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Da Abraham Lincoln a Robert Fico, quando la violenza prende di mira i vertici della politica

Violenza Fico

La violenza, spesso, ha intrecciato la strada della politica, con esiti talvolta nefasti. Da Abraham Lincoln a Francesco Ferdinando, passando per la famiglia Kennedy e il Mahatma Gandhi e Shinzo Abe fino a Robert Fico

La violenza politica torna a colpire il cuore dell’Europa. Il premier Slovacco Robert Fico, fondatore del partito socialdemocratico Smer, è stato raggiunto da alcuni colpi di arma da fuoco ad Handlova, una cittadina a circa 150 chilometri a Nord-Est di Bratislava. L’attentatore, subito fermato dagli uomini della sicurezza e dalla folla di astanti, sarebbe Juraj Cintula, un pensionato di 71enne con la passione per la poesia, autore di diverse raccolte e sostenitore del partito d’opposizione “Slovacchia progressista”.

Il presidente Fico è stato immediatamente soccorso e trasportato, in eliambulanza, in ospedale dove ha subito una delicata operazione chirurgica. L’ufficio governativo di Fico ha fatto sapere che il presidente è ancora in pericolo di vita. L’aggressione è avvenuta nel corso di una manifestazione politica nei pressi della Casa della Cultura, dove il presidente Fico aveva incontrato i suoi sostenitori. Un attentato in piena regola, che scuote il cuore dell’Europa a meno di un mese dalle prossime elezioni europee e che ricorda i tanti, troppi casi in cui la violenza ha intrecciato la strada della politica.

VIOLENZA POLITICA: DA GIULIO CESARE A FRANCESCO FERDINANDO

Se uno dei primi omicidi politici della storia è quello delle Idi di marzo che, nel 44 a.C., ha visto cadere Giulio Cesare il XIX e il XX secolo hanno conosciuto numerosi episodi in cui la rabbia politica si è trasformata in aggressioni fisiche. Abraham Lincoln, il presidente americano che passerà alla storia per aver abolito la schiavitù nel sud degli Stati Uniti d’America, venne colpito il 13 aprile del 1865, morendo il giorno seguente, nel corso di uno spettacolo teatrale. Un attore, John Wilkes Booth, originario della Virginia con simpatie sudiste, gli sparò alla testa con una calibro 44 urlando “Sic semper tyrannis!”, il motto dello Stato della Virginia.

Il 28 giugno del 1914 il terrorista Gavrilo Princip, legato al movimento Mlada Bosna (Giovane Bosnia) ferisce a morte l’arciduca erede al trono d’Austria-Ungheria Francesco Ferdinando e la moglie Sofia duchessa di Hohenberg. È l’attentato di Sarajevo, che viene ricordato come scintilla che innescò la Prima guerra mondiale. Questo fu, in effetti, il pretesto che l’Impero austro-ungarico usò per dichiarare guerra alla Serbia.

IL TRIBUTO DI SANGUE PER LA CONQUISTA DEL POTERE

C’è poi il capitolo degli omicidi politici commessi nell’ambito della dialettica per la conquista del potere o da organizzazioni che silenziano gli oppositori. Nel primo caso ricade l’assassinio dello Zar Nicola II freddato, insieme alla sua famiglia, nel 1918 dai bolschevichi nel bosco di Koptiakij. Nel secondo caso, invece, possiamo ricordare l’omicidio di Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, rapito e assassinato il 10 giugno 1924 da un commando fascista per via delle sue coraggiose denunce nei confronti della nascente dittatura guidata da Benito Mussolini.

VIOLENZA POLITICA NEL SECONDO DOPO GUERRA: L’ATTENTATO A TOGLIATTI

Ma è nel secondo dopo guerra che il numero degli attentati e omicidi politici cresce al crescere delle tensioni economiche e sociali. Il nostro paese sfiora la rivoluzione il 14 luglio 1948 quando Palmiro Togliatti, Segretario generale del Partito Comunista Italiano, viene colpito da tre colpi di pistola sparati, mentre usciva da Montecitorio, da Antonio Pallante, uno studente di giurisprudenza fortemente anticomunista e simpatizzante del Fronte dell’Uomo Qualunque.

MUORE, CON GANDHI, IL SOGNO DI UN’INDIA SENZA CASTE

In India, il 30 gennaio 1948 il Mahatma Gandhi venne assassinato mentre si stava recando, per la consueta preghiera, nel suo giardino, insieme alle sue due pronipoti Abha e Manu. L’assassinio, Nathuram Godse, era un fanatico indù radicale che riteneva Gandhi colpevole di una linea troppo morbida del nuovo governo nei confronti del Pakistan. Molti anni dopo, nel 2007, è una leader pakistana che trova la morte dopo un comizio. È Benazir Bhutto, due volte prima ministra del Pakistan, che il 27 dicembre 2007 muore, insieme ad altre 20 persone, nell’ambito di un attacco bomba al termine di un comizio in programma a Rawalpindi, a 30 km dalla capitale Islamabad.

CAMELOT ANNEGATA NEL SANGUE

Negli anni ’60 gli Usa sono attraversati da un vento di cambiamento che coinvolge i costumi sessuali, i rapporti, ancora tesi, tra le tante etnie presenti nel paese. Una rivoluzione culturale che nasce nelle università ma che tracima nelle piazze e nella cultura popolare del paese. I volti di questi profondi cambiamenti sono quelli di John Fitzgerald Kennedy, Bob Kennedy e Martin Luther King Jr. Camelot, così John Kennedy chiamava il suo “cerchio magico” animato da istanze progressiste e riformatrici, viene annegata nel sangue. Il presidente viene ucciso a Dallas, durante una visita ufficiale, il 22 novembre 1963 dall’ex marine Lee Harvey Oswald. Resterà indelebile l’immagine della first lady, Jacqueline Kennedy, scendere dall’aereo che aveva trasportato la salma presidenziale con indosso il completo rosa  imbrattato del sangue del marito.

Pochi anni dopo, il 4 aprile del 1968, è il leader del Movimento per i diritti civili degli afroamericani, a cadere, vittima del fucile di precisione di James Earl Ray a Memphis, in Tennesse. Pochi mesi dopo, il 6 giugno 1968, la famiglia Kennedy paga un altro tributo di sangue. Bob Kennedy, candidato alla presidenza degli Usa, viene ucciso poco dopo aver incontrato i suoi sostenitori per festeggiare la vittoria elettorale delle primarie della California. L’assassino, reo confesso, è Sirhan B. Sirhan, cittadino giordano, che affermò di aver ucciso il candidato presidente per via del sostegno di Kennedy a Israele nella guerra dei sei giorni.

GLI ANNI DI PIOMBO IN ITALIA

Gli anni ’70 in Italia sono stati attraversati dalla violenza politica, di destra e di sinistra, che ha lasciato sul terreno numerose vittime illustri. Dal giudice Vittorio Occorsio, vittima del terrorismo di estrema destra freddato il 10 luglio del 1976, ad Aldo Moro, ex segretario della DC rapito e ucciso dalle BR il 9 maggio del 1978, a Vittorio Bachelet, giurista freddato dalle Brigate rosse il 12 febbraio del 1980 a Roberto Ruffili, anch’egli assassinato dalle BR a Forlì, il 16 aprile del 1988.

VIOLENZA POLITICA E RELIGIOSA: PAPA WOJTYŁA, YITZHAK RABIN E SHINZO ABE

Avvicinandoci ai giorni nostri possiamo ricordare l’attentato subito da Papa Giovanni Paolo II. Il 13 maggio 1981 Papa Wojtyła venne sparato da Mehmet Ali Ağca, un killer professionista turco, in piazza San Pietro. Il Pontefice sopravvisse all’attentato. Qualche anno dopo, il 4 novembre 1995 andò peggio al primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, ucciso da Yigal Amir, un colono ebreo estremista, per via del suo lavoro per portare la pace tra Israele e Palestina. L’ultimo omicidio di un ex capo di stato è quello di Shinzo Abe, il più giovane e più longevo Primo ministro del Giappone postbellico, assassinato a colpi d’arma da fuoco l’8 luglio 2022, nella città di Nara, da Tetsuya Yamagami, un ex militare di 41 anni della forza militare marittima giapponese.

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