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Dove e quando si voterà nel mondo quest’anno

Turchia, Polonia, Argentina, Spagna, Finlandia

Dalla Turchia alla Spagna, passando per Argentina, Finlandia e Polonia. Sarà un anno ricco di appuntamenti elettorali

In Italia, gli appuntamenti elettorali saranno pochi anche se importanti. Su tutti, quelli regionali di Lombardia, Lazio, Molise e Friuli Venezia Giulia. Passando per quello della (possibile) svolta del Partito Democratico del prossimo febbraio. Ma nel mondo, nel 2023, dove si voterà? Ecco una guida.

IL FUTURO DELLA TURCHIA SI INTRECCIA CON LA GUERRA E CON L’UE

Anzitutto, la Turchia. Dove il sultano Erdogan attende l’appuntamento del 18 giugno per scrivere il futuro proprio e della potenza anatolica. Si rinnoveranno, infatti, sia le cariche parlamentari che il seggio presidenziale.

La Turchia può essere analizzata sotto tanti aspetti: sempre più forte nello scenario internazionale, unica a potersi intestare il ruolo di mediatore nella guerra russo-ucraina, continua a tenere sotto scacco l’Unione europea tramite il fattore migranti. Ma ha da tempo aumentato il proprio carisma anche nel Nord Africa.

E anche in termini di relazioni sul gas e sull’energia in generale ha accresciuto la propria rilevanza. Internamente, invece, Erdogan non ha dato prova di discostarsi più di tanto dai tentativi autoritari di controllare le istituzioni e dominare le opposizioni. Perdendo, anzitutto, il senno sulla gestione socio-economica della popolazione. Soffrendo, con il suo partito Akp e l’alleato Mhp, forti ribassi di consenso.

PRIMA E DOPO LA TURCHIA: DOVE SI VOTA IN EUROPA?

Polonia, Spagna, Grecia, Estonia e Finlandia saranno protagoniste in termini elettorali a livello europeo.

Cominciando dai mesi primaverili, marzo e aprile vedranno andare al voto rispettivamente Estonia (5 marzo) e Finlandia (2 aprile): Sanna Marin, per esempio, verrà riconfermata?

In estate sarà la Grecia a votare e forse la progressiva riduzione del vantaggio del centrodestra sulla sinistra potrà rendere l’appuntamento piuttosto interessante.

In autunno toccherà, invece, alla Polonia. Anche qui – come per il caso turco – la doppia postura politica è facilmente individuabile: poco rispettosa delle istanze europee al suo interno, affidabile nel posizionamento euro-atlantico e pro-Ucraina nello scenario della invasione russa. Qui, il partito al potere (PiS) non dovrebbe avere problemi di riconferma.

Sempre dopo l’estate anche la Spagna andrà alle urne, allungando la serie di elezioni svolte in pochi anni per evidente instabilità politica. Sarà la volta del definitivo sorpasso (anche al governo) dei Popolari di Alberto Núñez Feijóo sul Psoe?

GLI ALTRI APPUNTAMENTI: NIGERIA, ARGENTINA

Il 29 ottobre toccherà anche all’Argentina. Dove la crisi valutaria non ha accennato a smorzarsi in questi anni e dove è probabile un passaggio di consegne dal peronismo al centrodestra.

Nel continente africano voterà la Nigeria, il 25 febbraio. Qui i laburisti guidati da Peter Obi sono favoriti ma a contendersi la sfida saranno addirittura in sedici. Infine, entro il 13 ottobre toccherà anche al Pakistan. Un paese spesso al centro delle cronache nere dei disastri climatici.

 

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