Dal mondo

La Cina affila le unghie. Cosa si sta dicendo all’Assemblea nazionale del popolo

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Dalla sfida con gli Stati Uniti al controllo di Taiwan e Hong Kong, passando per debito pubblico, demografia, inquinamento e difesa. Cosa ha in mente la Cina per i prossimi 15 anni

Si è aperta il 5 marzo in Cina la sessione annuale dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp), che approverà il nuovo piano quinquennale della seconda economia mondiale. L’Anp si riunisce una volta all’anno per una settimana ed è la più alta istituzione statale poiché ha il dovere di ratificare le decisioni già prese dal Partito comunista cinese (Pcc).

I TEMI

Quest’anno i temi cardine dell’incontro sono gli obiettivi economici per il 2021 e l’esplosione del debito pubblico (270,1%); il preoccupante calo demografico; le emissioni di CO2; la spesa militare; i rapporti con Taiwan e il nuovo sistema elettorale per Hong Kong. I circa 3 mila parlamentari che partecipano saranno chiamati ad approvare il 14° piano economico quinquennale e quello per i prossimi 15 anni – già definiti in ottobre dal 5° Plenum del 19° Comitato centrale del Pcc.

RIPRESA ECONOMICA E DEBITO PUBBLICO

Il presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping ha intenzione di raddoppiare sia il Pil del Paese che quello pro-capite entro il 2035, in modo da superare gli Stati Uniti e diventare la prima economia mondiale. La Cina deve però affrontare la minaccia del debito pubblico che è schizzato dal 246% del Pil del 2019 al 270,1% del 2020 – conseguenza degli importanti investimenti a favore della ripresa economica.

CALO DEMOGRAFICO

Dopo l’abolizione nel 2015 della politica del “figlio unico”, vige ora il limite di due figli per coppia. Questo però non sembra bastare, secondo proiezioni del governo, riportate da Asia News, infatti, nel 2027 la popolazione cinese sarà superata da quella indiana. “Entro 5 anni la Cina perderà 35 milioni di adulti in età di lavoro. Alla fine del 2025 i cinesi con più di 60 anni, e quindi in età di pensione, supereranno i 300 milioni: più del 20% degli abitanti”. E questo non aiuterà né le casse pubbliche né le famiglie con anziani a carico.

LA QUESTIONE HONG KONG

L’Anp dell’anno scorso aveva approvato la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, che consente alle autorità locali di reprimere i dissidenti democratici e che ha portato all’arresto di decine di attivisti. Il primo ministro Li Keqiang ha parlato di una “completa e accurata” applicazione della formula “un Paese, due sistemi”. Il nuovo sistema elettorale stabilito per l’ex colonia britannica prevede però che soltanto i candidati leali al Pcc – scelti da una commissione di “patrioti”, cioè favorevoli al regime cinese – potranno candidarsi e governare, portando di fatto a un’esclusione delle opposizioni democratiche.

LE EMISSIONI DI CO2

Il governo cinese ambisce inoltre a raggiungere la neutralità climatica entro il 2060, ma per molti esperti se la Cina continuerà a far crescere le emissioni fino al 2030, non si riuscirà a rispettare gli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi.

IL RIARMO DELLA CINA E TAIWAN

A quanto si apprende da Asia News, la Cina ha aumentato più del previsto la spesa militare, fissando a 1.355 miliardi di yuan (210 miliardi di dollari) il budget per il riarmo e ha grandi progetti di qui al 2027. Primo tra tutti spodestare gli Stati Uniti che hanno stanziato addirittura 934 miliardi di dollari.

È collegato al budget militare il controllo di Taiwan, definita da Pechino una “provincia ribelle”, infatti il governo ha sostenuto che “rimarrà vigile e impedirà in modo risoluto ogni attività separatista” – il che fa pensare che il ricorso alla forza non sia affatto escluso.

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