È stato ucciso Saif Gheddafi, figlio secondogenito del dittatore Muʿammar Gheddafi. L’assassinio compiuto da un commando di quattro persone è avvenuto nella sua abitazione a Zintan
La Libia perde un altro pezzo dell’eredità del regime di Muʿammar Gheddafi. Il secondo figlio del rais, Saif al-Islam Gheddafi, è stato freddato in Libia da un commando di quattro uomini nella sua abitazione a Zintan, nel nordovest della Libia. Da diversi mesi denunciava il preoccupante deterioramento della sicurezza in Libia e il rischio di una nuova guerra civile. “Abbiamo chiesto al Procuratore generale di aprire un’indagine sull’omicidio e di inviare una squadra nella città di Zintan per avviare le indagini”, ha detto il suo consigliere politico Abdullah Othman al sito libico Fawasel.
SAIF GHEDDAFI, PORTAVOCE DEL GOVERNO DI MUʿAMMAR GHEDDAFI
Figlio prediletto del deposto dittatore, “La spada dell’Islam”, questo significa il suo nome, aveva 53 anni. La sua formazione parla arabo ma anche inglese, laurea in ingegneria, ha studiato presso le università al-Fātaḥ e IMADEC, ma anche a Londra, presso la prestigiosa London School of Economics and Political Science. In seno al governo del padre ha svolto ruoli diplomatici e filantropici, ed è stato alla guida della fondazione caritatevole intitolata al padre e del fondo sovrano libico. La guerra civile del 2011 l’ha visto schierato al fianco del padre, divenendo portavoce ufficiale del governo e, dunque, interlocutore privilegiato della stampa internazionale.
LA FUGA E L’ARRESTO
Un mese dopo la morte del padre, deposto e ucciso in seguito all’intervento di forze Nato (con l’avallo della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’ONU), era stato arrestato mentre dalle milizie nel sud della Libia, mentre cercava di riparare in Niger. Saif Gheddafi è rimasto per quasi sei anni nel carcere di Zintan.
LA CONDANNA DELLA CPI PER CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ
Nel luglio 2015 arriva anche la condanna alla pena di morte da una corte libica con l’accusa di crimini di guerra, reato per il quale era ricercato anche dalla Corte penale internazionale (CPI). La sua reclusione, però, termina il 5 luglio 2016, ultimo giorno di Ramadan, quando viene scarcerato in virtù di un’amnistia varata nel 2015 dal governo di Tobruch.
LA CANDIDATURA DI SAIF GHEDDAFI ALLE ELEZIONI (MAI SVOLTE) DEL 2021
Nel 2021 prova a riaffacciarsi sulla scena politica libica e si candida alle elezioni presidenziali libiche. “Saif al-Islam incarnava una figura ambigua e per questo strategicamente rilevante – scrive Andrea Molle, professore associato presso la Chapman University (Orange, California) sull’Huffington Post -. Negli ultimi anni aveva cercato di ricostruire un capitale politico sfruttando due elementi complementari: da un lato la nostalgia diffusa in alcune aree tribali e sociali per la stabilità garantita dal regime gheddafiano; dall’altro la frammentazione delle élite emerse dopo la guerra civile, incapaci di produrre un’autorità statale realmente unificata”. Le elezioni in Libia non si sono mai svolte ma la sua candidatura ha dimostrato “come il suo nome fosse ancora in grado di mobilitare segmenti significativi dell’elettorato, trasformandolo in un potenziale “spoiler” del fragile equilibrio tra le principali coalizioni rivali”, spiega il prof. Molle.
LA MORTE DI SAIF GHEDDAFI NON SCRIVE LA PAROLA FINE ALL’INSTABILITÀ LIBICA
L’uccisione di Saif Gheddafi non mette fine all’instabilità della Libia “piuttosto, ne evidenzia la trasformazione in una competizione a bassa intensità, dove la violenza selettiva sostituisce lo scontro aperto ma continua a svolgere la stessa funzione: regolare la distribuzione del potere in assenza di istituzioni condivise”, conclude il prof. Molle.

