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Con Putin in Russia è tornata l’ambizione e sono ripartiti programmi e investimenti a supporto dell’export di prodotti tecnologici. L’analisi di Stefano Grazioli per Start Magazine

L’Unione Sovietica era all’avanguardia mondiale nel campo della ricerca e dell’innovazione. Il suo crollo non ha certo azzerato tutto, ma qualcosa si è rotto in un sistema che, anche per ragioni ideologiche interne ed esterne, nell’ottica della contrapposizione con gli Stati Uniti, aveva la vocazione all’eccellenza. La transizione postcomunista sotto Boris Yeltsin (1991-2000) è stata a dir poco travagliata, tra due guerre in Cecenia (1994-96 e 1999) e il default economico (1998). Altre erano le priorità di una ex superpotenza saccheggiata dagli oligarchi e sull’orlo della disgregazione vera e propria. L’arrivo di Vladimir Putin al Cremlino ha cambiato il destino politico della Russia, rimesso in carreggiata l’economia e rilanciato anche quei settori che per primi avevano dovuto cedere il passo, anche alla concorrenza internazionale, nel fatale decennio yeltsiniano. Dopo i primi due mandati (2000-2008) riservati al consolidamento dello Stato e a un riequilibrio dei ruoli tra attori economici, pubblici e privati, il cammino di ricerca e innovazione è ripreso secondo strategie ben delineate, in un mercato che dai tempi dell’Urss ha cambiato naturalmente caratteristiche, mantenendo comunque una propria specificità legata al particolare sviluppo del sistema capitalistico postsovietico e ai differenti aspetti che la globalizzazione ha assunto nella Federazione russa. Senza contare gli effetti della geopolitica ai tempi di Putin, con riferimento all’irrigidimento delle relazioni internazionali verso Occidente dopo la crisi ucraina del 2013/2014, alle conseguenze delle sanzioni economiche e ai vari corsetti che hanno interessato, direttamente o di riflesso, ogni campo.

RUSSIA 2020, IL PIANO DEL GOVERNO PER RECUPERARE IL TERRENO PERDUTO

Già la strategia governativa targata 2006 prevedeva un aumento delle spese per ricerca e innovazione al 2,5-3/% del pil entro il 2020. Successivamente emendata e integrata nel 2012 ha definito poi i fondamenti della politica della Federazione russa nello sviluppo della ricerca e delle tecnologie, dal rafforzamento di progetti di ricerca internazionali su larga scala all’aumento della mobilità degli scienziati russi, passando per sviluppo della cooperazione scientifica e tecnica con altri paesi. Nel 2010 la direttiva Russia 2020, che nella prima parte (2011-2013) lanciava a grandi linee l’aumento della capacità innovativa, nella seconda (2014-2020) ha avanzato la crescita della quota dei prodotti high-tech russi sul mercato mondiale dallo 0,3 al 2%. Nel mezzo della crisi ucraina, Vladimir Putin, alla fine del 2014, ha proposto inoltre la NTI (National Technology Initiative), ambizioso programma che vorrebbe la Russia nel 2035 leader della tecnologia mondiale in quelli che sono stati definiti i nove mercati del futuro: EnergyNet, FoodNet, SafeNet, HealthNet, AeroNet, MariNet, AutoNet, FinNet, NeuroNet. Contributi essenziali verranno dai sei cosiddetti Megascience Projects, avviati in tutto il paese nei centri specializzati che in alcuni casi sono la continuazione nell’era della globalizzazione di quelli sorti nelle città chiuse di epoca sovietica: PIK NRC Kurchatov Institute B.P. Konstantinov PNPI (Gatchina); Joint Institute for Nuclear Research (Dubna); Kurchatov Institute (Mosca); Institute of Applied Physics RAS (Nizhniy Novgorod); Budker Institute of Nuclear Physics (Novosibirsk); NRC Kurchatov Institute (Mosca). L’Istituto Kurchatov era già nell’Urss un’eccellenza mondiale: nel 2009 è stato il primo centro di ricerca in Russia a entrare a far parte dei nuovi Centri nazionali che dipendono direttamente dal governo.

CENTRI E ISTITUZIONI PER L’INNOVAZIONE, TUTTO IL POTERE ALL’ESECUTIVO

L’accentramento politico e la dipendenza da istituzioni che fanno capo all’esecutivo è per il settore della ricerca e innovazione russa una caratteristica sempre più evidente. L’Accademia russa delle scienze, che nell’intero apparato scientifico gioca un ruolo fondamentale, già dal 2013 ha dovuto vedere ridotta la propria sovranità giuridica e ora si trova sotto il controllo del Ministero dell’istruzione e delle scienza. Uno dei progetti politico-tecnologici introdotti sotto la presidenza Putin è inoltre quello dei Parchi tecnologici finanziati dallo stato, cominciato nel 2006, che ha lo scopo di rafforzare la ricerca in settori altamente tecnologici da sfruttare come catalizzatori per lo sviluppo di tutto il paese, da San Pietroburgo a Novosibirsk. A Mosca la punta di diamante è invece il Centro d’innovazione di Skolkovo, che nelle intenzioni ala sua nascita doveva fare da contraltare alla Silicon Valley, ma per ora si è dovuto accontentare di un ruolo più modesto. Il progetto, voluto da Putin e avviato nel 2010 sotto la presidenza di Dmitry Medvedev (2008-2012) e affidato inizialmente all’eminenza grigia Vladislav Surkov, è passato poi nel 2013 sotto la regia di Victor Vekselberg, oligarca già molto vicino a Boris Yelstin e rimasto ottimo frequentatore dei corridoi del Cremlino. Le cinque aree fondamentali che vengono coltivate nella Innograd a 17 km dal centro di Mosca sono quelle delle tecnologie dell’informazione, biomediche, spaziali, nucleari ed energetiche. La Fondazione Skolkovo coinvolge in larga parte i colossi mondiali nei rispettivi settori, oltre ovviamente ai partner russi, pubblici e privati.

 

Estratto di un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista cartacea Start Magazine; per informazioni e abbonamenti: info@startmag.it

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