Una Brexit senza accordo un danno per il Regno Unito

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Una Brexit senza accordo un danno per il Regno Unito

Una Brexit senza accordo un danno per il Regno Unito

Bank of England, il ministero del Tesoro britannico, ma anche Moody’s nel rapporto, “UK Brexit Monitor” lanciano l’allarme a pochi giorni dal voto del Parlamento londinese

Una Brexit senza accordo sarebbe dannosa per il Regno Unito dal punto di vista economico. A lanciare l’allarme sono Bank of England, il ministero del Tesoro britannico, ma anche Moody’s nel rapporto, “UK Brexit Monitor”, una pubblicazione che copre gli sviluppi economici e politici sulla decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione Europea, concentrandosi sul Regno Unito.

LA BANCA CENTRALE INGLESE: SI RISCHIA RECESSIONE PROFONDA

Per la Banca centrale inglese un’uscita dall’Europa si rischierebbe una recessione profonda peggio della crisi del 2008. Il governatore Mark Carney ha spiegato che un divorzio senza accordo si tradurrebbe in un crollo dell’8 per cento del Pil già il primo anno fino al 10,5% entro il 2024, i prezzi delle case diminuirebbero del 30% e il tasso di disoccupazione aumenterebbe dall’attuale 4,1% a circa il 7,5%, mentre i tassi di interesse sarebbero salirebbero e l’inflazione arriverebbe al 6,5%. Inoltre, una Brexit senza accordo causerebbe un crollo del 25% della sterlina britannica. Mentre l’intesa raggiunta dalla premier Theresa May ha il potenziale per incoraggiare un balzo della crescita economica nei prossimi cinque anni, rispetto alle previsioni attuali, però solo se la Gran Bretagna manterrà i legami commerciali piu’ stretti con l’Ue.

TESORO: CON DIVORZIO SENZA ACCORDO, NEI PROSSIMI 15 ANNI PER IL REGNO UNITO PIL TAGLIATO DEL 9,3%

Per il Tesoro britannico nel peggiore dei casi cioè un divorzio senza accordo, nei prossimi 15 anni il Regno Unito si vedrebbe il Pil tagliato del 9,3 per cento. Con l’intesa raggiunta che sarà votata in Parlamento l’11 dicembre prossimo, il Pil potrebbe comunque ridursi del 3,9 per cento. Nelle 83 pagine del rapporto del Tesoro si prendono in considerazione i vari scenari post Brexit. Il migliore era il piano Chequers puro, su cui lavorava Londra a luglio: prevedeva il libero mercato e nessuna modifica sulla circolazione delle persone, e sarebbe costato lo 0,6% del Pil. Il calo aumenterebbe fino al 2,5% se si annullasse la libera circolazione, pur mantenendo il libero mercato.

MOODY’S: IL SENTIMENT STA PEGGIORANDO

“Anche se la crescita del Pil del Regno Unito è stata relativamente forte nel terzo trimestre, il calo degli indicatori PMI” suggerisce “che il sentiment sta peggiorando”, ha dichiarato Moody’s nel suo ultimo Brexit Monitor. Secondo l’agenzia di rating “il recente accordo UE-Regno Unito, approvato dal governo britannico e dal Consiglio europeo, rappresenta un passo avanti positivo nel processo di Brexit. Restano tuttavia notevoli ostacoli al raggiungimento di un’uscita ordinata, compreso il raggiungimento di un’approvazione a maggioranza parlamentare del Regno Unito. Tenuto conto di questo ostacolo sostanziale, sussiste il rischio di un esito negativo”. E in uno scenario “no-deal” “l’economia britannica sarebbe permanentemente più modesta rispetto a quella realizzata con un accordo commerciale”, ha dichiarato Colin Ellis, Chief Credit Officer EMEA di Moody’s e coautore del Brexit Monitor. “Finora, l’impatto della Brexit sulla crescita del Pil è stato notevole, ma più favorevole delle previsioni pre-referendum”. Malgrado si sia registrato un picco della bilancia commerciale che ha guidato la crescita economica del Regno Unito nel terzo trimestre, “gli investimenti sono deboli e quest’anno sono stati in costante calo”. Le indagini segnalano “un peggioramento del sentiment, ma i volumi di vendita al dettaglio rimangono elevati”. Il deficit commerciale del Regno Unito “si è ulteriormente ridotto grazie alla sterlina più debole. Le intenzioni di assunzione delle imprese sembrano rallentare e i prezzi delle case continuano a scendere. I mercati dei futures prevedono che i tassi di interesse a breve termine del Regno Unito aumenteranno di oltre 25 punti base entro la fine di maggio 2019”.

BARNIER: PARTENARIATO INTENSO MA NOI RESTIAMO UN MERCATO DA 440 MILIONI DI PERSONE

Anche il capo negoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier, vede il mercato britannico in difficoltà dopo il divorzio. In audizione davanti alle Commissioni riunite Affari esteri e Politiche Ue di Camera e Senato, ha spiegato che tra l’Ue e il Regno Unito “si formerà un partenariato senza precedenti: con nessun Paese terzo nel mondo avremo un partenariato così intenso in tutti i campi. Più sarà intenso, più saremo attenti ad avere un ‘level playing field’, cioè il rispetto delle stesse regole per il dumping, gli aiuti di Stato, le politiche sulla concorrenza, diritti sociali e ambientali. Tutto questo è nella dichiarazione politica. Siamo pronti, a partire dal 30 marzo, per questi nuovi negoziati, ma prima di tutto c’è bisogno che l’Accordo sulla Brexit sia ratificato dal Parlamento britannico e dal Parlamento europeo”. Tuttavia, ha aggiunto “noi restiamo il mercato unico europeo che conta 440 milioni di abitanti, con tutte le sue imprese”.

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