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Mastrangeli

Centrodestra, che succede a Frosinone? Tutti gli scenari per Mastrangeli

A Frosinone scatta il conto alla rovescia in vista del 26 ottobre, termine ultimo per la revoca o la conferma definitiva delle dimissioni del sindaco Riccardo Mastrangeli: tutti gli scenari possibili, dal commissariamento alla sopravvivenza

A sei giorni dalla scadenza che renderà irrevocabili le dimissioni del sindaco Riccardo Mastrangeli – civico sostenuto dalla Lega – Frosinone si trova al centro della tempesta politica perfetta. Nonostante il centrodestra governi saldamente da 14 anni, nel capoluogo ciociaro sono stati numerosissimi i cambi di casacca dall’inizio della consiliatura, al punto che oggi maggioranza è in tilt. A ciò si aggiunga l’ingresso sulla scena dei vannacciani e di Futuro Nazionale, che a Frosinone esprimono oggi 4 consiglieri e pure il vicesindaco Antonio Scaccia, uno dei protagonisti del braccio di ferro. La crisi, apertasi a inizio ottobre dopo mesi di stallo sulla presidenza del consiglio comunale, rischia ora di portare al commissariamento del Comune a pochi mesi dalle elezioni.

L’ANTEFATTO

La causa della crisi è lo stallo prolungato sulla presidenza del Consiglio comunale. Dopo le dimissioni di Fabio Tagliaferri – attuale presidente di ALES ed ex presidente dell’aula, dimessosi a fine maggio – i gruppi di maggioranza non sono riusciti per quattro mesi a convergere su un candidato condiviso.

Anche perché durante la consiliatura ci sono stati ben 24 cambi di casacca su un totale di 33 consiglieri (diversi sono i casi di doppio o triplo riposizionamento), con quattro civiche formatesi nel 2022 e oggi dissolte, al posto delle quali sono nati altrettanti nuovi gruppi consiliari, creando il quadro di frammentazione che rende oggi difficile stabilire una maggioranza numerica certa.

Nelle scorse settimane il sindaco Riccardo Mastrangeli ha tentato una soluzione esterna alla coalizione, sostenendo Carlo Gagliardi, consigliere comunale della Lista Marzi e professionista di profilo istituzionale. L’operazione si è fermata a quota 12 voti, a fronte dei 17 necessari, registrando ben 11 schede bianche e certificando l’assenza di una maggioranza coesa. Di conseguenza, il 5 ottobre Riccardo Mastrangeli ha ufficialmente aperto la crisi, ponendo un ultimatum per trovare un accordo e la quota di 17 firme, preludio alle dimissioni poi congelate fino alla scadenza del 26 ottobre.

IL NODO SUL VICESINDACO

Nella crisi comunale incide pesantemente anche la proiezione territoriale di Futuro Nazionale, il movimento politico guidato dal generale Roberto Vannacci, dal momento che il vicesindaco Antonio Scaccia, storico esponente della Lista per Frosinone, nel frattempo è stato nominato da Massimiliano Simoni – coordinatore nazionale del movimento – responsabile degli Enti Locali per l’intero Lazio e coordinatore provinciale.

La frattura con il centrodestra tradizionale, in particolare con Fratelli d’Italia, è un trailer di quello che potrebbe accadere presto altrove e anche in scala nazionale: il partito guidato da Giorgia Meloni ha posto come condizione pregiudiziale l’estromissione dei rappresentanti vicini all’area di Roberto Vannacci dalla giunta e dalla maggioranza, inclusa la consigliera comunale Francesca Chiappini – tra le più votate alle ultime amministrative e componente del direttivo nazionale del movimento, nonché legata politicamente e sentimentalmente ad Antonio Scaccia. Non solo: anche Forza Italia siede all’opposizione insieme alle altre forze civiche.

Eccco perché Frosinone, nel suo piccolo, rappresenta un primo banco di prova per l’equilibrio che si potrebbe creare tra i partiti tradizionali del centrodestra e il neonato movimento di Vannacci.

TUTTI GLI SCENARI PER MASTRANGELI

Due sono le opzioni principali sul tavolo alla vigilia della scadenza del 26 ottobre. Nel primo scenario, il sindaco Riccardo Mastrangeli decide di non ritirare le dimissioni, determinando il commissariamento del Comune a meno di otto mesi dalla scadenza naturale della consiliatura e aprendo a una campagna elettorale aspra e polarizzata.

Nel secondo scenario, il primo cittadino ritira le dimissioni, motivando la decisione con la necessità di tutelare finanziamenti strategici e fondi in scadenza – come i circa trenta milioni di euro di progetti legati a fine anno – ma scontrandosi immediatamente con il nodo irrisolto della giunta azzerata e della presidenza del consiglio comunale vacante. Tanto più che gli ultimi accadimenti sembrano suggerire chiaramente che una maggioranza in Comune non esiste più.

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