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Cosa succede in Etiopia

Mekelle Etiopia

Prove di pace in Etiopia. L’approfondimento di Ispi

Un accordo di cessazione delle ostilità e una serie di passi per ristabilire la pace in Etiopia. Questo il risultato, annunciato ieri a fine giornata, dei colloqui di pace tra governo etiope e rappresentanti delle forze tigrine che, sotto l’egida dell’Unione Africana, si sono incontrati a Pretoria (Sudafrica) a partire dal 25 ottobre.

Un passo avanti che è arrivato a due giorni dal secondo anniversario dell’inizio di un conflitto che si è contraddistinto per la sua drammaticità: mezzo milione di morti stimati tra militari e civili, milioni di sfollati interni, e una grave crisi alimentare. Insomma, date queste premesse, l’accordo di oggi era un esito tutt’altro che scontato.

Dove eravamo rimasti?

Il conflitto tra il governo centrale di Abiy Ahmed e il partito rappresentativo del Tigray, il TPLF, era iniziato a novembre 2020 in quello che per Addis Abeba si profilava come uno scontro rapido ma che si è invece incancrenito, arrivando a coinvolgere anche le regioni vicine e minacciando la stabilità regionale. La guerra ha visto frequenti alternanze di fortuna, come quella che nel 2021 aveva portato il TPLF a uno sfondamento verso la capitale.

Una tregua annunciata a marzo era stata interrotta con il riaccendersi degli scontri il 24 agosto, segnata da una serie di successi per il governo, con la presa di almeno tre città del Tigray da parte delle forze governative supportate da quelle eritree. Con annessi nuovi interrogativi sulle sorti del conflitto e sulla possibilità di vedere una sua conclusione pacifica.

Voltare pagina

Anche per il momento in cui arriva, l’accordo è stato quindi accolto positivamente dalle parti coinvolte. Per l’Unione Africana, questo momento segna un nuovo capitolo per il Paese, mentre il segretario delle Nazioni Unite Guterres parla di una “prima tappa gradita”. L’accordo raggiunto prevede la preservazione dell’integrità territoriale dell’Etiopia e la cessazione delle ostilità. Oltre a ristabilire l’ordine costituzionale in Tigray, l’accesso umanitario e la ricostruzione delle infrastrutture.

Questo risultato è cruciale quanto delicato. Saranno determinanti le modalità di implementazione e il pronto dispiegamento di aiuti umanitari. Ma anche le reazioni di altri attori coinvolti, prima tra tutti l’Eritrea, che non era presente a Pretoria. Insomma, questo accordo non segna la fine del processo di pace, ma piuttosto il suo inizio.

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