Il governo punta a ottenere altri 5 miliardi da banche e assicurazioni per finanziare la manovra 2027. Ma c’era già un accordo triennale tra istituti bancari e governo, ricorda l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina: ecco in cosa consiste e cosa prevede.
Un nuovo contributo di circa 5 miliardi da recuperare dalle banche nonostante un’intesa raggiunta appena un anno fa. È la mossa del governo Meloni nei confronti degli istituti di credito in vista della legge di Bilancio 2027 che ha suscitato la reazione di Carlo Messina.
L’ammnstratore delegato di Intesa Sanpaolo contesta al governo la prospettiva di un ulteriore prelievo, ricordando che gli istituti avevano già concordato con l’esecutivo un impegno economico triennale. “Non c’è un solo settore che deve pagare in un momento di difficoltà, anche a fronte di accordi già presi. Noi l’anno scorso abbiamo raggiunto un accordo per un contributo triennale che sarebbe stato quello richiesto alle banche per i prossimi tre anni. Io ci ho creduto”, si legge sul Sole 24 Ore.
IL CONTRIBUTO DELLE BANCHE
La questione si inserisce nella ricerca di coperture per la manovra 2027, il cui valore complessivo è stimato in circa 23,5 miliardi di euro. Il documento programmatico trasmesso a Bruxelles prevede un contributo di circa 5 miliardi dal settore finanziario, senza aver ancora chiarito nel dettaglio come verrà ripartito tra banche e assicurazioni.
Tra le ipotesi avanzate da esponenti della maggioranza c’è quella di coinvolgere il comparto finanziario attraverso un contributo volontario. Per gli istituti, però, si tratterebbe di una richiesta aggiuntiva dopo gli impegni fiscali concordati nel 2025,.
COSA HA DETTO CARLO MESSINA
L’ad Intesa Sanpaolo è intervenuto sulla questione durante il Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Coldiretti, rivolgendo un chiaro messaggio all’esecutivo e ricordando che il sistema bancario ha già accettato di contribuire alle finanze pubbliche sulla base di un’intesa raggiunta per durare tre anni, ricordando anche di essere stato contattato personalmente da Giorgia Meloni lo scorso anno.
Gli istituti avrebbero inizialmente preferito un impegno annuale, da rinegoziare di volta in volta. Sarebbe stato invece il governo a chiedere una durata triennale, con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità sia al bilancio pubblico sia alle banche. Scelta, questa, che avrebbe dovuto evitare di riaprire ogni anno il confronto sul contributo degli istituti.
Messina ha inoltre contestato il modo in cui vengono presentati i risultati economici del comparto. «Oggi si parla moltissimo degli utili delle banche, che erano gli utili che si sapevano l’anno scorso che si sarebbero realizzati. Ma quello che non si dice è che a fronte dei 50 miliardi di utili lo Stato Incasserà 25 miliardi di imposte» si legge sempre sul Sole 24 Ore. «Gli utili, se ci sono, è perché sono state pagate le imposte. Quest’anno 25 miliardi di euro di spesa pubblica sarà finanziata dalla banche, quindi mi piacerebbe che quando si parla di utili si dicesse anche dei 25 miliardi».
La disponibilità ad aiutare il governo, per Messina, c’è come sempre, ma la richiesta è quella di coinvolgere tutte le aziende che hanno utili superiori a 500 milioni.
COSA PREVEDE L’ACCORDO TRIENNALE SULLE BANCHE
L’intesa in questione risale alla legge di Bilancio 2026 ed è stata quantificata in circa 10-10,5 miliardi di euro di contributi aggiuntivi per il periodo 2026-2029. Non si tratta di un unico versamento, ma di un insieme di misure fiscali che coinvolgono gli istituti di credito e le compagnie assicurative.
Tra i principali interventi figura il rinvio della deducibilità di alcune imposte differite attive, le cosiddette Dta, insieme alla riduzione della deducibilità delle perdite pregresse, delle eccedenze Ace e degli interessi passivi. Queste misure incidono sul momento e sulle modalità con cui gli istituti possono dedurre determinate componenti fiscali, aumentando le entrate per lo Stato nel periodo considerato.
L’accordo, inoltre, comprende la possibilità di affrancare le riserve costituite nel 2023 in alternativa alla tassazione straordinaria allora prevista. La scelta ha consentito alle banche di liberare fiscalmente quelle riserve versando un’imposta sostitutiva: secondo i dati riportati dall’Ansa, l’opzione ha portato nelle casse pubbliche circa 1,8 miliardi di euro.
Un altro importante elemento riguarda l’aumento di due punti percentuali delle aliquote Irap per banche, intermediari finanziari e assicurazioni, con riferimento ai periodi d’imposta 2026, 2027 e 2028. Per le banche, l’aliquota ordinaria indicata passa dal 4,65% al 6,65%, per le assicurazioni sale al 7,9% con possibili ulteriori maggiorazioni regionali.

