Dal mondo

L’Austria di Kurz e la questione immigrazione

Austria immigrazione

Nonostante l’emergenza coronavirus sia ancora in corso, il tema dell’immigrazione alimenta tensioni tra l’Austria e i suoi partner europei. L’articolo di Luca Rosati

Nelle ultime settimane, in tutto il Vecchio Continente, si sta assistendo a un aumento dei casi di Covid-19. L’Austria, che dall’inizio della pandemia conta più di 44mila contagi, presenta una situazione attuale di circa 800 casi al giorno, di cui la metà concentrati nella zona di Vienna. Per ovviare a questa situazione l’esecutivo retto da Sebastian Kurz ha adottato una serie di misure restrittive, tra cui l’obbligo di utilizzo delle mascherine in tutti i negozi e gli edifici pubblici.

La questione Covid-19 non è l’unico tema che ha acceso i riflettori sull’Austria. Nelle ultime settimane il Cancelliere federale è entrato in contrasto con le Istituzioni europee sulla questione dell’immigrazione. La Commissione Europea, lo scorso 23 settembre, ha presentato il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, che secondo il Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, servirà a porre le basi per il superamento del “vituperato” Trattato di Dublino. Questo Patto, che comunque deve ancora essere discusso, emendato ed eventualmente approvato da Parlamento Europeo e Consiglio, prevede, tra i vari propositi, la solidarietà tra Paesi membri in materia di accoglienza dei migranti. Una solidarietà che il Cancelliere austriaco ha dichiarato di non accettare.

LO SCONTRO CON BRUXELLES (E BERLINO)

Kurz all’indomani della presentazione del piano da parte della Commissione Europea ha già fatto sapere di essere contro la redistribuzione dei migranti. Secondo Kurz le priorità dell’Unione Europea dovrebbero concentrarsi su un maggiore controllo alle frontiere esterne, su una lotta più forte ai trafficanti di esseri umani e su aiuti strutturali ai Paesi di partenza.

Il Cancelliere, che ha sottolineato come l’Austria negli ultimi 5 anni abbia già accolto 200 mila migranti, ritiene che nessun Paese dovrebbe essere obbligato all’accoglienza, ma dovrebbe decidere autonomamente le persone che possono essere accolte. La posizione di Vienna è stata duramente contestata dalla Germania, alla guida della Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. “Sono deluso dal comportamento del nostro vicino, – ha dichiarato il Ministro degli Interni tedesco, Horst Seehofer, – che non ha voluto partecipare all’accoglienza di un numero gestibile di profughi dalla Grecia. In una tale situazione l’Europa deve dimostrarsi unita. Se non lo facciamo, rafforziamo le frange estreme della politica”.

La critica di Berlino, infatti, non riguarda solo il rifiuto di Vienna ad aderire al Patto della Commissione Europea, ma anche la recente decisione del Governo Kurz di non accogliere nessuno dei rifugiati bloccati sull’isola greca di Lesbo nel campo profughi di Moria, devastato da un incendio scoppiato nelle scorse settimane. In merito a questa calamità Berlino e Parigi hanno invece fatto sapere di essere disponibili ad accogliere 400 minori non accompagnati. Iniziativa seguita da altri Paesi europei dei quali non fa parte l’Austria (e neppure l’Italia).

QUALI SCENARI FUTURI?

Non è la prima volta comunque che Vienna polemizza con la vicina Germania. Anche nella crisi dei rifugiati del 2015 il Governo austriaco si schierò contro la politica delle porte aperte decisa da Berlino, che accolse più di un milione di richiedenti asilo. Kurz, che all’epoca ricopriva l’incarico di Ministro degli Esteri, ha sottolineato, più volte, l’errore fatto dall’UE in quell’occasione ribadendo la necessità di maggiore protezione esterna e aiuto in loco agli Stati più in difficoltà.

Anche in occasione dei recenti negoziati sul Recovery Fund l’Austria si è opposto al piano pensato da Bruxelles per il rilancio del Vecchio Continente colpito dalla pandemia. Kurz, assieme agli altri cosiddetti Paesi frugali, si è opposto alla quota di sovvenzioni a fondo perduto originariamente prevista. Una impasse durata diversi giorni che ha rischiato di far saltare l’approvazione del Recovery Fund.

La linea di Kurz riscuote consenso dal punto di vista politico da parte dei Paesi del blocco Visegrad e, dal punto di vista economico, da parte dei “Paesi frugali”. Queste posizioni rischiano però di isolare Vienna, non solo dal suo tradizionale e storico alleato la Germania, ma anche da altri Paesi come la Francia. Una posizione che non troverebbe una sponda nemmeno in Italia, verso cui Vienna minaccia chiusure in caso di aumenti di transito di migranti. La strategia di Kurz del “padroni a casa nostra” rischia quindi di incrinare i rapporti tra il suo Paese e diversi Stati europei. Una strategia che contribuirebbe ad alimentare quella spaccatura che negli ultimi tempi sta emergendo tra Paesi del Nord e dell’Est da una parte e Paesi del Centro e del Sud Europa dall’altra.

Resta inoltre da capire come la questione migratoria possa influenzare la coalizione formata da Popolari e Verdi che governa il Paese. Un’alleanza anomala che si è insediata a inizio anno e che potrebbe entrare in crisi facendo emergere le differenti ideologie delle due forze partitiche.

Articolo pubblicato su ilcaffegeopolitico.net

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