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Crisi Covid-19 e rimedi: che cos’è il fondo BEI per le imprese

fondo BEI

Lo speciale fondo di garanzia della Banca Europea per gli Investimenti mobiliterà 200 miliardi di finanziamenti, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. L’articolo di Paolo Pellegrini

L’European Guarantee Fund promette di mobilitare 200 miliardi di finanziamenti a condizioni privilegiate per le imprese in difficoltà a causa della pandemia. Il 65% dei fondi è riservato alle piccole e medie imprese, che sono quelle più in difficoltà e con minor accesso al credito. La condivisione del rischio a livello europeo garantisce costi inferiori rispetto ad analoghi strumenti nazionali, nonché condizioni più vantaggiose.

LA BEI, IL SUO RUOLO E L’AZIONE NEL CONTESTO DELLA PANDEMIA

Il fondo paneuropeo di garanzia della Banca europea per gli investimenti è una delle misure comprese nel pacchetto di interventi urgenti decisi dalle Istituzioni europee, nella primavera di quest’anno, per sostenere l’economia continentale colpita dalla crisi Covid-19.

Sebbene mediaticamente meno enfatizzato di altri interventi e ancorato a importi apparentemente non paragonabili a quelli del SURE o del cosiddetto Recovery Fund (Next Generation EU), si tratta di uno strumento importante per sostenere le attività soprattutto delle piccole e medie imprese e tra i primi a essere divenuto operativo.

La BEI, di cui tutti i Paesi europei sono azionisti, è la banca d’investimento dell’UE, nata con lo scopo di sostenere finanziariamente ogni progetto in linea con gli obiettivi europei. Come ogni banca d’investimento, la sua funzione è quella di raccogliere denaro sui mercati di capitali ed erogare prestiti (a condizioni vantaggiose), o direttamente o per mezzo di banche e altri istituti finanziari.

All’acuirsi della crisi pandemica la BEI si è attivata, con i “normali” strumenti a sua disposizione, per facilitare la disponibilità finanziaria degli Stati membri: per l’Italia, nel periodo marzo-luglio 2020 sono già stati impegnati 6,5 miliardi di finanziamenti a favore di PMI (Piccole e medie imprese fino a 250 addetti), Midcap (imprese a media capitalizzazione tra i 250 e i 3mila addetti) e Sanità (2 miliardi che andranno a coprire quasi i due terzi dei 3,25 miliardi di investimenti a sostegno del settore sanitario previsti dal “Decreto rilancio” del Governo italiano).

Quanto sopra al di fuori dello specifico fondo di garanzia pensato per fronteggiare le conseguenze economiche della Covid-19, lo European Guarantee Fund (EGF).

PERCHÉ UN FONDO DI GARANZIA SPECIFICO E COME FUNZIONA

L’EGF è, appunto, un fondo di garanzia di 25 miliardi finanziato dagli stessi Stati membri della UE proporzionalmente alle rispettive quote di azionariato della BEI e di altre Istituzioni. La garanzia permette alla Banca europea per gli investimenti (e al suo controllato Fondo europeo per gli investimenti) di sostenere diversi tipi di operazioni finalizzate a fornire finanziamenti alle imprese, per mezzo dell’apertura di specifiche linee di credito per banche e altri intermediari finanziari, che possono in tal modo erogare finanziamenti aggiuntivi alle aziende temporaneamente in difficoltà. I 25 miliardi di garanzia dovrebbero permettere di mobilitare circa 200 miliardi di finanziamenti, una cifra notevole.

Condividendo il rischio su scala europea, il costo del fondo di garanzia è per ciascun Paese notevolmente inferiore rispetto a ogni possibile analogo strumento nazionale. Inoltre tutti gli Stati membri beneficiano collettivamente dell’eccellente rating creditizio della BEI, risparmiando sui costi di interesse. Si tratta dello stesso meccanismo di mutualizzazione alla base di Next Generation UE e di SURE.

L’operatività del fondo è per ora prevista fino alla fine del 2021, ma gli Stati membri potranno deciderne la proroga.

LA RIPARTIZIONE DEI FINANZIAMENTI

La caratteristica essenziale dell’European Guarantee Fund è che è stato pensato espressamente per aiutare le imprese più piccole, evidentemente le più esposte a rischio di insolvibilità finanziaria e le meno facilitate nell’accesso al credito. L’obiettivo è quello di sostenere con finanziamenti a condizioni vantaggiose le attività con prospettive di solidità nel lungo termine che si trovano in difficoltà a causa della crisi attuale e che potrebbero andare in default per mancanza di liquidità.

Ecco perché il grosso dei finanziamenti, almeno il 65%, è destinato alle PMI, mentre le Midcap potranno essere finanziate sino ad una quota massima del 23%. Residuali invece le possibilità di accesso (5%) per imprese con organico superiore ai 3.000 dipendenti, per le quali sono previste restrizioni particolari.

Un’ulteriore quota del 7% sarà destinata, per le sole piccole e medie imprese, al capitale di rischio, al capitale per la crescita e al venture debt (capitale di crescita ad alto rischio per le start-up, per definizione soggette a pericolo di fallimento elevato).
Nel contesto totale il 5% dei finanziamenti potrà andare anche a imprese del settore pubblico e agli enti operanti nei settori della sanità, della ricerca medica o fornitori di servizi essenziali nell’ambito della crisi sanitaria.

Articolo pubblicato su ilcaffegeopolitico.net

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