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pensioni parlamentari

Perché il voto sulla legge elettorale riguarda anche le pensioni dei parlamentari

La conclusione dell’iter parlamentare della riforma elettorale e la tenuta dell’esecutivo si intrecciano con il calcolo dei requisiti contributivi previsti per centinaia di deputati e senatori al primo mandato.

Oggi si chiude alla Camera dei Deputati la maratona sulla nuova legge elettorale, dopo la fiducia incassata dal governo sui tre articoli fondamentali del provvedimento.

Si attende ora il via libera definitivo: in gioco ci sono le regole di voto per le prossime politiche, ma anche il trattamento pensionistico dei parlamentari al primo mandato, che in caso di scioglimento delle Camere anticipato potrebbero non maturare i requisiti necessari al conseguimento della pensione.

CHI RISCHIA LA PENSIONE E QUALI SONO I REQUISITI

La platea dei parlamentari direttamente interessata dal raggiungimento dei requisiti pensionistici comprende complessivamente 265 eletti, ovvero 184 deputati su 400 e 81 senatori su 200. Circa la metà dei componenti delle Camere, dal momento che tantissimi sono alla prima elezione in assoluto.

Per maturare il diritto all’assegno occorre aver esercitato il mandato da parlamentare per almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno, calcolati a partire dal 13 ottobre 2022, data di insediamento delle Camere della XIX legislatura.

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato apertamente che un eventuale affossamento della riforma avrebbe comportato le sue dimissioni, determinando la caduta del governo e il ritorno alle urne. Tra le forze più a rischio c’è sicuramente la Lega, che nel 2022 elesse 66 deputati e 29 senatori, ma che oggi viene stimata dai sondaggi su percentuali di consenso ben inferiori.

QUANTO VALE L’ASSEGNO

L’emolumento previdenziale destinato ai parlamentari al primo mandato vale circa 1.000 euro netti al mese, corrispondenti a circa 1.500 euro lordi. La pensione non viene erogata al termine del mandato, ma risulta percepibile unicamente al raggiungimento dei 65 anni di età, quota stabilita per i requisiti di vecchiaia. L’importo dell’assegno è calcolato e parametrato sulla base dei contributi effettivamente versati dagli eletti nel corso della loro attività parlamentare.

QUANDO SCATTA LA TAGLIOLA

La data in rosso è il 14 aprile 2027, giorno in cui si completano i 4 anni, 6 mesi e un giorno dall’avvio della legislatura. Come nota il Corriere della Sera però, l’eventualità che la tagliola previdenziale scatti privando gli eletti del trattamento appare remota. Infatti, anche nel caso in cui il governo cadesse o si verificasse uno scioglimento anticipato delle Camere attorno al 15 gennaio, le norme vigenti prevedono che l’eletto rimanga in carica fino al giorno precedente l’insediamento del nuovo Parlamento. Considerando i tempi fissati dall’articolo 61 della Costituzione e i passaggi organizzativi, le prime giornate utili per le elezioni cadrebbero tra il 4 e il 5 aprile, facendo slittare la proclamazione e il nuovo insediamento ben oltre il 14 aprile 2027 e garantendo la maturazione dell’assegno.

CHI HA DECISO LE REGOLE SULLE PENSIONI DEI PARLAMENTARI

L’assetto previdenziale dei membri del Parlamento è stato definito dal decreto Salva-Italia del governo presieduto da Mario Monti. Il provvedimento ha abolito, a partire dal 1° gennaio 2012, il precedente sistema di calcolo retributivo dei vitalizi, stabilendo che i nuovi parlamentari versino i contributi e ricevano una pensione calcolata con il metodo contributivo, del tutto analoga a quella dei lavoratori comuni e fruibile al compimento dei 65 anni.

Successivamente, nel 2018, su iniziativa del Movimento 5 Stelle e sotto la presidenza della Camera dei Deputati di Roberto Fico, è stata approvata la delibera per ricalcolare con il metodo contributivo anche i vecchi vitalizi erogati agli ex parlamentari, riducendone gli importi a partire dal 1° gennaio 2019.

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