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Cosa prevede l’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti

Israele Emirati

Trump ha annunciato ieri la normalizzazione dei rapporti fra Israele ed Emirati Arabi Uniti. Ecco cosa prevede l’accordo

L’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, mediato e annunciato ieri dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha un valore storico se pensiamo che quasi la totalità dei Paesi arabi non ha mai riconosciuto lo Stato di Israele. Ma dietro a questo accordo si nascondono alcune incognite.

COSA PREVEDE L’ACCORDO

L’accordo annunciato ieri prevede la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. Verranno aperte ambasciate reciproche e contemplata la possibilità di voli aerei fra i due paesi, ma soprattutto la collaborazione in molti settori: investimenti, sicurezza, turismo e telecomunicazioni. In cambio, Israele sospenderà l’annessione annunciata (piano “Vision for Peace”) dei territori palestinesi in Cisgiordania. Israele e gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto “un accordo storico di pace per la piena normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi” che, secondo Abu Dhabi, ferma l’annessione dei territori della Cisgiordania. Ma il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, pur sottolineando la “giornata storica”, ha precisato che l’annessione “non è stata cancellata, ma solo rinviata”. Il controverso piano di Trump, presentato a gennaio, offriva a Israele la possibilità di annettere territori e insediamenti ebraici in Cisgiordania, considerati illegali dal diritto internazionale. “Un’enorme svolta”, ha twittato ieri il capo della Casa Bianca, parlando di “un accordo di pace storico tra i nostri due grandi amici”. Israele ha accettato di “porre fine all’ulteriore annessione dei territori palestinesi” come parte del piano, ha twittato il principe ereditario di Abu Dhabi. “Un passo audace verso la soluzione a due Stati”, ha aggiunto.

LE REAZIONI E LE DICHIARAZIONI

“La nostra politica di annessione della Cisgiordania non è cambiata, in accordo con Washington. C’è stata una chiara richiesta di temporeggiare nell’annessione ma non è stata cancellata dall’ordine del giorno”, ha dichiarato Netanyahu. “Non ho tolto e non voglio togliere la sovranità sulla Cisgiordania dall’ordine del giorno. Come ho portato la pace con uno Stato arabo, porterò la sovranità. Non rinuncerò al nostro diritto sulla nostra terra”, ha chiarito. Tuttavia, anche Netanyahu è felice per l’accordo. “Abbiamo scelto una strada di pace per la pace. Gli Emirati investiranno in Israele ed è un fatto importante per la nostra economia”, ha spiegato. Inoltre, “la collaborazione sarà ampia in tutti i campi, da quello diplomatico a quello turistico”. E il leader israeliano punta a convincere “tanti altri Stati arabi e islamici a unirsi all’accordo”. La prossima settimana i leader dei due Paesi si potrebbero incontrare a Gerusalemme. Da parte sua, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, alleato sia di Abu Dhabi che di Washington, ha accolto con favore il compromesso annunciato. Negli ultimi anni Israele ha sviluppato una cooperazione informale con il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, ma l’iniziativa non piace ai palestinesi. Al momento si sono espressi Hamas, la Jihad islamica, i comitati di resistenza e l’Olp che l’hanno definita “un’iniziativa che non serve alla causa palestinese”. Bocciatura anche da parte dell’Autorità nazionale palestinese: “è un passo per far saltare in aria l’iniziativa per la pace araba e le decisioni dei vertici arabi e islamici, e la legittimità internazionale, come un’aggressione contro il popolo palestinese, e per trascurare i diritti e i luoghi sacri palestinesi, in particolare Gerusalemme e lo Stato palestinese indipendente ai confini del 4 giugno 1967”, ha scritto l’Anp in una nota.

IL SIGNIFICATO E LE DIVERSE INTERPRETAZIONI

Daniele Raineri su Il Foglio ha scritto che la normalizzazione delle relazioni Israele-Emirati Arabi Uniti potrebbe essere una mossa da leggere come un test in vista della normalizzazione delle relazioni tra Israele e l’Arabia Saudita. “Soltanto Egitto e Giordania avevano riconosciuto Israele nel 1979 e nel 1994, ma gli Emirati hanno una posizione geografica diversa e aprono un fronte nel Golfo Persico, che potrebbe portare una sequenza di altre normalizzazioni a catena”. Alberto Negri, ha scritto invece che l’accordo Israele-EAU è “una pace che prepara la guerra”. Questo perché la mossa si inserisce in un quadro geopolitico dove “gli Stati Uniti con Israele stanno creando una sorta di ‘Nato araba’ con l’obiettivo di far fuori l’Iran, gli Hezbollah libanesi alleati di Teheran e la Turchia di Erdogan, un membro della Nato sempre meno amico dell’Occidente che sta allungando la mano sul Mediterraneo”. “Tutto è tranne che un piano di pace, come lo vorrebbero contrabbandare Trump e compagnia”, ha scritto su Facebook Negri.

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