Al congresso straordinario della Lega del 24 e 25 ottobre il senatore Massimo Garavaglia scende in campo per contendere la segreteria federale a Matteo Salvini: ecco il profilo dell’ex ministro che correrà come nuovo leader del Carroccio
Sembrava tutto apparecchiato per la riconferma di Matteo Salvini quale leader incontrastato della Lega. Appuntamento al congresso convocato per il 24 e 25 ottobre: i 700 delegati, gli stessi che lo acclamarono un anno fa a Firenze; il voto, palese; in dote, l’ok del cdm al nuovo Codice della strada e quello alle intese per l’attribuzione di maggiore autonomia a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Dimessosi da segretario, il fu Capitano attendeva solo di blindarsi una volta e per tutte, intanto che le voci dei malpancisti più ostinati, da Attilio Fontana a Massimiliano Romeo, sembravano affievolirsi.
Ma mentre si guardava ai soliti noti, ecco il passo inaspettato di Massimo Garavaglia, senatore e presidente della commissione Finanze a Palazzo Madama, anticipato come indiscrezione dal Foglio e diventato realtà nel giro di poche ore. Ora Salvini dovrà misurarsi con un rivale, e soprattutto dovrà contare pubblicamente i dissidenti: la presenza di un altro candidato obbliga infatti l’assise allo scrutinio segreto.
CHI APPOGGIA LA CANDIDATURA DI GARAVAGLIA
A Garavaglia i galloni del nordista non mancano: lombardo doc, è in Parlamento dal 2006, quando – sorta di imprimatur – debuttò da deputato al posto di Umberto Bossi, che optò per il seggio al Senato. La linea antisalviniana è già servita nelle parole con cui annuncia la sua discesa in campo: “Sono della Lega e mi candido” – dice l’ex ministro del Turismo – “per dire che non siamo un partito di estrema destra. Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori”. Ma più che all’area dei governatori del settentrione, Garavaglia è ritenuto vicino al ministro Giancarlo Giorgetti, con cui condivide la formazione bocconiana.
Il lombardo Garavaglia può dunque contare su una solida area di riferimento, che ora è al lavoro per consegnargli le 80 firme da 4 Regioni diverse necessarie alla candidatura. La sua linea è condensata antisalviniana è condensata nella battuta Sono della Lega e mi candido» anche per dire «che non siamo un partito di estrema destra. Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori», Intanto Romeo e Fontana starebbero predisponendo intanto un documento politico autonomo per rilanciare l’assetto organizzativo del movimento e l’idea di una Lega confederata tra Nord, Centro e Sud, convergendo sul suo nome. E a loro potrebbero unirsi i soliti noti: il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e l’ex governatore del Veneto Luca Zaia.
GARAVAGLIA UOMO DI GIORGETTI?
Una candidatura che potrebbe essere letta in relazione ai sospetti Salvini su Giancarlo Giorgetti e sulla sua adesione alle trame lombarde per un cambio alla guida del partito. Sospetti tradottisi poi in una progressiva estromissione del titolare del Mef dalla macchina congressuale, ricostruita così da Lettera43: “Un anno e mezzo fa, a Firenze, il ministro dell’Economia ha presieduto l’assise; ora Salvini ha deciso di dare l’incarico al presidente della Camera Lorenzo Fontana (che di certo non ha preteso l’incarico, attento com’è a cercare di mantenere un profilo istituzionale). Quando poi si è trattato di nominare un vicesegretario vicario che facesse da reggente fino al congresso, il numero uno leghista ha deciso di affidarsi al tesoriere Alberto Di Rubba“.
CHI È MASSIMO GARAVAGLIA
Nato a Cuggiono, in provincia di Milano, classe ’68, Garavaglia si è laureato in Economia e Commercio con specializzazione in scienza delle finanze aziendali presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi, ed è in possesso anche di una seconda laurea in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano.
Debutta in politica all’inizio degli anni Novanta come consigliere comunale a Marcallo con Casone, di cui sarà sindaco per due mandati consecutivi dal 1999 al 2009.
Nel 2006 fa il grande salto approdando al Parlamento nazionale. Due anni dopo centra ancora l’elezione, stavolta al Senato, e gli viene affidato l’incarico di vicepresidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Rieletto anche nel 2013, lascia temporaneamente il Parlamento per assumere l’incarico di assessore regionale all’Economia, Bilancio, Crescita e Semplificazione nella giunta della Regione Lombardia guidata dal presidente Roberto Maroni.
Nel 2018 rientra a Roma, prendendosi nuovamente un seggio alla Camera. Nel Conte I sarà sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, poi anche viceministro. È Mario Draghi ad affidargli per la prima volta un dicastero, scegliendolo a febbraio 2021 come suo ministro del Turismo. Rieletto senatore nel 2022, oggi è presidente della sesta commissione permanente Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica.

