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Dieci anni dal disastro nucleare di Fukushima, cos’è cambiato

Fukushima

Era l’11 marzo 2011 quando uno tsunami causò il disastro nucleare di Fukushima, secondo solo a quello di Chernobyl. Oggi la ricostruzione è a buon punto ma lo smantellamento della centrale è ancora lontano e non mancano le questioni irrisolte

L’11 marzo 2011 alle 14:46 al largo delle coste nord-orientali del Giappone, nella regione di Tohoku, a 30 km di profondità, la terra ha tremato con una scossa di magnitudo 9. Chi abitava nell’area racconta che l’inizio è sembrato come quello di tante altre volte ma quell’11 marzo, invece di smettere dopo pochi secondi, sono cominciati violenti scossoni che avrebbero portato al disastro nucleare di Fukushima, secondo solo a quello di Chernobyl.

LO TSUNAMI

La scossa provocò uno tsunami con onde superiori a 10 metri – in alcuni luoghi sfiorarono i 30-40 metri – che portarono via più di 20 mila persone tra morti e dispersi, 122 mila case e, nel momento più drammatico, furono 470 mila gli sfollati costretti ad abbandonare le loro abitazioni nelle province di Miyagi, Iwate e Fukushima. Secondo quanto afferma l’Agenzia per la ricostruzione giapponese, nel dicembre scorso erano ancora 42 mila. Città rase al suolo, solo detriti e devastazione, ma se possibile la situazione si è poi aggravata ulteriormente.

LA CENTRALE NUCLEARE DI FUKUSHIMA

Come conseguenza dello tsunami, infatti, i sistemi di emergenza della centrale nucleare Fukushima Dai-ichi furono bloccati dall’inondazione sopraggiunta e diversi reattori andarono in meltdown, provocando il peggiore incidente nucleare della storia dopo quello di Chernobyl.

LA RICOSTRUZIONE

Per la ricostruzione sono stati investiti circa 280 miliardi di dollari. Durante i primi 5 anni è stata messa in atto una ricostruzione intensiva, alla quale è seguita ed è ancora in corso la rivitalizzazione economica. Come riportato da Askanews, sempre secondo i dati dell’Agenzia per la ricostruzione, il 94% dei campi e il 97% delle strutture per processare il pesce – le due principali attività della regione – sono stati riportati ai livelli pre-tsunami.

COSA RESTA DOPO 10 ANNI

A 10 anni di distanza, sebbene la ricostruzione sia a buon punto, non è tutto risolto. In alcune aree la radioattività è ancora alta ed è tuttora in corso il decommissionamento della centrale che ha provocato il disastro. Nei giorni scorsi i tecnici della Tepco, l’azienda dell’energia elettrica responsabile della centrale nucleare, sono riusciti a rimuovere altro materiale radioattivo, ma non è ancora sicuro quando sarà possibile smantellare del tutto la centrale – si parla, infatti, di altri 20 o 30 anni. All’interno dei reattori sono ancora presenti tonnellate di materiali altamente radioattivi che possono essere eliminati solo da robot.

A 10 anni di distanza, la centrale continua tuttavia a produrre acqua contaminata, per ora raccolta in silos nelle aree circostanti, ma che non si sa ancora bene dove e come verrà smaltita e le persone temono che venga sversata in mare – cosa che vorrebbe la Tepco. Stesso discorso per la terra contaminata, 14 milioni di metri cubi di terreno, stoccati in depositi provvisori per i quali servirebbero depositi permanenti che ovviamente nessuno vuole.

LE RESPONSABILITÀ DELLA TEPCO

Dopo anni di silenzi e depistaggi, anche la Tepco ha ammesso di non essere riuscita a ridurre la radioattività nei livelli inizialmente auspicati. A distanza di anni dal disastro, e nonostante i depistaggi e le coperture del governo giapponese, i livelli di contaminazione da radiazioni hanno continuato a essere elevatissimi. Nei giorni successivi al disastro, la Tepco non disse di aver frenato il raffreddamento dei reattori. Come ha riportato il Corriere della sera, l’azienda di Fukushima non avrebbe infatti usato subito i getti di acqua di mare per non “rovinare” l’impianto.

Leggi anche: Così il Giappone difende le centrali nucleari

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