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Covid, in India ora anche Modi è senza ossigeno

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India fuori controllo, il Covid fa strage ma i cadaveri dati alle fiamme in strada non nascondono le responsabilità di Modi e della classe politica indiana. Sui social diventa virale l’hashtag #ResignModi

Il bilancio dei morti per Covid in India ha superato i 200.000, secondo le cifre ufficiali, ma i numeri reali sono molto più alti e il governo di Narendra Modi deve agire ora se non vuole che il Paese diventi il nuovo centro dell’orrore mondiale dopo il Brasile di Bolsonaro.

A Nuova Delhi e in altri Stati indiani i vaccini sono finiti e Medici Senza Frontiere stima che ci siano 350mila nuovi casi al giorno, ma anche in questo caso la cifra potrebbe essere peggiore.

Mancano farmaci, ossigeno e il Covid continua a mietere vittime, i cadaveri vengono bruciati in strada e le cause della situazione fuori controllo sono dovute alla gestione della pandemia.

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GLI ERRORI DI MODI

Mentre quasi tutti i Paesi continuavano ad annullare i grandi eventi, l’India si preparava per il suo più grande raduno religioso, il Kumbh Mela, e per le elezioni statali.

Come in ogni altra elezione, il partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP) di Modi non ha voluto lasciare nulla di intentato. Si è assicurato infatti di organizzare raduni più grandi di qualsiasi altro partito regionale.

In uno dei suoi comizi nello stato del Bengala occidentale, Modi ha espresso gratitudine dicendo che non aveva “mai visto folle così grandi in un comizio”. Queste manifestazioni avrebbero dovuto essere motivo di preoccupazione e anche gli esperti avevano lanciato l’allarme.

Il Kumbh Mela in India

Tuttavia, il ministro dell’Interno indiano Amit Shah ha prontamente risposto che non c’era alcuna correlazione tra il numero crescente di infezioni da Covid e la campagna elettorale, poiché “i casi sono aumentati negli Stati dove non c’erano elezioni”.

Un po’ come il Primo ministro dello Stato che ospita il Kumbh Mela, il quale affermava che “le benedizioni di madre Gange sono nel flusso dell’acqua, non c’è coronavirus”.

LA CENSURA SUI SOCIAL

Intanto, Facebook ha bloccato l’hashtag #ResignModi (“Modi, dimettiti”) provocando la scomparsa di almeno 12mila post critici verso la gestione della crisi sanitaria da parte del governo indiano, stando a quanto riportato dal Guardian.

Gli utenti indiani di Facebook lo hanno denunciato su Twitter spiegando di aver ricevuto un messaggio che diceva che i post accompagnati dall’hashtag erano stati “temporaneamente oscurati” perché “andavano contro gli standard” dei social media.

IL PERICOLO RIGUARDA TUTTI

Nessuno è al riparo. Hans Kluge, capo della regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha affermato che misure allentate in presenza di varianti più contagiose, unite a una copertura vaccinale ancora bassa, possono portare ad “una tempesta perfetta in qualsiasi Paese. La situazione in India può accadere ovunque”.

Leggi anche: Il fiume di Covid in India

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