Papa Leone XIV ha rinnovato la Commissione Teologica Internazionale per il quinquennio 2026-2031: tutto sulle nuove nomine e sul ruolo dell’organismo che riunisce teologi da tutto il mondo
Papa Leone XIV ha ufficializzato la nomina di 24 nuovi membri della Commissione Teologica Internazionale per il quinquennio 2026-2031, confermandone altri 6. L’organismo, presieduto dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (in foto), affianca il Dicastero nell’analisi delle questioni dottrinali di maggiore attualità. La Commissione passa così da 28 a 30 componenti complessivi.
Tra i profili scelti, 17 sono sacerdoti e religiosi (di cui una taiwanese) e 7 sono docenti (di cui 5 donne): si conferma dunque la tendenza di ampliare progressivamente la rappresentanza femminile e laica all’interno di uno dei massimi consessi di riflessione teologica della Santa Sede.
QUANTI SONO I LAICI E LE DONNE NELLA COMMISSIONE
La Commissione vede così 13 rappresentanti europei, 4 asiatici, altrettanti africani, 3 per l’America del Nord, 5 per l’America del Sud e un rappresentante per l’Australia. Cresce la presenza femminile (8 in tutto le donne, di cui 5 laiche), grazie all’ingresso di 3 nuove teologhe che si aggiungono alle 5 già presenti nel quinquennio precedente. Parallelamente, raddoppia la quota di teologi laici uomini, portando a 8 il numero complessivo di laici, tra uomini e donne, coinvolti nei lavori dell’organismo consultivo.
CHI SONO I CONFERMATI
L’organismo si appresta a inaugurare il suo ciclo di attività sotto la presidenza d’ufficio del prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández (nella foto) con la conferma di Piero Coda nel ruolo di segretario generale, incarico che ricopre dal 2021.
La continuità dei lavori è garantita anche dalla conferma di altri 5 membri del precedente mandato, vale a dire Alberto Cozzi, Simon Francis Gaine, Reinhard Huetter, Isabell Naumann e Josée Ngalula.
TUTTI I NOMI NUOVI
Tra i nuovi membri figurano monsignor Carlo Dell’Osso, segretario del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, e monsignor Lubomír Žák, professore ordinario presso la facoltà teologica di Olomouc in Cechia. Vi sono poi numerosi sacerdoti e religiosi, tra cui Khaled Emmanuel Anatolios, direttore del dipartimento di teologia all’università di Notre Dame negli Stati Uniti ed esperto di sviluppo della dottrina trinitaria; Ángel Cordovilla Pérez, decano delle facoltà di teologia e diritto canonico all’università Comillas di Madrid; Tiago de Fraga Gomes, professore aggiunto alla Pontifícia Universidade Católica do Rio Grande do Sul; Gilbert De Lima, segretario esecutivo della commissione per la dottrina dei vescovi indiani; Clarence Devadass, direttore del Catholic Research Centre a Kuala Lumpur; Fabricio Leonel Forcat, professore associato alla Pontificia Universidad Católica Argentina; Julián Arturo López Amozurrutia, decano di teologia alla Pontificia Universidad de México; Gaston Ogui Cossi, preside all’Université Catholique de l’Afrique de l’Ouest in Benin; e Csaba Török, docente associato a Esztergom in Ungheria.
Completano la rappresentanza dei religiosi i padri gesuiti Paul Béré, decano della facoltà biblica al Pontificio Istituto Biblico, esperto sinodale e insignito del premio Ratzinger; Michel Fédou, professore emerito alla Facultés Loyola Paris, insigne teologo dogmatico e patristico nonché vincitore del premio Ratzinger; Bernhard Knorn, professore ordinario alla Sankt Georgen di Francoforte; lo spiritano Patrick Mwania, vicecancelliere della Tangaza University di Nairobi; il domenicano Jorge Alejandro Scampini, professore ordinario a Buenos Aires ed esperto di ecumenismo ed ecclesiologia; la religiosa Shu Chin Hu, docente alla facoltà Fu Jen di Taipei; e i docenti laici Teresa Hyeon Soon Choi della Sogang University di Seul; Boyd Taylor Coolman del Boston College; Maria Teresa Fattori, ricercatrice all’università di Teramo e storica dei concili legata alla tradizione degli studi bolognesi; Claudia Leal Luna del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II; la scozzese Sara Parvis, patrologa ed esperta di storia ariana all’università di Edimburgo; il tedesco Jan-Heiner Tück, ordinario di dogmatica a Vienna e direttore della rivista Communio; e Anne-Sophie Vivier-Muresan, decana della facoltà di teologia all’Institut catholique de Paris. A
COS’È E DI COSA SI OCCUPA LA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE
Istituita da San Paolo VI l’11 aprile 1969 su proposta della prima assemblea del Sinodo dei vescovi, la Commissione Teologica Internazionale ha il compito fondamentale di coadiuvare la Santa Sede e, in modo particolare, il Dicastero per la Dottrina della Fede nell’esame delle questioni dottrinali di maggiore importanza e attualità. L’organismo ha natura consultiva: i risultati dei suoi studi scientifici e teologici vengono sottoposti direttamente al Papa e consegnati al Dicastero per l’opportuna valorizzazione pastorale e dottrinale. Nel corso della sua storia cinquantennale, la Commissione ha annoverato tra i suoi banchi alcune delle figure teologiche più influenti del Novecento, da Joseph Ratzinger a Karl Rahner, da Henri de Lubac a Hans Urs von Balthasar.
La Commissione opera sulla base delle disposizioni stabilite da San Giovanni Paolo II con il motu proprio Tredecim anni del 1982, un impianto normativo che non è stato modificato dalla costituzione apostolica Praedicate Evangelium. Fin qui ha pubblicato 33 documenti ufficiali. L’ultimo, dedicato all’antropologia cristiana di fronte agli sviluppi dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie, è stato approvato da Leone XIV e pubblicato tra febbraio e marzo.

