Dal Meeting di Rimini le testimonianze di Padre Gabriel Romanelli e Padre Francesco Ielpo, religiosi rimasti nella Striscia di Gaza
Al Meeting di Rimini il racconto dell’inferno nel quale è piombato il Medio Oriente arriva dalle parole di chi lo vive ogni giorno. “Gaza è ‘tritata’, come se fosse passato uno tsunami”. Le parole, affilate e forti, sono di Padre Gabriel Romanelli, parroco latino di Gaza che si è collegato con il Meeting di Rimini dalla sua chiesa nel corso dell’incontro “Amare la Terra Santa”.
GAZA CONTINUA AD AVERE BISOGNO DI TUTTO
Le sue parole sono talmente chiare da non temere il rischio di strumentalizzazione. “L’emergenza si aggrava ogni giorno, è una catastrofe continua. Dopo il cessate il fuoco dell’ottobre scorso, la città continua ad avere bisogno di tutto – spiega Padre Gabriel Romanelli -. I bombardamenti si ripetono. La gente vive per strada, in mezzo alle rovine, sotto i tendoni e tutti i giorni deve lottare per le cose più indispensabili, come l’acqua”.
A GAZA 541 CRISTIANI: DALL’INIZIO DEL CONFLITTO 60 VITTIME
Nel territorio di Gaza ci vivono due milioni e trecentomila persone, tra cui i cristiani, ortodossi e cattolici, sono 541. Una piccola comunità che ha dovuto piangere “sessanta vittime a causa della guerra”. Poche persone che “continuano ad essere una speranza e un aiuto per molti. La loro scuola, il mese prossimo, ospiterà oltre mille alunni (molti edifici scolastici della zona sono chiusi o occupati dagli sfollati), mentre la “chiesa parrocchiale è stata provvidenzialmente costruita sopra una cisterna, alimentata da una sorgente sotterranea: l’acqua pompata grazie ai generatori di corrente (vanno a nafta e il diesel costa dieci euro al litro) è per tutti: cristiani e musulmani”.
I RELIGIOSI SONO RIMASTI A GAZA
Nonostante gli inviti all’evacuazione, preti e religiose sono rimasti a Gaza. “Ma non per una scelta politica – spiega Padre Gabriel Romanelli– ma per preservare la presenza eucaristica di Gesù e per restare con la nostra comunità”.
TAYBEH CHIUSA PER EVITARE GLI ATTACCHI DEI COLONI
Gaza non è l’unico fronte della tragedia mediorientale. Taybeh in Cisgiordania è una cittadina di circa 1500 abitanti, con tre chiese, a 30 km a nord di Gerusalemme e a est di Ramallah, ed è l’ultimo centro palestinese abitato interamente da cristiani. L’IDF, constatando l’impossibilità di proteggere gli abitanti dall’escalation di attacchi dei coloni, ha deciso di interdire agli israeliani non residenti l’ingresso nella città. Un provvedimento draconiano che limita la vita dei cittadini. “Ogni giorno ci troviamo di fronte a nuove sfide e anche a nuove sofferenze, a nuove sofferenze che sono veramente molto profonde – dice Padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion. “Quando ci avviciniamo a queste comunità, non solo quelle dei cristiani, perché è una fatica che non riguarda soltanto la comunità cristiana, il dolore che si trova, il senso anche di impotenza che si trova, il grido di giustizia che si sente nascere lì dentro, è davvero molto forte, molto grande. Quindi bisogna trovare soluzioni realistiche, concrete, ma anche efficaci, perché ci sia il rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, di ogni popolo. Questo momento storico è particolarmente teso, delicato, ogni parola, ogni frase, ogni espressione può essere interpretata, strumentalizzata, ma non possiamo, come spesso ci è stato ricordato, voltarci dall’altra parte. Auspichiamo che si trovino soluzioni diverse e che si trovino soluzioni concrete, perché ci sia il rispetto dei diritti fondamentali”.

