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Bielorussia, in arrivo le sanzioni Ue

Bielorussia

L’Unione Europea è quasi pronta a comminare un pacchetto di sanzioni nei confronti di esponenti della nomenklatura e del governo in Bielorussia, ma tra essi non ci sarebbe il presidente-padrone Alexander Lukashenko. L’articolo di Enrico Oliari per Notizie geopolitiche

L’Unione Europea è quasi pronta a comminare un pacchetto di sanzioni nei confronti di esponenti della nomenklatura e del governo bielorusso, ma tra essi non ci sarebbe il presidente-padrone Alexander Lukashenko. È quanto si apprende da fonti della Commissione, ed il Pesc (Alto rappresentante per la politica estera) Josep Borrell ha sottolineato che “non è accettabile la repressione da parte delle autorità della protesta pacifica”, e che “L’Ue continua ad aspettarsi che le autorità bielorusse rilascino immediatamente tutti i detenuti politici arrestati prima e dopo le elezioni presidenziali fraudolente del 9 agosto”.
Tra le 31 persone destinatarie delle nazioni vi sarebbe il ministro dell’Interno Yuri Karayeu, al quale verrebbero interdetti i viaggi in Unione Europea e verrebbero congelati eventuali beni.

Il pacchetto delle sanzioni dovrebbe essere approvato il 21 settembre dal Consiglio Esteri dell’Ue per diventare operativo entro poche settimane.
Dopo un apparente calo delle tensioni, la situazione in Bielorussia è tornata incandescente a seguito dell’arresto di ieri dell’oppositrice Maria Kolesnikova: la donna, nota flautista, è scesa in campo con il marito per protestare contro l’esito evidentemente farlocco delle elezioni del 9 agosto, che hanno consacrato Lukashenko alla guida del paese per il sesto mandato consecutivo.

Il vice ministro dell’Interno ucraino Anton Gherashchenko ha riferito che Kolesnikova, il cui marito è stato arrestato da giorni, sarebbe stata portata alla frontiera per essere espulsa dal proprio paese, ma lei avrebbe “strappato il passaporto per non essere di fatto deportata”. I suoi sostenitori hanno riportato che la donna si troverebbe ora in stato di fermo presso “i locali della guardia di frontiera di Mozyr, con sede nella località di Prudok, nel distretto di Mozyr della regione di Gomel”.

Kolesnikova è una delle tre pasionarie che hanno preso il posto dei mariti nelle piazze dell’opposizione, prontamente arrestati in vista delle elezioni presidenziali. Le altre sono Svetlana Tikhanovskaya, che si è candidata alla presidenza al posto del marito e che per chi protesta sarebbe al vera vincitrice delle elezioni, al momento è il Lituania, dove ha raggiunto i figli.

La terza è Veronika Tsepkalo, che per sfuggire alle manette ha raggiunto il marito in Polonia.
Intanto nel paese il governo ha messo in campo volontari specialmente nei pressi delle fabbriche per distribuire materiale pro regime che promette riforme ed un forte impulso economico, ma non in pochi stracciano i volantini non appena girato l’angolo. Gli scioperi delle scorse settimane sembrano rientrati, mentre i manifestanti che protestano nelle piazze vengono dispersi con la forza ed i loro leader arrestati.

Lukashenko, che ormai si è giocato il suo ruolo ambiguo tra Ue e Russia (era arrivato addirittura a proporre a Vladimir Putin di fondere i due paesi alternandosi la presidenza, salvo nel contempo stringere le mani a Bruxelles), sta cercando di ricomporre la credibilità della sua sesta presidenza, sentenziando che “se cederà la Bielorussia, dopo toccherà alla Russia”.

 

Articolo pubblicato su notiziegeopolitiche.net

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