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Cosa sta succedendo in Birmania?

Birmania

L’esercito della Birmania con un colpo di Stato ha preso il potere e arrestato Aung San Suu Kyi insieme ai vertici del suo partito. Perché “The lady” è stata arrestata e cosa succede ora

In un raid mattutino, la leader della Lega nazionale per la democrazia (Lnd) e capo del governo in Birmania, Aung San Suu Kyi, è stata sequestrata durante il colpo di Stato messo in atto dall’esercito. In una dichiarazione rilasciata a suo nome Suu Kyi ha detto che i militari stanno cercando di reimporre la dittatura e ha quindi invitato le persone a protestare contro quanto accaduto.

PERCHÉ È STATO COMPIUTO IL GOLPE

Il generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate birmane, ha accusato il governo di Suu Kyi di brogli elettorali riguardo alle elezioni che si sono svolte l’8 novembre scorso. L’esercito, che occupa un quarto dei seggi in Parlamento, già a fine gennaio aveva paventato la possibilità di prendere il potere e abrogare la Costituzione se il governo non avesse concesso una verifica dei risultati elettorali.

Proprio giovedì scorso la commissione elettorale birmana aveva respinto le accuse di frode e l’esercito sembrava aver fatto marcia indietro “senza tuttavia aver raggiunto a un accordo”, aveva fatto sapere il giornale Frontier Myanmar.

LE ELEZIONI IN BIRMANIA

L’8 novembre 2020, mentre gli occhi del mondo erano puntati sulle elezioni negli Stati Uniti, anche in Birmania si votava per eleggere il leader del Paese. Il partito di Suu Kyi, che nel 2015 si era assicurato una schiacciante maggioranza in parlamento (291 seggi), aveva replicato la vittoria conquistando addirittura 368 seggi su 434. Il Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’Unione (USDP) – sostenuto dai militari e principale partito di opposizione – si era invece aggiudicato solo 24 seggi.

LA VITTORIA DI SUU KYI A QUALE PREZZO?

Suu Kyi, che si era battuta contro il regime militare (aveva vinto il premio Nobel per la pace nel 1991 e trascorso, con alcune interruzioni, circa 15 anni agli arresti domiciliari), una volta al potere aveva poi cambiato approccio.

Nel 2016 c’era stata addirittura una sorta di riconciliazione formale con l’esercito e quando si è trattato di scegliere se schierarsi contro le forze armate denunciando il genocidio del 2017 compiuto nei confronti dei rohingya (la minoranza musulmana pari al 4% della popolazione) o difenderli, Suu Kyi, per non perdere consensi alle elezioni del 2020, ha scelto la seconda opzione e nel dicembre 2019, si è presentata di fronte alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja per negare il genocidio e difendere l’esercito.

Aung San Suu Kyi e il capo delle forze armate Min Aung Hlaing

LA DISCRIMINAZIONE DEI ROHINGYA

Gran parte dei buddisti in Birmania condivide con l’esercito l’odio per i musulmani e la paura nei loro confronti solo perché, in un passato non recente, alcune aree di Pakistan, Bangladesh, Malaysia, Indonesia si sono convertite all’Islam e teme adesso che accada anche nel loro Paese.

COSA SUCCEDE ORA

Dopo aver preso il potere, l’esercito ha annunciato lo stato d’emergenza per un anno, riporta il Myanmar Times. I militari, in un annuncio in televisione sul loro canale Name, hanno dichiarato che questa decisione è necessaria per preservare la “stabilità” della Birmania e che tutti i poteri sono stati trasferiti al capo delle forze armate Min Aung Hlaing, il quale sarà alla guida del Paese per un anno. La presidenza ad interim sarà invece ricoperta dall’ex generale e vicepresidente Myint Swe.

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