BT), José Perdomo (Chief Strategy Officer di Deutsche Telekom), Bruno Zerbib (Group CTIO di Orange), Pablo de Carvajal (General Counsel e General Director of Regulation di Telefónica) e l’italiana Margherita Della Valle (Group CEO di Vodafone).
La presenza nordamericana è garantita da Matthias Budde (Chief Strategy Officer di AT&T) e Joe Russo (EVP e President Global Networks and Technology di Verizon). Estremamente solido è anche il blocco asiatico, con i vertici di Bharti Airtel, China Mobile, China Telecom, China Unicom, NTT Docomo, Reliance Jio e Axiata. A completare l’organismo direttivo figurano i rappresentanti di conglomerati come e&, Ooredoo, STC, MTN, Telstra, Turkcell, Liberty Global, Millicom, Globe, Personal e América Móvil.
L’ASSENZA DI TIM E IL BOTTA E RISPOSTA GAMBARDELLA-LABRIOLA
Per l’ex numero due di Telecom Italia Luigi Gambardella l’assenza della telco italiana nel nuovo board testimonierebbe in qualche modo il ridimensionamento della sua influenza. Ecco cosa scrive su Linkedin “I tempi cambiano. Telecom Italia, che con Mauro Sentinelli e Franco Bernabè aveva espresso la vicepresidenza e la presidenza della GSMA, non figura nel nuovo board per il 2027–2028. Resta un segnale su cui riflettere: il peso internazionale si costruisce con visione industriale, ambizione e capacità di incidere. E anche la statura internazionale della leadership conta. Quella Telecom sapeva farsi ascoltare”.

Non s’è fatta attendere la replica dell’amministratore delegato di TIM, Pietro Labriola, che ha rispedito le critiche al mittente, sottolineando come l’assenza di Tim sia legata esclusivamente alla prassi di alternare i seggi di vertice tra i principali operatori.
Scrive il manager, fresco di conferma da parte di Poste Italiane per bocca dell’ad Matteo Del Fante: “Luigi, la nostalgia è legittima. L’analisi richiede però qualche verifica in più. TIM nella GSMA occupa un rotating seat. E, come suggerisce il nome, questi posti sono soggetti a rotazione secondo le regole di governance dell’associazione: non sono seggi permanenti e, soprattutto, non rappresentano una classifica della “statura internazionale” delle aziende o dei loro CEO. TIM ha occupato il proprio rotating seat per tre mandati consecutivi: 2021–22, 2023–24 e 2025–26. La sua uscita dal prossimo Boardva quindi letta nel normale meccanismo di rotazione previsto dalla GSMA. Del resto, TIM è rimasta fuori dal Board GSMA dal 2015 al 2021, subito dopo gli anni in cui Franco Bernabè ne era stato addirittura Chairman. Se applicassimo il tuo ragionamento, dovremmo quindi concludere che anche allora TIM aveva perso la propria “statura internazionale”. Evidentemente non era così. La nostalgia è legittima. Trasformarla in analisi richiede qualche verifica in più”.


