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Pd, primarie il 26 febbraio: si voterà anche online. I candidati, le spaccature e tutti i subbugli

Primarie Pd

La direzione del Pd ha scelto la data delle primarie: saranno il 26 febbraio e si potrà votare online. Cinque i candidati che dovranno raccogliere le firme: Gianni Cuperlo, Paola De Micheli, Stefano Bonaccini, Antonio Guizzetti e Elly Schlein

Il Pd ha trovato l’accordo sulle regole per le prossime primarie: si terranno il 26 febbraio (dalle 8 alle 20) e sarà consentito il voto online al ricorrere di alcune condizioni. La Direzione nazionale del Pd (l’organo che conferisce l’indirizzo politico al Partito e rende esecutive le decisioni prese dall’assemblea nazionale) di ieri, dopo uno slittamento dalle 12.30 alle 19, ha deciso il regolamento delle primarie e lo spostamento della data dal 19 al 26 febbraio. Non c’è stata alcuna spaccatura nel partito ma Paola De Micheli, una delle candidate alla segreteria contraria al voto online, non ha partecipato al voto sul regolamento per le primarie.

COSA HA DECISO LA DIREZIONE DEL PD

Il Pd riunito nella direzione ha approvato il regolamento che accoglie la richiesta di Elly Schlein di consentire anche il voto online. L’accordo è passato con un solo voto contrario e 9 astenuti. Il voto online non sarà per tutti: sarà consentito solo a chi vive all’estero, ai disabili e malati che “autocertifichino tali condizioni”, e ai ‘fuorisede‘, le persone “residenti in località la cui distanza dai seggi renda particolarmente difficoltoso l’esercizio del voto”. “Rompere il muro della partecipazione con primarie online è importante per definire il profilo di un partito unito, moderno e inclusivo”, ha detto Elly Schlein. La direzione ha dato via libera alla commissione congresso e ai criteri di ampliamento dell’Assemblea Costituente.

LA PROPOSTA DI ELLY SCHLEIN

La confusione che si agita all’interno del Partito Democratico, e che si è riverberata anche sullo slittamento della data per le primarie al 26 febbraio, ha generato uno scarso interesse degli elettori nei confronti dell’appuntamento elettorale. Cosa che fa presagire un’affluenza tutt’altro che numerosa. Anche per questo Elly Schlein, candidata della sinistra del Parito Democratico, ha proposto di consentire la partecipazione alle primarie anche con voto elettronico. “Le primarie sono una caratteristica identitaria del Pd – aveva detto Elly Schlein – che è nato all’insegna della partecipazione, dell’apertura verso l’esterno. In questo momento il rischio maggiore è la disaffezione e io credo che per combatterla sia necessario ampliare gli strumenti di partecipazione”.

PAOLA DE MICHELI: “CAMBIARE LE REGOLE DEL GIOCO È SEGNALE DI DEBOLEZZA”

Contraria alla scelta di “cedere” sul voto online, Paola De Micheli si è astenuta dalle votazioni. “Non ho partecipato al voto in quanto ritengo l’applicazione così estesa del voto online per le primarie una forzatura nel metodo. A quaranta giorni dal voto si decide di cambiare le regole”, ha detto l’ex ministro per le infrastrutture . “Questo è un segnale di debolezza e per questo non ho votato in direzione. Secondo me è un atteggiamento poco chiaro e io ho deciso di prendere posizione. L’eventuale trasformazione del Pd in un partito anche digitale ha bisogno di una discussione e di una decisione da parte degli iscritti al Partito Democratico. Dopo questa pausa di poche ore mi rimetto a fare opposizione e a girare l’Italia per spiegare le mie idee per il lavoro, transizione ambientale e sanità come ho fatto ogni giorno in questi mesi”.

GLI ALTRI CONTRARI AL VOTO ONLINE

Sebbene l’accordo sia stato trovato grazie a una mediazione di Stefano Bonaccini, soddisfatto per aver evitato la spaccatura nel Pd, qualche giorno fa aveva fatto passare il suo punto di vista, contrario al voto online, attraverso la sua vice, Pina Picierno. “La proposta di voto online lanciata da Elly Schlein è sbagliata e oltretutto irrealistica e inapplicabile a poche settimane dal voto”, aveva detto la vicepresidente del Parlamento Europeo: “significherebbe non garantire un voto sicuro alle iscritte e agli iscritti, trasformando così uno dei processi più importanti della nostra comunità in una insensata imitazione della piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle”. Qualche apertura in più era arrivata da Gianni Cuperlo che aveva chiesto, però, trasparenza e regole certe. “Abbiamo approvato il regolamento”, ha detto Cuperlo. “Adesso costruiamo il partito e il più è fatto!”.

IL TORTUOSO PERCORSO DELLE PRIMARIE DEL PD

All’indomani del risultato elettorale il passo indietro di Enrico Letta ha aperto, di fatto, la fase congressuale che avrebbe dovuto trovare punto di svolta nella scelta del nuovo leader attraverso le primarie. Il Pd dallo scorso ottobre ha intrapreso la strada della ricostruzione attraverso un congresso costituente che prevede la scrittura di un nuovo “manifesto dei valori e dei principi” del Partito (che sarà approvato a chiusura della fase costituente tra il 20 e il 22 gennaio) e che dovrebbe culminare nella scelta di un nuovo segretario attraverso le primarie. Il segretario uscente, responsabile di una campagna elettorale poco centrata sui temi economici e sociali, avrebbe voluto fissare la data delle primarie già a gennaio ma buona parte del partito si disse contraria. Così fu proposta la data del 12 marzo, data, però, considerata troppo lontana da un’altra parte del partito. L’accordo sembrava essere stato trovato per il 19 febbraio. Ora la data è stata nuovamente cambiata nella Direzione di ieri. “Le regole del congresso devono essere condivise”, hanno detto dal Nazareno. “Questa è stata fin dall’inizio la nostra stella polare. Niente forzature e niente lacerazioni”.

LE TAPPE

Prima delle primarie a due è necessario che termini il percorso nei circoli dove solo i tesserati potranno votare il candidato preferito. Il 27 gennaio c’è il termine ultimo per la presentazione delle candidature e, tra il 27 gennaio e il 12 febbraio, si terranno le votazioni nei circoli. I tesserati potranno scegliere, a oggi, tra i cinque candidati ufficiali.  Successivamente, selezionati i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti tra gli iscritti, il 26 febbraio si svolgeranno le primarie aperte a tutti. I delegati del partito proclameranno il nuovo segretario nel corso del Congresso conclusivo.

CHI SONO I CANDIDATI

I candidati alla segreteria del partito democrati sono cinque: Gianni Cuperlo, Paola De Micheli, Stefano Bonaccini, Antonio Guizzetti e Elly Schlein. Bonaccini è l’attuale presidente dell’Emilia-Romagna e rappresenta la continuità nel Partito, amministratore, e rappresentante dell’ala riformista del partito. Elly Schlein arriva a questa direzione presentandosi come outsider, in realtà è stata fino a poco vicepresidente della Regione Emilia Romagna, attenta ai temi ambientali, europei e ai diritti civili, prova a rappresentare l’anima più giovane del Partito democratico. Paola De Micheli, ex ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti tra il 2019 e il 2021 e vice segretario del Partito Democratico quando alla guida dei Dem c’era Nicola Zingaretti, è stata la prima candidata ufficiale del “dopo Letta”. Gianni Cuperlo, che ha aperto la campagna elettorale per la segreteria all’Istituto Gramsci ai Cantieri Culturali della Zisa, a Palermo, rappresenta l’area più a sinistra del PD. Ex presidente del Partito Democratico, dal 2013 al 2014, è stato già candidato alle primarie nel 2013, in cui perse con grande distacco contro Matteo Renzi. Vuole partecipare alle primarie del Pd anche Antonio Guizzetti, che dovrà raccogliere, come tutti, 4.000 firme da raccogliere per correre al congresso. Economista, ha lavorato con Mario Draghi alla Banca mondiale, si è iscritto al Pd a dicembre ma ha detto di essere iscritto da molti anni alla CGIL e che la sua è una storia di sinistra.

LA LENTA AGONIA DEL PARTITO DEMOCRATICO

Nel corso dell’ultimo anno il peso elettorale del Pd si è drasticamente ridotto. Nel corso dell’ultima legislatura, tendenzialmente, i consensi del Partito Democratico si sono attestati di poco sopra il 20%. La scelta di sostenere il Governo Draghi, e di continuare ad apprezzarlo anche dopo la sua caduta, ha regalato al Pd di Enrico Letta un picco di consensi: il 23,2% registrato prima della pausa estiva. Una campagna elettorale poco convincente, una strategia coalizionale contraddittoria e l’imposizione di nuovi temi all’attenzione dell’elettorato hanno condotto a un risultato elettorale deludente, solo il 19% dei votanti ha scelto il Partito Democratico. E dopo le cose sono andate ancora peggio: la Supermedia del 22 dicembre ha registrato un Pd al 15,9% e l’ultimo sondaggio di SWG del 9 gennaio ha attribuito al Pd solo il 14% dei consensi, superato dal M5S al 17,7% e più che doppiato da FdI al 31,3%.

UN’OPPOSIZIONE DEBOLE E CONFUSA

Da settembre a oggi, l’opposizione del Partito Democratico è stata confusa e poco centrata sull’obiettivo di riconquistare i consensi degli elettori. Prova ne sono i sondaggi. In questi primi mesi di Governo Meloni il Pd non è riuscito a trovare una quadra sulle alleanze, tra le forze di opposizione è parso mancare anche un minimo comun denominatore di convergenza su questioni fondamentali, come la guerra in Ucraina e la collocazione internazionale. Specchio di questa disarmonia sono le geometrie variabili delle alleanze alle prossime le elezioni regionali in Lazio e in Lombardia e che si svolgeranno il prossimo 12 febbraio. Nel Lazio, il Pd si presenta alleato al Terzo Polo e contro centrodestra e M5S, mentre in Lombardia l’alleato è il M5S contro centrodestra e Terzo Polo. Come scrive Annalisa Cuzzocrea su La Stampa, c’è il timore di un effetto depressivo di una probabile sconfitta.

CHI COMANDA NEL PD?

Certo non giovano alla tenuta del Partito le lotte di potere che si agitano al suo interno. Il Pd romano con Franceschini (che sostiene Elly Schlein), Bettini e Zingaretti, cui si deve l’intuizione, non di particolare successo, del campo largo con il M5S, proverà a ritagliarsi un suo spazio, in quella che si profila essere una sfida tutta emiliana.

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