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Armi all’Ucraina. Su cosa può contare Kiev per difendersi dalla Russia?

Armi Ucraina

Sono numerosi i Paesi che stanno donando armi all’Ucraina. Ecco cosa dovrebbe arrivare nelle prossime ore dopo gli accorati appelli di Zelensky al Parlamento britannico e al Congresso USA

“Tu ci sfidi giustamente a fare di più , e noi tutti sappiamo che dobbiamo e possiamo fare di più”. Lo ha detto il premier britannica Boris Johnson, rivolgendosi al presidente Volodymyr Zelensky, mentre presiedeva a Londra la Joint Expeditionary Force, che si compone di: Regno Unito, Danimarca, Islanda, Finlandia, Svezia, Olanda, Estonia, Lettonia e Lituania). Parole importanti, perché il gruppo di Paesi del Nord racchiude diversi Stati che non militano nella Nato, ma, soprattutto, parole che sono state seguite, dopo poche ore, dalla decisione degli USA di fornire nuovi tipi di armi.

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Johnson ha ammesso “il momento disperato” per gli ucraini e la necessità da parte dell’Occidente di “fare di più per proteggere il popolo ucraino dai bombardamenti di artiglieria e aviazione” attraverso l’invio di sistemi anti-missile o anti-aerei. Oltre alle 3.615 armi anticarro leggere già fornite dal Regno Unito all’Ucraina, il ministro della Difesa britannico Ben Wallace ha confermato che Londra invierà altri armamenti. Ma quali sono le armi che i Paesi alleati hanno già fornito all’Ucraina e quali sono quelle in arrivo?

QUALI ARMI HA L’UCRAINA?

Londra consegnerà a breve a Kiev nuovi rifornimenti di missili anticarro Javelin dal valore di circa 225mila dollari cadauno. Sono i principali responsabili del rallentamento della carovana di tank russi. Il Javelin si caratterizza per una duplice esplosione: prima raggiungono quota 150 metri e poi piombano sull’obiettivo dall’alto, dove i carri sono in genere meno protetti:  il primo strato protettivo viene dilaniato da una prima carica esplosiva cui segue una seconda per sventrare ciò che resta. L’aspetto più importante è che è un missile a guida automatica con sistema di mira a infrarossi: questo significa che non occorre essere particolarmente addestrati per centrare l’obiettivo, dunque può essere proficuamente usato anche da milizie non ufficiali.

Il Regno Unito invierà poi missili portatili antiaereo Starstreak, progettati dal gruppo d’elettronica Thales. Possono raggiungere tre obiettivi differenti in quanto si compongono di un motore a razzo a propellente solido a due stadi, da un sistema di separazione e da tre dardi ad alta densità, ognuno dei quali guidato in modo indipendente attraverso doppio raggio laser. Vengono utilizzati contro elicotteri e caccia aerei. Il raggio d’azione è di 7 km e questo li rende adatti a imboscate e guerriglia. Possono raggiungere una velocità di circa quattro volte superiore a quella dei missili standard.

Roma, Berlino e Washington hanno fornito invece i tradizionali, ma non meno pericolosi, missili terra-aria a guida infrarossa Stinger, armi a corto raggio, efficaci fino a 3mila metri di altezza. Si ritiene che dal loro arrivo sul suolo ucraino gli aerei russi abbiano iniziato a sganciare bombe da un’altezza superiore, con gli effetti purtroppo visti quotidianamente di una precisione ridotta a discapito dei civili, proprio per essere al di fuori della portata degli stinger.

E poi ci sono i droni da guerra. Sono l’arma più temuta da ogni esercito e, al momento, costituiscono lo spauracchio dei russi, che non sembrano poter contare, almeno in questa campagna, di armi altrettanto sofisticate. I droni turchi Bayraktar TB2, datati 2009, vengono telecomandati per sganciare carichi da 150 kg che variano da mini-bombe a guida laser, missili anticarro a lungo raggio e razzi. Costano sui 10 milioni di dollari: meno, comunque, rispetto ai rivali sul mercato.

Questo è l’arsenale che diversi Paesi dell’Ue hanno deciso di condividere con l’Ucraina, ma ci sono poi le armi USA. Un nuovo pacchetto di aiuti militari per Kiev, da 800milioni di dollari, è stato annunciato in settimana dal presidente Joe Biden che comprende anche 7.000 nuove armi anti-corazza e lanciagranate, 20 milioni di proiettili e 25.000 giubbotti antiproiettile ed elmetti. Tra i nuovi arrivi, i sistemi d’arma antiaerei a lungo raggio S-300 di fabbricazione sovietico-russa, ma anche 100 droni Switchblade, detti ‘droni kamikaze’: vere e proprie bombe volanti che possono planare per circa 30 minuti prima di essere fatti schiantare sul bersaglio da un operatore a terra.

 

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