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Come mai il Libano è finito in bancarotta

crisi economica Libano
Beirut, Libano

La grande inflazione e la bomba sociale pronta a esplodere. Perché la crisi economica in Libano è tra le peggiori al mondo

La crisi economica in Libano sta assumendo proporzioni gravissime. La popolazione è stremata, l’inflazione rende difficile acquistare cibo e medicine, si fanno ore di attesa per i rifornimenti di gasolio.

LE CAUSE DELLA CRISI

Il Libano, che era uno dei Paesi più ricchi del Medio Oriente ha dichiarato bancarotta per la prima volta nella sua storia a marzo dell’anno scorso, ma le cause di questa drammatica crisi economica hanno radici lontane, che risalgono (almeno) a dieci anni fa.

Da circa dieci anni, infatti, il Libano non riesce a mantenere buoni ritmi di produzione industriale, una debolezza a cui si somma una dilagante corruzione. Non va poi dimenticata la guerra in Siria e la difficile gestione di oltre 3 milioni di profughi, che ha piegato il Libano dal 2011 a oggi. A ciò si può sommare anche il recente conflitto in Israele e soprattutto l’episodio dell’esplosione nel porto di Beirut del 4 agosto 2020. Ultimo fattore non trascurabile: il Covid-19.

LE RESPONSABILITÀ DEL GOVERNO

Il Libano è ormai da undici mesi senza un governo ufficiale e il primo ministro ad interim Hassan Diab ha ammesso: “Siamo sull’orlo di un’esplosione sociale”.

Oltre alla svalutazione della moneta (la Lira libanese), dall’anno scorso il governo ha imposto il blocco dei flussi bancari, al fine di ridurre la fuga di capitali.

Come ha scritto Reuters, “per coloro che hanno ancora un lavoro, gli stipendi in dollari valgono solo un decimo del loro livello del 2019, mentre i prezzi dei generi alimentari aumentano inesorabilmente”.

La Banca Mondiale ha detto che il crollo economico del Libano è una delle implosioni più forti al mondo nella storia moderna e stima che questa sia una delle 3 delle peggiori crisi economiche dal 1850 a oggi.

Il governo ha risposto che non può più usare le riserve estere per sovvenzionare cibo e carburante e che in tutto il Paese la percentuale di persone che vivono in povertà e hanno bisogno di assistenza alimentare potrebbe raggiungere presto il 70%.

LAVORO MINORILE

Il picco di povertà ha colpito sia i giovani che gli anziani. Emblematica è la storia di Shadi Lababidi, 16 anni, che ha lasciato la scuola più di un anno fa per lavorare a tempo pieno nella riparazione di componenti per auto, al fine di aiutare i suoi genitori nei momenti difficili.

Shadi guadagna meno di 7 dollari alla settimana. La sua vita ruota intorno al lavoro e al sonno: “Voglio avere un lavoro permanente che sia decente – ha detto a Reuters – per avere dei soldi per aiutare i miei genitori, per vivere come le altre persone invece di vivere questa vita miserabile”.

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