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Giornalisti e no, perché Bartoli (Odg) e Costante (Fnsi) litigano sulla riforma della professione

La segretaria della Fnsi contesta il passaggio dall’esclusività alla prevalenza dell’attività giornalistica. Il presidente dell’Ordine replica evidenziando lo stallo ultradecennale sul rinnovo contrattuale con gli editori

Scambio di accuse e polemiche tra la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, e il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli. Al centro dello scontro, la proposta di riforma dell’ordinamento professionale elaborata dall’Ordine, che ridisegna i confini della categoria introducendo il criterio della “prevalenza” in luogo dell’esclusività dell’attività giornalistica.

TUTTO PARTE DALLA RIFORMA DELLA PROFESSIONE

Il nodo del contendere risiede nella proposta di riforma elaborata e votata all’unanimità nel 2023 dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, oggi tornata al centro dell’attenzione in seguito alla legge delega sulle professioni. Il cambiamento principale prevede il passaggio dall’esclusività alla prevalenza dell’attività giornalistica. Una novità che permetterebbe ai professionisti di affiancare al giornalismo altre occupazioni, come quella del comunicatore, adeguando le regole normative alle trasformazioni del mercato del lavoro. Ma la proposta divide i vertici della categoria, sollevando forti timori circa la tenuta etica, l’indipendenza e la sostenibilità economica degli operatori dell’informazione.

LA QUERELLE SULLA “PREVALENZA” DEL LAVORO GIORNALISTICO

Come sottolinea Professione Reporter, il confronto verte sul significato e sugli effetti giuridici del concetto di “prevalenza”. Da un lato, l’Ordine difende la propria linea ricordando che la stessa Federazione nazionale della stampa e le associazioni regionali adottano storicamente questo criterio nei propri statuti per rappresentare chi lavora nel settore. Dall’altro, il sindacato obbietta che l’applicazione interna della Fnsi riguarda i pubblicisti che svolgono di fatto attività professionale, mentre la modifica proposta dall’Ordine, trattandosi di un ente di diritto pubblico, avrebbe un valore ordinamentale generale, trasformando di fatto i professionisti e offrendo agli editori un pretesto per comprimere ulteriormente le retribuzioni.

COSA DICE COSTANTE (FNSI)

Le critiche nei confronti della linea dell’Ordine arrivano da Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della stampa italiana, intervenuta durante l’assemblea dell’Associazione stampa valdostana. Secondo la dirigente sindacale, che pure apparterebbe allo stesso gruppo politico “Controcorrente” del presidente dell’Ordine, la riforma rischia di compromettere irreparabilmente il futuro dei giornalisti. «I nemici della professione non sono solo fuori dalla porta», ha dichiarato, contestando un provvedimento che «non aiuta i giornalisti, ma finisce di seppellire una professione che già vive male». La segretaria ha inoltre sottolineato come l’introduzione della prevalenza rischi di legittimare i tagli salariali: «Dire che i giornalisti professionisti, che costituiscono quasi la totalità dei dipendenti delle aziende editoriali, devono rispondere solo al criterio della prevalenza del lavoro significa dire oggi agli editori che possono risparmiare ancora sul costo del lavoro e quindi sulle retribuzioni stesse». Costante ha infine ribadito di aver richiesto un incontro di confronto fin dal 2023, rimarcando l’impegno costante del sindacato sul fronte contrattuale e della difesa dell’equo compenso.

COSA RISPONDE BARTOLI (ODG)

A incaricarsi della replica è Carlo Bartoli. Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti respinge con fermezza le accuse, spostando l’attenzione sulle reali criticità strutturali che affliggono la categoria. «In un momento di difficoltà estrema per il giornalismo italiano la segretaria della Fnsi non trova di meglio che denigrare il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti», ribatte, sottolineando come il vero problema sia rappresentato dall’incapacità del sindacato di rinnovare il contratto di lavoro con gli editori da oltre un decennio.

Bartoli ricorda poi che il testo del 2023 costituisce una proposta aperta al dialogo civile e istituzionale, criticando l’uso di toni polemici e ribadendo la necessità di una riflessione unitaria per affrontare le sfide imposte dalla crisi economica, dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale del settore.

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