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Cosa succede nella maxi fabbrica di iPhone, dove la Cina ha scoperto le proteste dei lavoratori

IPhone Cina

L’hashtag su Weibo ‘Foxconn Riots’ è finito nelle maglie della censura del Great Firewall ma non è bastato e così il mondo ha saputo delle proteste alla mega fabbrica di Zhengzhou della Foxconn dove Apple sforna milioni i iPhone

Il governo cinese ha fatto di tutto per censurare le immagini e i video. Ma “tappare la bocca” a Internet non è affatto facile, perfino in Cina, dove lo Stato ha investito miliardi in software che filtrassero il più possibile le comunicazioni, non solo sul circuito interno, ma soprattutto quelle in entrata e in uscita (nessuno, insomma, dall’estero deve vedere quanto accade, nessuno, dal Paese, può raccontarlo). Il più famoso è il Great Firewall, versione hi-tech della Grande Muraglia. Ogni muro, però, ha i suoi punti deboli e il mondo ha scoperto comunque che anche in Cina, ogni tanto, gli operai protestano. Pure ferocemente.

LE ALTRE PROTESTE PER I LOCKDOWN

Non è la prima volta che il Dragone si scopre vulnerabile alle proteste ma pure alla libera informazione del Web: era accaduto con gli ultimi, durissimi, lockdown, accade ora nelle stesse zone, per la precisione nello stabilimento Foxconn di Zhengzhou, la cosiddetta iPhone City, per via della presenza di Apple che ha deciso di installarvi il più grande assemblatore al mondo di smartphone, capace di ospitare fino a 300mila tute blu.

CHE SUCCEDE NELL’IMPIANTO IPHONE IN CINA?

Un impianto che nelle ultime settimane è stato al centro della fuga di massa di lavoratori per sottrarsi a un ennesimo lockdown anti-Covid, dato che il governo ultimamente chiude i lavoratori nelle fabbriche, costringendoli a lavorare senza tornare a casa, così da non veicolare contagi e, al tempo stesso, non fermare la gigantesca industria cinese. La zona industriale è stata infatti recentemente interessata da molteplici focolai di Covid-19 e a nulla sembrano essere serviti gli incentivi e i bonus dell’azienda per chi avesse deciso di restare. I lavoratori, dal canto loro, sosterrebbero, secondo le poche informazioni filtrate, che la struttura versi in situazioni igieniche precarie.

 

Non è ancora chiara la motivazione delle ultime, forti, proteste che potrebbero essere legate alle condizioni dei lavoratori, alle misure restrittive attuate dal governo per reprimere i nuovi focolai di Coronavirus, ma anche al recente maxi bando per l’assunzione di 100.000 persone da parte di Foxconn, come riferito la scorsa settimana dai media ufficiali cinesi, per far fronte alla domanda e alle spedizioni di iPhone 14 in vista del Cyber Monday e dello shopping natalizio. Come sempre, la verità sta nel mezzo e potrebbe essere un mix di questi fattori.

LE CAUSE DEL MALUMORE TRA I LAVORATORI

Secondo quanto circola in Rete, ai neo-assunti sarebbero stati assicurati alloggio e lavoro separati rispetto ai dipendenti già in attività presso l’impianto, al fine di scongiurare il rischio di contagi: ma nella realtà i nuovi addetti si sarebbero trovati a condividere le foresterie con quelli già presenti nell’impianto, facendo salire il malcontento perché la mescolanza avrebbe imposto anche ai nuovi arrivi di restare confinati nello stabilimento. Da qui, è la voce ricorrente, le proteste che, secondo i video in live streaming sarebbero state arginate in modo molto duro dalla polizia.

IL COVID RIALZA LA TESTA?

Quel che è certo è che in Cina i nuovi casi di Covid-19 hanno toccato mercoledì i massimi assoluti su base quotidiana dallo scoppio della pandemia di inizio 2020: secondo gli aggiornamenti della Commissione sanitaria nazionale le infezioni domestiche si sono attestate a quota 31.444, di cui 27.517 asintomatiche.

Si tratta comunque di numeri minimi considerando quanto accade in altri Paesi, ma sufficienti a far scattare nuovi lockdown e tamponi di massa. Attualmente, il dato supera i quasi 30.000 contagi di metà aprile, nel pieno dei focolai che bloccarono Shanghai per due mesi. Questa volta però Pechino non vuole più bloccare la sua produzione industriale, tanto più a ridosso del Natale: ecco perché gli operai vengono letteralmente sigillati nelle fabbriche e viene loro impedito di tornare a casa a fine turno.

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