Ieri a Minneapolis un agente dell’Ice ha ucciso Renee Nicole Good, una donna americana bianca che si trovava a bordo del suo suv . Ecco chi era la vittima, cosa è successo e il video dell’accaduto
Si chiamava Renee Nicole Good la donna ferita a morte dai colpi di pistola di un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) durante un blitz nella città di Minneapolis, la stessa che pochi anni fa fu teatro dell’uccisione di George Floyd. Infuriano le proteste, anche a New York.
COSA È SUCCESSO
La tragedia è avvenuta in un quartiere del sud di Minneapolis, in Minnesota. Nella città è in corso un’operazione anti-immigrazione che coinvolge oltre 2000 agenti federali e riguarda in particolare la comunità somala – la più corposa degli Stati Uniti, spesso definita dal presidente Trump “garbage” – accusata di aver distratto i sussidi federali destinati al programma Covid
Secondo quanto si apprende da un video dell’accaduto e dalle varie ricostruzioni, un’unità della forza anti-migranti stava approcciando un suv parcheggiato di traverso su una strada residenziale; quando uno degli agenti afferra la maniglia della portiera il veicolo fa retromarcia e poi avanza. Un altro uomo, posizionato davanti all’auto, spara a quel punto diversi colpi verso l’abitacolo, ferendo la donna alla testa. La vittima, trasportata in ospedale, è poi deceduta per a seguito dei gravissimi colpi subiti.
CHI È LA DONNA UCCISA A MINNEAPOLIS DALL’ICE
Renee Nicole Good, 37 anni, cittadina statunitense originaria del Colorado, viveva da poco a Minneapolis con il suo partner e aveva un figlio piccolo. Si era presentata sui social come “poetessa, scrittrice, moglie e mamma”; aveva studiato scrittura creativa e in passato aveva ricevuto riconoscimenti per la sua poesia. I familiari e gli amici la descrivono come una persona gentile e dedita alla cura degli altri.
LA CONTRO-NARRAZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP
Le autorità federali (DHS e ICE) hanno sostenuto che Renee Nicole Good stesse “ostacolando” l’operazione. La ministra della Sicurezza interna Kristi Noem si è spinta a dire che la donna stesse pedinando gli agenti e ha giustificato l’accaduto come un atto di legittima difesa contro un veicolo mortale che minacciava deliberatamente l’incolumità degli agenti, bollando la vicenda come frutto di “terrorismo interno”. Chi ha esploso i colpi, ha aggiunto, sarebbe già stato ferito a giugno da un manifestante anti-Ice.
Versione ribadita anche dalla portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, secondo la quale la sparatoria sarebbe avvenuta dopo che alcuni “rivoltosi” avevano intralciato l’operazione e una donna aveva tentato di “investire” gli agenti. In serata è intervenuto anche il presidente Donald Trump, che ha avallato la lettura fornita dalle autorità federali, facendo riferimento a un presunto investimento dell’agente – che sarebbe visibile soltanto in uno dei video diffusi – e accusando la “sinistra radicale” di “minacciare, aggredire e prendere di mira le forze dell’ordine e l’Ice”.
“GASLIGHTING”: L’ACCUSA CONTRO LA CASA BIANCA
Di segno diametralmente opposto le versioni rilasciate delle autorità locali e da vari esponenti democratici. Kamala Harris ha parlato di un’operazione di gaslighting da parte dell’amministrazione Trump volta a ribaltare l’evidenza di un assassinio deliberato. Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e il governatore del Minnesota Tim Walz hanno escluso che si trattasse di una rivoltosa. La deputata Ilhan Omar l’ha definita una “osservatrice legale” dell’operazione, una figura che monitora l’operato delle forze dell’ordine senza partecipare alle proteste. Anche la madre ha negato con forza che la figlia fosse coinvolta in azioni violente o di piazza.
Immagine: Poster commemorativo di Renee Nicole Good affisso sul luogo della sparatoria a Minneapolis. (Foto: Minnesota Star Tribune)


