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Cosa ha detto Putin alle celebrazioni del 9 maggio

Putin 9 Maggio

I Graffi di Damato

Con quella coperta sulle gambe e con quella falce e martello esibiti tra i carri armati e le truppe della malaparata -in una sola o doppia parola scelta, rispettivamente, dal manifesto e dalla Stampa- Putin sembrava proprio ricongiungersi ieri sulla piazza rossa alla scenografia sovietica di 77 anni fa, alla conclusione della seconda guerra mondiale, e anni successivi. Il tempo è tornato indietro per lui in tutti i sensi, anche nell’abitudine sovietica di aggredire e invadere i vicini, o confinanti, con operazioni speciali da non confondere, per carità, con guerre totali o globali, come lo stesso Putin ha voluto precisare in un discorso rivelatosi diverso da quello atteso o preannunciato da cremlinologi ormai in stato confusionale.

Proprio per questa diversità il discorso di Putin ha rassicurato in Italia un po’ di gente sia a sinistra sia a destra, dove si è distinta la ormai solita Verità di Maurizio Belpietro con quel titolo contro la “stampa guerriera” spiazzata dal presidente russo.

Ma più che per il tono in un certo senso dimesso, comunque contraddetto dalle bombe e dai missili caduti anche ieri sull’Ucraina, non risparmiata del resto con una tregua neppure nella giornata recente della Pasqua ortodossa, il discorso di Putin va valutato per le bugie nel tentativo di giustificare l’aggressione ai vicini, decisa -ha avuto il coraggio di dire- per “prevenire” un attacco che alla Russia stava predisponendo la Nato con la complicità di quel “nazista” dei tempi nostri che sarebbe il presidente ucraino Zelensky. E che potrebbe ben essere quel gatto nero, immaginato e proposto da Emilio Giannelli nella vignetta di prima pagina del Corriere della Sera, che attraversa la piazza rossa tagliando la strada alla parata militare.

La Nato era talmente impegnata a preparare un attacco alla Russia, o solo ad accerchiarla, o ad abbaiarle contro, secondo la valutazione di Papa Francesco che forse Putin non ha citato solo per riguardo al concorrente Patriarca di Mosca, che lo sta tanto affiancando nella sua “operazione speciale”; la Nato, dicevo, era talmente impegnata a preparare un attacco alla Russia che quando Putin ha scatenato truppe e missili contro l’Ucraina la prima offerta fatta a Zelensky da quella parte è stata quella di fuggire perché l’aggressione potesse esaurirsi il più rapidamente possibile secondo i piani russi.

E’ stato solo dopo e a causa del rifiuto di Zelensky di scappare, ben protetto in Occidente, e della decisione invece di resistere con forza agli invasori che la Nato si è industrializzata a fornire al presidente ucraino gli aiuti militari richiesti per difendersi e contrattare. Di che cosa dunque ha parlato Putin nella piazza rossa? Ha detto bugie, ripeto, tra i volti spettrali dei generali che gli stavano alle spalle, consapevoli di quante perdite avessero dovuto subire in due mesi e più di guerra occultata come operazione speciale quasi di polizia, potendo contare sulla disinformazione di un pubblico, fisico o virtuale, in piazza o in casa ad ascoltare la radio o a vedere la televisione: una disinformazione garantita al solito modo, mettendo in galera chiunque voglia o cerchi di sapere di più e di meglio, anche scendendo per strada a protestare. O occultando ai familiari la notizia della morte dei ragazzi mandati al fronte.

Per scherzo, di certo, ma tradendo ancora una volta l’ossessione di cui soffre, politica e forse anche fisica, con gli occhi forse chiusi ad ascoltare i resoconti della parata da Mosca, il direttore del Fatto Quotidiano ha immaginato Putin con una cravatta al collo di quelle regalategli negli anni d’oro della loro amicizia da Silvio Berlusconi, dedicando all’uno e all’altro la “cattiveria” di giornata della prima pagina. Sarà stata forse offerta da Biden, nella immaginazione ossessionata di Travaglio, anche la cravatta che Draghi oggi ha scelto di indossare andandolo a trovare alla Casa Bianca.

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

 

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