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Una nuova Rai sul modello Bbc. Parla Vacchio (Lo Specialista.tv)

Cosa pensa della Rai così com’è e qualche suggerimento su come dovrebbe essere. Parla Gianluca Vacchio, giornalista e curatore del blog Lo Specialista

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Responsabilità delle strutture sanitarie: urgenti le linee guida del Ministero

La legge sulle responsabilità delle strutture sanitarie, meglio nota come Legge Gelli-Bianco, ha ormai 18 mesi di vita e ad un evento della Fondazione Santa Lucia tenutosi oggi a Roma, sono emerse le criticità dell’applicazione di questa legge al delicatissimo settore della neuroriabilitazione.

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Perchè sono a rischio le carte “cashback”

È alle battute finali l’istruttoria dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato su Lyoness Italia, shopping community che conta circa 1 milione e mezzo di consumatori, basata sul business model del “cashback”.

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Più risorse per le Pmi. Ecco l’emendamento Lega sui Pir

Centemero (Lega): con l’emendamento della Lega 400 milioni alle Pmi

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Manovra: M5S presenta emendamento che potrebbe stravolgere il settore delle farmacie

Nella giornata di oggi, nel corso della discussione in commissione Bilancio della Camera dei Deputati degli emendamenti alla Manovra, il deputato del Movimento 5 Stelle, Giorgio Trizzino, ha presentato un subemendamento a firma unica all’art. 41, relativo all’applicazione dello sconto SSN sulle farmacie di piccola entità.

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ccc Italia

5g, partita calda tra gli operatori tlc per le assegnazioni delle frequenze

Il settore delle Tlc continua ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica per diverse vicende che interessano gli operatori. Mentre Tim si trova ad affrontare la delicata partita del “ribaltone” al vertice e delle schermaglie tra gli americani di Elliott e i francesi di Vivendi, tutti sono coinvolti nel processo di avvicinamento al 5G.

L’ASSEGNAZIONE DELLE MULTIBANDA

Un tema che solleva diverse polemiche è l’assegnazione delle frequenze multibanda, appunto, per lo sviluppo del 5G. Conclusa l’asta per l’aggiudicazione della banda 3,6-3,8 con un esborso record da parte dei big di settore (6,5 miliardi), il dibattito si è anche rivolto ad un altro pacchetto di frequenze considerate “pioniere” per le connessioni del futuro, il 3,4-3,6. Uno spazio che da anni è stato dato in concessione ad operatori come Linkem, GO Internet, Mandarin e Aria, considerati i protagonisti (e i creatori) del mercato italiano del Fixed Wireless Access. Per intenderci, l’Internet “senza fili” che copre l’ultimo miglio dalla fibra con ponti radio basati su frequenze licenziate. Un ambito che ha visto una crescita costante e che conta ad oggi più di 1 milione 200 mila clienti sparsi in tutta Italia. Tassello fondamentale di un processo di digitalizzazione della penisola, che ha tenuto insieme lo sviluppo delle aree più periferiche (soprattutto al Sud) e la copertura delle principali città con soluzioni flessibili e convenienti. Per questo pacchetto di frequenze il Ministero dello Sviluppo Economico, guidato da Luigi Di Maio, ha deciso, con il parere favorevole dell’Agcom, una proroga della concessione a partire dal 2023 fino al 2029. La scelta di Mise e Agcom ha avuto un forte valore pro-competitivo perché stimola la pluralità di soggetti eterogenei. Solo offrendo una prospettiva di medio periodo a queste aziende si può completare la loro conversione tecnologica al 5G.

SPINTA VERSO IL 5G

Un passaggio, che oltre a garantire la presenza di una ottima tecnologia di accesso ad Internet in aree dove i grandi operatori non hanno interesse a fare investimenti, è cruciale per stimolare i grandi gruppi ad accelerare il deployment del 5G. E questo in coerenza con il criterio già adottato in altre epoche di transizione tecnologica per garantire neutralità tecnologica e vitalità competitiva: le frequenze sono sempre state prorogate nel settore delle Tlc in Italia e la prassi delle proroghe potrebbe riguardare anche il rinnovo delle frequenze assegnate a tutti i principali operatori che saranno in scadenza nel 2022 (si tratta delle frequenze sulle bande 2100 Mhz e 26 Ghz, unanimemente ritenute fondamentali per lo sviluppo del 5G).

QUESTIONE PROROGHE

Molte polemiche, alimentate dagli operatori vincitori dell’asta (e da Iliad, che pure è potuto entrare nel mercato nel mercato italiano senza una procedura competitiva) si incentrano sul valore delle proroghe delle frequenze 3,4-3,6 che i Big del mercato vorrebbero collegate ai valori finali dell’asta. Collegare tuttavia la decisione sulla proroga all’esito della gara 5G vuole dire dimenticare i tempi con i quali si sono svolti i due percorsi: la proroga è infatti antecedente e autonoma rispetto alla gara record sulle ambitissime frequenze 3,6-3,8. Due iter che riguardano peraltro due spettri diversi per caratteristiche e orizzonte temporale: mentre le 3,6-3,8 vengono date in concessione per un ventennio, le 3,4-3,6 sono state prorogate per soli sei anni, dal 2023 al 2029. Inoltre lo spettro assegnato con asta è collegato ad uno sviluppo tecnologico multifrequenziale (l’asta ha infatti assegnato altre Bande – e con valori tra loro molto diversi – che avranno applicazioni nello sviluppo del 5G mobile e proprio uno degli aggiudicatari delle frequenze destinate al Mobile ha beneficiato di un lotto “riservato” in quanto “nuovo entrante”) e con una prospettiva nazionale di sviluppo di nuovi servizi.

Mettere sullo stesso piano il rinnovo delle 3,4-3,6 con la concessione delle frequenze assegnate con l’Asta multibanda vorrebbe dire evidentemente scaricare un peso eccessivo e ingiustificato sui player che da anni operano su quello spettro rispetto ai big che acquisiscono una nuova banda. Quelle frequenze vennero infatti conquistate a seguito di una gara svoltasi nel 2008 e gli operatori che ne sono risultati aggiudicatari hanno negli anni investito in modo continuativo sul loro sviluppo e sull’evoluzione tecnologica delle reti e quindi della qualità delle connessioni e dei servizi. Ingenti investimenti di centinaia di milioni di euro, impiegati inizialmente per portare in Italia la tecnologia WiMax e poi per migrare verso il sistema LTE, considerato l’unico “a prova di futuro” in ambito radio. A rimetterci sarebbero inoltre le persone, specie al Sud, che devono il proprio impiego a questo dinamico comparto: per fare qualche numero, Linkem ha oltre 700 persone occupate nelle sole Bari e Taranto, mentre Tiscali è uno degli storici datori di lavoro dell’area cagliaritana.

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Genova. Ecco come artigiani e commercianti della “zona arancione” si preparano a ripartire

Imprese, commercianti e artigiani della zona Arancione di Genova si preparano a ripartire.

Le attività commerciali che si trovano nella zona adiacente la zona Rossa stanno subendo i maggiori disagi commerciali a causa della nuova viabilità, per effetto della chiusura delle strade di collegamento fra l’area a monte e a valle del Ponte.

Nonostante la riapertura di alcune di queste strade, la situazione non si risolverà nelle prossime settimane e per questo Autostrade per l’Italia ha deciso di erogare una seconda tranche di contributi economici a copertura e ristoro dei danni subiti fino alla data del 15 febbraio 2019, con l’obiettivo di dare un aiuto concreto e in tempi rapidi al superamento delle difficoltà.

Attraverso tre giorni di colloqui e incontri, tenutisi presso la scuola Caffaro di via Gaz, i funzionari di Autostrade per l’Italia hanno ascoltato con grande attenzione imprenditori, commercianti e artigiani per determinare l’entità di ogni singolo contributo erogato,343 in totale, prendendo come base le auto-dichiarazioni fornite dagli interessati e andando a coprire interamente le perdite registrate a seguito del crollo.

“Le somme erogate non solo coprono le perdite registrate ad oggi, ma anticipano i mancati guadagni delle imprese locali fino al prossimo 15 febbraio 2019, tenendo conto dell’andamento delle vendite nel periodo natalizio e senza considerare i progressivi miglioramenti di traffico che si verificheranno grazie agli interventi sulla viabilità della zona.

Il 100% delle richieste presentate sono state accolte e la totalità dei contributi sarà versata entro venerdì 23 novembre. Già da lunedì 26 saremo nuovamente presenti in via Gaz per proseguire questa attività di supporto incontrando altre imprese (ne prevediamo circa un centinaio) ed in ogni caso non ce ne andremo finché non avremo incontrato ed aiutato tutti i titolari” ha dichiarato Massimo Iossa, dirigente di Autostrade per l’Italia e responsabile dell’attività di supporto alle imprese.

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Termovalorizzatori vintage? Ecco la cartina in Europa

Termovalorizzatori una tecnologia vintage come dice il vice premier Luigi Di Maio? Dati alla mano, non è proprio così visto che molti paesi europei utilizzano questa tecnologia che consente di “valorizzare” a livello energetico i rifiuti.

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Manovra, la risposta del Governo alla Commissione europea

Ecco il testo della lettera a firma del ministro dell’Economia Giovanni Tria indirizzata al vice presidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis e al commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici, di accompagnamento al nuovo testo del Documento programmatico di bilancio

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Rinnovabili. Le reazioni al Decreto FER

Secondo ANIE Rinnovabili si tratta di un testo migliorato che però necessita ancora di interventi su idroelettrico e clausola di salvaguardia tecnologica nei registri

Prolungamento temporale delle procedure d’asta e incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A (eolico e fotovoltaico) e B (idroelettrico, geotermoelettrico, gas residuati da processi di depurazione e impianti a gas di discarica) per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Limitazioni al contingente di potenza del comparto idroelettrico a 190 MW rispetto ai 375 della bozza dello scorso febbraio. Incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico. Sono alcune delle novità della nuova bozza di DM FER 2018-2020 in corso di valutazione.

PER ANIE RINNOVABILI LA NUOVA BOZZA DEL DM È MIGLIORATA MA SONO ANCORA NECESSARI ALCUNI INTERVENTI

Positivi i primi commenti sulle modifiche apportate nella nuova bozza del DM FER “secondo quanto si apprende da testi pubblicati dalla stampa di settore sia per il prolungamento temporale delle procedure sia per l’incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A e B per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Attenzione però che, fatta eccezione per alcune tipologie, gli impianti che saranno commissionati presumibilmente dopo il 31 dicembre 2020 potrebbero non beneficiare del principio della priorità di dispacciamento in virtù del futuro regolamento europeo del market design incluso nel Clean Energy Package”, avverte l’associazione.

PINORI (ANIE): LE TEMPISTICHE SI STANNO ESTENDENDO ECCESSIVAMENTE E NON C’È ANCORA NESSUNA BOZZA DEL SECONDO DECRETO PER LE FER INNOVATIVE

Secondo il Presidente, Alberto Pinori, “le tempistiche si stanno estendendo eccessivamente visti i passaggi presso l’Autorità per l’Energia e la Conferenza Stato Regioni e soprattutto presso la Commissione Europea, cui la bozza di DM sarà sottoposta. C’è il rischio che la prima procedura possa slittare ulteriormente. Siamo inoltre perplessi per il fatto che non vi è ancora alcuna bozza del secondo decreto ministeriale per lo sviluppo delle FER Innovative”.

NESSUN PASSO AVANTI SUL COMPARTO IDROELETTRICO SECONDO ANIE

ANIE Rinnovabili considera, inoltre, che “non si siano fatti passi avanti sul comparto idroelettrico per il quale da un lato si limita il contingente di potenza che tra registri e aste cuba 190 MW (nella bozza dello scorso febbraio i MW erano 375, cioè -50%) e dall’altro limita le tipologie di impianto solo a quelle previste dall’art. 4 comma 3 lettere i e ii del DM 23.6.2016 (nella bozza dello scorso febbraio le tipologie di impianto erano anche quelle delle lettere iii e iv e anche quelle dell’art. 3 comma 5 lettera c) punto 2). Si accoglie favorevolmente il chiarimento che gli impianti idroelettrici costruiti su acquedotti siano ad acqua fluente, ma occorre annoverare tra gli impianti ad acqua fluente anche quelli realizzati su canali irrigui o a DMV per i quali il produttore di energia non dispone della autonoma possibilità di utilizzo della risorsa oggetto della concessione e della piena autonomia di modulazione del volume d’acqua utile ai fini della produzione di energia elettrica”.

BENE PER ANIE LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA TECNOLOGICA INTRODOTTA PER LE ASTE

L’Associazione è “soddisfatta anche per l’introduzione della clausola di salvaguardia tecnologica all’interno dei gruppi A e B introdotta dal nuovo art. 20 per le aste, ma non comprende il motivo per il quale non possa essere adottata anche per i registri, dato che per questi ultimi la tariffa incentivante base della singola tecnologia differisce maggiormente rispetto a quella prevista nelle aste; a titolo esemplificativo nel gruppo A delle aste eolico e fotovoltaico partono entrambi da una tariffa base di 70 €/MWh, mentre nel medesimo gruppo A dei registri l’eolico parte da una tariffa base di 150 o di 90 €/MWh contro una tariffa del fotovoltaico pari a 110 o a 90 €/MWh. Si ritiene indispensabile che tale clausola di salvaguardia tecnologia sia introdotta anche per i registri”.

ANIE SODDISFATTA DELL’INCREMENTO DELLA DECURTAZIONE DELLA TARIFFA INCENTIVANTE DAL 10% AL 20% PER GLI IMPIANTI CHE UTILIZZANO COMPONENTI RIGENERATE NEL COMPARTO EOLICO

Da ultimo ANIE Rinnovabili “apprezza l’incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico, ma confida che l’incremento della tariffa incentivante del 7% (da 140 a 150 €/MWh) vada a compensare l’incremento di decurtazione e quindi la decurtazione dev’essere ragionevolmente incrementata e non inferiore al 30%”.

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Cosa c’è dietro gli attacchi al Capo di Gabinetto del Mef Roberto Garofoli

Il Fatto Quotidiano, prima, e i 5 Stelle, poi, accusano il tecnico del ministero guidato da Tria di essere la “manina” dietro il dl fiscale, ma le tempistiche sembrano dire altro

Il caso che sembra scuotere il ponte di Ognissanti sembra riguardare il coinquilino di via XX Settembre, il Capo di Gabinetto Roberto Garofoli, riconfermato a sorpresa dopo essere stato già nello stesso ruolo con il Ministro Padoan durante i governi Renzi e Gentiloni.

PER IL FATTO QUOTIDIANO E’ L’UOMO DIETRO IL FINANZIAMENTO DA 84 MILIONI ALLA CROCE ROSSA IN LEGGE DI BILANCIO

Con un articolo pubblicato il 31 ottobre, infatti, il Fatto Quotidiano gli imputa di essere l’uomo dietro il finanziamento di 84 milioni alla Croce Rossa Italiana inserito nell’ultima bozza della legge di bilancio, finanziamento difeso dal Ministro Tria di fronte alla legittima richiesta di spiegazioni da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Secondo la ricostruzione de Il Fatto Quotidiano, quegli 84 milioni – che nella realtà sarebbero stati richiesti dal Ministero della Salute per ovviare al pagamento dei TFR ai lavoratori dell’ente ora in liquidazione – rappresenterebbero la contropartita di Garofoli nei confronti della Croce Rossa Italiana per una vicenda riguardante un immobile del centro di Molfetta.

AL CENTRO DI TUTTO UNA CASA A MOLFETTA?

La famiglia di Garofoli aveva infatti acquistato nel 2006 un appartamento nella cittadina barese, immobile che per un sesto era però rimasto proprietà della Croce Rossa Italiana. Dopo una serie di contenziosi, le parti giungono finalmente ad un accordo nel dicembre del 2017, quando Garofoli versa 28mila euro all’ente per il “sesto mancante”, cifra ritenuta congrua da tutti gli uffici di controllo sia del Comune che della stessa Croce Rossa. A quel tempo – nel dicembre del 2017 – il governo guidato da Paolo Gentiloni era sulla via delle dimissioni in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, e difficilmente l’allora Capo Gabinetto Garofoli poteva immaginare di essere richiamato a gestire, nello scorso giugno, la macchina del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Allo stesso modo, era difficile per Garofoli pensare di poter favorire l’inserimento di un articolo nella legge di bilancio del 2019. Ancora il Fatto Quotidiano ha continuato la sua offensiva oggi 1 novembre, contestando a Garofoli l’attività detenuta dalla moglie e dal padre, una casa editrice che svolge corsi specializzanti per giuristi, per il quale Garofoli aveva ricevuto regolare nulla osta proprio dal Consiglio di Stato, a cui lo stesso Capo Gabinetto aveva dato trasparenza dei fatti. In entrambi i casi, la tempistica delle accuse del Fatto Quotidiano può lasciare perplessi. E come spesso accade, gli umori della stampa anticipano quelli della politica: non è un caso che diversi Cinque Stelle, da Silvestri a Carabetta a Lannutti, abbiano attaccato duramente il Capo Gabinetto in queste ore.

FORTE LA VOGLIA DEI M5S DI TROVARE LA “MANINA”

Sembra insomma forte la voglia all’interno del Movimento di trovare, tra gli alti funzionari dei ministeri, quella “manina” di cui prima di tutti aveva parlato Luigi Di Maio per la questione riguardante i condoni, e che ora potrebbe materializzarsi proprio nella figura di Garofoli. Un modo per indebolire politicamente un Ministro, Tria, che più volte ha espresso la volontà di rispettare le regole di bilancio imposte dalla Commissione Europea.

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Tagli alla difesa e arriva Centrale per opere pubbliche. Ecco il testo della Manovra bollinata

Spese militari ridotte, fondi decurtati alle Regioni che non tagliano i vitalizi, salta il Fondo per le politiche della famiglia e arriva la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche. Sono alcune delle norme contenute nella bozza della Manovra, bollinata dalla Ragioneria di Stato, che Policy Maker è in grado di anticipare integralmente

TAGLIO ALLE SPESE MILITARI

“Le spese militari sono ridotte di euro 60 milioni annui a decorrere dall’anno 2019 e di ulteriori euro 531 milioni nel periodo dal 2019 – 2031”. È quanto si legge nell’ultima bozza della manovra, dove poi si specifica che “con apposito decreto, il ministro della Difesa di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, entro il 30 gennaio 2019, ridetermina i programmi di spesa dei settori interessati e le relative consegne”.

ATTENZIONE ALLE REGIONI

Le Regioni che non provvederanno al taglio dei vitalizi si vedranno decurtati i fondi nella misura dell’80%. Lo stabilisce l’articolo 75 dell’ultima bozza della manovra circolata. Sebbene accanto alla misura ci sia scritto “in attesa di valutazione politica”.

SALTA IL FONDO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA

Nell’ultima bozza della Manovra uscita dal vertice di ieri sera a Palazzo Chigi, salta la norma che era contenuta nella versione precedente e che incrementava di 100 milioni di euro a partire dal 2019 il Fondo per le politiche della famiglia.

ARRIVA LA CENTRALE PER LE OPERE PUBBLICHE

Dall’ultima bozza della Manovra arriva all’art. 17 la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, che opererà, in autonomia amministrativa, organizzativa e funzionale, sotto la responsabilità di un Coordinatore che ne dirige l’attività e può stipulare convenzioni. La Centrale, su richiesta delle amministrazioni centrali e degli enti territoriali interessati, si occupa della progettazione di opere pubbliche.

Sono alcune delle norme contenute nell’ultima bozza della Manovra, bollinata dalla Ragioneria di Stato e inviata al Quirinale, che Policy Maker è in grado di anticipare integralmente (qui il testo integrale)

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Manovra, ecco la lettera di Giovanni Tria all’Europa

“Il Governo italiano è cosciente di aver scelto una impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e crescita”. E’ questo il punto centrale della lettera che il Ministro dell’Economia Giovanni Tria ha inviato alla Commissione Europea, per rispondere alla critiche di quest’ultima alla manovra economica del Governo Lega – M5S.

“E’ stata una scelta difficile ma necessaria – prosegue il Ministro Giovanni Tria – alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livell di PIL pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana”.

 

Ecco il testo completo della lettera di Giovanni Tria all’Europa

Gentile Vice Presidente, Gentile Commissario,
in relazione alla vostra lettera indirizzatami il 18 ottobre 2018 nella quale chiedete chiarimenti in merito al Documento Programmatico di Bilancio (DPB) inviato dal Governo all’inizio della scorsa settimana osservo quanto segue.
Nella vostra lettera sollevate tre questioni: la deviazione del saldo strutturale rispetto a quanto prescritto dal Patto di Stabilità e Crescita, la possibile necessità di una revisione delle conclusioni del vostro più recente Rapporto ai sensi dell’articolo 126(3) del TFUE relativo alla regola di riduzione del debito pubblico e la mancata validazione delle previsioni macroeconomiche da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio.
Per quanto riguarda il sentiero del saldo strutturale, il Governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e Crescita. È stata una decisione difficile ma necessaria alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di PIL pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana. Il Governo intende inoltre attuare le parti qualificanti del programma economico e sociale su cui ha ottenuto la fiducia del Parlamento italiano. La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, e la Relazione al Parlamento a esso allegata, chiariscono che il Governo prevede di discostarsi dal sentiero di aggiustamento strutturale nel 2019 ma non intende espandere ulteriormente il deficit strutturale nel biennio successivo e si impegna a ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022. Qualora il PIL dovesse ritornare al livello pre-crisi prima del previsto, il Governo intende anticipare il percorso di rientro.
Quanto sopra esposto rileva anche in merito alla regola del debito”. Il Governo considera le condizioni macroeconomiche e sociali attuali particolarmente insoddisfacenti a un decennio dall’inizio della crisi e reputa necessario imprimere un’accelerazione alla crescita. La dinamica del PIL è ovviamente cruciale quando si valutano gli sviluppi del rapporto debito/PIL. Inoltre, va sottolineato il calo significativo di tale rapporto previsto per il prossimo triennio, a differenza di quanto sperimentato dalle finanze pubbliche italiane nell’ultimo decennio. Tale evoluzione è frutto delle misure a favore della crescita che verranno introdotte con la prossima legge di bilancio. Tra queste il rilancio degli investimenti pubblici che godrà non solo di maggiori risorse finanziarie ma di semplificazioni normative e di nuovi strumenti di capacity building che faciliteranno la loro esecuzione in tempi brevi.
Infine, in merito alle previsioni macroeconomiche programmatiche e alla mancata validazione da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), va ricordato che la legislazione italiana (Articolo 18, comma 3, Legge n. 243/2012) prevede che in caso di non validazione del quadro macroeconomico da parte dell’UPB il Governo sia tenuto ad adeguarsi alle previsioni dell’UPB o a spiegare le ragioni che lo inducono a confermare le proprie previsioni (conformità o spiegazione). A seguito della mancata validazione da parte dell’UPB il Governo ha quindi spiegato in Parlamento i motivi per cui si è ritenuto opportuno confermare le previsioni contenute nella Nota di aggiornamento. Va ricordato, in ogni caso, che la Commissione europea, con il Rapporto del 22 febbraio 2017, non sembra aver contestato la correttezza di questa procedura.
Venendo al merito delle previsioni, in primo luogo va evidenziato che le previsioni a legislazione vigente sono state validate dall’UPB. Il dissenso è circoscritto, pertanto, alla valutazione dell’impatto della manovra di bilancio sulla crescita. In termini aggregati, a fronte di una legge di bilancio che fa aumentare il deficit di 1,2 punti percentuali un impatto sulla crescita pari a 0,6 punti percentuali è del tutto in linea con le stime usuali dei moltiplicatori di bilancio. In questo contesto si evidenziano due elementi cruciali sollevati dall’UPB: gli investimenti pubblici e i rendimenti sui titoli pubblici.
Con riferimento agli investimenti pubblici il DPB prevede che questi aumentino di 0,2 punti percentuali di PIL nel 2019 e di 0,3 punti percentuali all’anno a partire dal 2020. E questo un tratto qualificante della manovra di bilancio che verrà attuato con misure concrete in grado di superare i limiti che finora hanno frenato gli investimenti, quali l’istituzione di una centrale di supporto alla progettazione, operativa a livello nazionale, e la semplificazione del codice degli appalti. La “Centrale per la progettazione delle opere pubbliche” offrirà, sia alle amministrazioni centrali sia a quelle locali, servizi e assistenza tecnica, mentre la riforma del codice degli appalti permetterà di realizzare le opere pubbliche nel rispetto delle regole e in tempi più rapidi e certi. Il Governo ritiene che tali innovazioni consentiranno alle imprese pubbliche e private, che investono nelle infrastrutture, di procedere più speditamente e di incrementare i loro piani di investimento. Più in generale il rilancio degli investimenti pubblici e la modernizzazione delle infrastrutture determineranno un aumento dei rendimenti degli investimenti privati e dunque del loro ammontare.
Per quanto riguarda i rendimenti sui titoli pubblici, lo scenario programmatico del DPB assume tassi di rendimento sui titoli di Stato inferiori a quelli riscontrati sul mercato negli ultimi giorni ma coerenti con i livelli registrati all’atto della chiusura delle stime. Nello scenario programmatico sono stati infatti indicati livelli di rendimento lievemente più elevati rispetto allo scenario tendenziale per tener conto degli sviluppi di mercato che sono nel frattempo intervenuti.
Il Governo è dunque fiducioso di poter far ripartire gli investimenti e la crescita del PIL e che il recente rialzo dei rendimenti sui titoli pubblici verrà riassorbito quando gli investitori conosceranno tutti i dettagli delle misure previste dalla legge di bilancio.
Da ultimo si rileva che le grandezze del quadro di finanza pubblica programmatico sono calcolate applicando gli effetti della manovra alle proiezioni dello scenario tendenziale e, poiché non si includono effetti di retroazione, non sono direttamente influenzate dalle stime di maggiore crescita del PIL. Pertanto, le valutazioni riguardanti gli effetti della manovra di bilancio non comportano una sottostima del livello dell’indebitamento netto programmatico, che comunque è il limite superiore autorizzato dal Parlamento.
Ad oggi il dibattito pubblico sulla legge di bilancio si è limitato alla consistenza dei numeri e degli indicatori e non ha ancora fatto emergere le riforme strutturali che formeranno parte integrante della legge di bilancio e dei disegni di legge ad essa collegati e che avranno un impatto significativo sulla percezione e sui comportamenti dei cittadini, delle imprese e degli investitori. In particolare verranno approvate misure volte a creare un ambiente favorevole agli investimenti quali: la semplificazione dei procedimenti amministrativi e in particolare di quelli rilevanti per le iniziative economiche delle imprese, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la rivisitazione del codice dei contratti pubblici, la riforma del codice civile e in particolare del diritto contrattuale, lo snellimento della procedura civile e la riduzione dei tempi dei processi. Gli interventi già posti in essere in tema di semplificazione fiscale, di anticorruzione e di trasparenza nel finanziamento ai partiti e agli enti collegati, e le misure in tema di fatturazione elettronica e trasmissione elettronica dei corrispettivi, oltre ad aumentare il tasso di legalità, ridurranno in maniera significativa l’evasione fiscale. Il Governo è convinto che l’insieme di queste misure permetterà il rilancio della crescita, assicurando al contempo la sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche e la programmata riduzione del rapporto debito/PIL.
Al riguardo, qualora i rapporti debito/PIL e deficit/PIL non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, il Governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati.
Il Governo è fiducioso che quanto esposto sia sufficiente a chiarire l’impostazione della manovra di bilancio e che quest’ultima non esponga a rischi la stabilità finanziaria dell’Italia, né degli altri paesi membri dell’Unione Europea. Riteniamo, infatti, che il
rafforzamento dell’economia italiana sia anche nell’interesse dell’intera economia europea.
Pur riconoscendo la differenza delle rispettive valutazioni, il Governo italiano continuerà nel dialogo costruttivo e leale così come disciplinato dalle regole istituzionali che governano l’Area Euro. Il posto dell’Italia è in Europa e nell’area Euro.
Cordiali saluti, Giovanni Tria

La lettera del Ministro Giovanni Tria all’UE

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L’Italia cresce meno, lo dice l’ultimo bollettino di Bankitalia

La crescita si è affievolita nell’ultimo trimestre, la Manovra per avere successo deve riscontrare la fiducia di risparmiatori e investitori

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Decreto fiscale. Pace armata tra Lega e M5S

Dopo lo scontro sul Decreto Fiscale, le accuse di “manine” e manipolazioni, il Consiglio dei Ministri sancisce una “pace armata” tra Lega e M5S. Ma il Decreto fiscale andrà rivisto in sede di conversione
Sabato pomeriggio di ottobre, interno Palazzo Chigi. A fine conferenza stampa Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio si alzano in piedi nella saletta al piano terra per la foto della “pace”, che poco dopo lo staff social del premier posterà su Instagram. E’ l’immagine sorridente di una ritrovata concordia che i tre leader dell’esecutivo giallo-verde vogliono diffondere, ma che certo non basta a cancellare le ferite lasciate da due giorni ad alta tensione tra i vicepremier sul decreto fiscale.

Polemica a distanza tra Di Maio e Salvini sul Decreto fiscale

Per tutta la mattinata i due continuano a punzecchiarsi a distanza. “Stavolta voglio il testo del decreto”, comincia Salvini. “Gliene faremo due copie, così non sbaglia”, gli replica Di Maio. Alle 13 è in programma il Consiglio dei Ministri. Di Maio e Conte sono a Palazzo Chigi fin dalla mattina, Salvini invece è a Cernobbio, al Forum Coldiretti, e fa sapere di non voler partecipare a nessun vertice prima della seduta. Tant’è che quando arriva, intorno alle una, ognuno resta chiuso nella sua stanza: separati in casa. Ma Conte, nel suo ruolo di instancabile mediatore, riesce alla fine a metterli intorno a un tavolo, prima dell’inizio della seduta, che comincia alle 15. “Sarà breve”, preannuncia fiduciosa una fonte di governo. Ma non è così. E allora in sala stampa c’è tempo per vedere la partita della nazionale di volley femminile, poi anche quella della Roma, prima della fumata bianca. “C’è l’accordo”, fanno sapere fonti Lega e M5s. “C’è un accordo pieno”, ribadisce il presidente del Consiglio aprendo la conferenza stampa.

Lo scontro sulle norme del Decreto Fiscale

Dal dl escono lo scudo fiscale per i patrimoni all’estero e il condono penale. La nuova formulazione dell’articolo 9, spiega Conte, introduce una “modesta definizione agevolata, è tecnicamente un ravvedimento operoso delle dichiarazioni tardive” e “probabilmente non consente la piena attuazione di tutte le previsioni del contratto di governo e allora c’è un accordo politico per cui in sede di conversione di questo decreto legge noi troveremo una formulazione tecnica adeguata per offrire una definizione agevolata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di oggettiva difficoltà economica”.

La pace armata tra Di Maio e Salvini

Tutto a posto dunque? Assolutamente no. O meglio, lo si vedrà nelle prossime settimane. Innanzitutto nel confronto con l’Unione europea: entro domani alle 12 l’Italia dovrà rispondere alla lettera con i rilievi della Commissione Ue alla manovra. Conte punta a spiegare che il 2,4% del rapporto deficit/Pil è quasi una scelta obbligata per l'”eredità” raccolta e soprattutto che gli investimenti e le riforme spingeranno in alto la crescita. Ma pochi credono che Bruxelles si faccia convincere. E poi c’è il percorso parlamentare del dl fisco e della manovra (sempre accidentati) e di altre partite fondamentali, su cui i nervi sono scoperti e la Lega punterà i piedi: la legittima difesa e soprattutto il decreto sicurezza e immigrazione. Salvini non ha affatto digerito gli 81 emendamenti M5s che annacquerebbero il testo sui migranti. “Si troverà un accordo”, ha assicurato Di Maio, con un ottimismo che però non tiene in debito conto delle sensibilità dell’ala “sinistra” del Movimento (quella che fa capo a Roberto Fico) che inizia a mostrare la propria insofferenza per la strada presa dal governo. Insomma, da qui a Natale sarà un percorso a ostacoli.

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Pd. Una riunione di under 35 potrebbe lanciare una nuova candidatura

Pd. All’associazione Centofiori una riunione di under 35  del partito potrebbe dare del filo da torcere ai big che hanno già annunciato la loro candidatura

In principio fu il solo governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Poi si aggiunsero l’affascinante renziano a fasi alterne Matteo Richetti, il pugliese Francesco Boccia in quota Michele Emiliano, e Dario Corallo, candidatosi a sorpresa con un selfie – i millennials fanno così, dice lui – scattato alla Marcia della Pace, in onore dei bei tempi della sinistra movimentista. E infine aleggia un convitato di pietra: l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, ancora indeciso sullo sciogliere o meno la riserva.

LA RIUNIONE DEGLI UNDER 35 ALL’ASSOCIAZIONE CENTOFIORI

Ma domenica pomeriggio – quando si stava già smontando Piazza Grande, il “villaggio” romano in cui Zingaretti ha lanciato la corsa alla leadership (sia mai che il Governatore del Lazio si spostasse oltre le Mura Aureliane) – nella sede dell’Associazione Centofiori di via Goito si incontrava qualche decina di giovani dirigenti e amministratori del Partito Democratico che a quanto pare di arrendersi all’assetto esistente non ne vogliono proprio sapere.

AUTOCONVOCAZIONE SUI SOCIAL PER I MILLENIALS DEL PD

“Un’autoconvocazione in piena regola, partita con un tam-tam di chiamate, messaggi WhatsApp, contatti personali. Alla fine, siamo oltre 70”, dicono alcuni partecipanti alla riunione all’associazione Centofiori. “Giovani amministratori eletti a suon di voti, dirigenti nazionali del Pd e della giovanile, militanti, esponenti di storiche associazioni del centrosinistra. L’unico denominatore comune è quello generazionale: tutti under 35, molti ventenni, di ogni sensibilità e provenienza, da chi ha seguito l’avventura di Renzi a chi si colloca nella sinistra dem, cattolici e laici, lavoratori, studenti e ricercatori”.

I VOLTI NOTI TRA GLI AUTOCONVOCATI

Alcune presenze di rilievo tra i ragazzi di Centofiori: l’eurodeputato spezzino Brando Benifei, l’outsider alle primarie per la candidatura a sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, il giovane consigliere regionale lombardo Jacopo Scandella. Tanto nord, ma anche il Sud di Marco Schirripa, da Reggio Calabria in Direzione Nazionale, il Segretario della Giovanile barese Davide Montanaro e dirigenti nazionali dei Giovani Democratici come il Presidente Michele Masulli e Vittorio Pecoraro, responsabile dell’organizzazione. Tra i più giovani Margherita Colonnello, 26 anni, consigliere comunale di Padova, Vittorio Ivis, 27, Segretario Provinciale a Padova, e Giacomo Fisco, che a soli 23 anni è già consigliere comunale a Varese.

LE PREOCCUPAZIONI PER LO STATO DEL PARTITO

Gli invitati all’assemblea del Centofiori, preoccupati dello stato del partito, ora sembrano voler muoversi sul serio, portandosi un bel pezzo che sui territori chiede iniziative forti, radicali e unitarie. Una questione di sopravvivenza, insomma: assieme alle diverse proposte sulla democrazia interna del partito (qualcuno sembra esserci rimasto male per come siano state stilate quelle sfortunate liste elettorali di marzo…), pare sia stata anche ventilata la possibilità di una ulteriore candidatura, all’insegna della cosiddetta “autonomia generazionale”. I riferimenti concreti? L’esperienza di Padova, dove il Pd riesce a governare con Coalizione Civica, così come quella di Milano, dove il partito è sempre in dialogo con movimenti civici di ogni natura.

LA NASCITA DI UNA NUOVA CANDIDATURA

E dopo questa riunione? Ci sarà a breve una nuova “chiamata alle armi”, un evento pubblico dove i “ragazzi del Centofiori” puntano a fare il pieno, con almeno 300 partecipanti. Da segnare in calendario il weekend del 10 e 11 novembre, data in cui il Segretario Maurizio Martina dovrebbe anche convocare l’Assemblea Nazionale. L’intenzione dichiarata per ora sembra solo quella di lanciare un documento radicale per i candidati già in campo. Ma in una fase in cui ancora nulla è deciso, nessuno può dire se da quella stessa assemblea non possa anche partire una candidatura che sparigli le carte. La porta insomma non è ancora chiusa: avremo un quinto o sesto candidato al congresso del Partito Democratico? Intanto qualche big incomincia a informarsi e a far squillare i telefoni.

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