Dal settore assicurativo a quello della logistica, dall’energia al trasporto aereo: tutti i settori più colpiti dal conflitto in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz
La guerra in Iran è arrivata anche in Europa, non solo per i missili e droni lanciati contro le basi statunitensi nella regione e contro una base britannica a Cipro. Gli attori interessati sono numerosi: l’energia, la logistica, il settore assicurativo così come il trasporto aereo.
IL RIALZO DEI PREZZI DELL’ENERGIA
L’impatto immediato del conflitto in Iran sui prezzi dell’energia è stato significativo: ieri i prezzi del petrolio sono aumentati di circa l’8% e quelli del gas in Europa di circa il 20%. Chiaramente l’impatto a lungo termine sui prezzi dell’energia dipenderà dalla durata delle ostilità e dal loro impatto sul trasporto marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli attacchi di Teheran alle infrastrutture di gas naturale liquefatto del Qatar hanno fatto schizzare il prezzo del gas quello che è “il quarto fornitore di Gnl della Ue e il secondo fornitore per l’Italia (33%)”, scrive il Corriere della Sera.
LA RUSSIA PROVA AD APPROFITTARNE
Una occasione d’oro per il petrolio russo. Mosca, scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera, ha una miriade di petroliere-ombra con almeno 150 milioni di barili parcheggiate in mare, in giro per il mondo, perché le sanzioni inducono ormai anche le raffinerie di Cina o India ad andarci piano a rifornirsi dai russi. La guerra in corso in Iran, il blocco dello stretto di Hormuz e la conseguente decrescita di estrazione ed esportazione del greggio potrebbe far risalire le quotazioni del petrolio russo, inducendo i paesi europei (e non solo) a chiudere un occhio sulla “moralità” del greggio di Putin. “Il messaggio del Cremlino – scrive Fubini -, anche agli Stati Uniti, è chiaro: lasciateci vendere i nostri idrocarburi per tamponare un’impennata dei prezzi globali, così eviterete che i vostri elettori in Occidente siano colpiti dall’inflazione”. Posizione sostenuta da Kirill Dmitriev, dal 2025 inviato speciale per la cooperazione economica e gli investimenti internazionali. “È tempo di assicurarsi contratti a lungo termine di gas naturale liquefatto russo per costruire una base di forniture diversificata ed equilibrata – ha scritto su X -. Peccato che Ursula (von der Leyen, ndr) e Kaja (Kallas, ndr) saranno ultime in una lunga fila. Sono un esempio di come una politica miope porta conseguenze negative”.
LE ASSICURAZIONI
Le tensioni internazionali quando, come in questo caso, si traducono in un conflitto a fuoco che rischia di tracimare oltre i confini regionali si ripercuotono sul rischio assicurativo. “Le compagnie assicurative stanno annullando la copertura contro i rischi di guerra per le navi nel Golfo del Medio Oriente”, scrive Al Jazeera. Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz tra Iran e Oman si è quasi completamente, almeno cinque petroliere sono state danneggiate, due membri del personale sono morti e circa 150 navi risultano bloccate intorno allo stretto. Ma non solo. “Circa il 10% delle navi portacontainer mondiali è intrappolato nei più ampi rallentamenti, e le merci potrebbero presto accumularsi nei porti e nei principali hub di trasbordo in Europa e Asia”, ha spiegato lunedì Jeremy Nixon, amministratore delegato della compagnia di trasporto container Ocean Network Express. “Il cosiddetto war risk – il premio assicurativo per il rischio di guerra – è esploso – ha spiegato il prof. Duci a Policymakermag -. Prima delle tensioni nel Mar Rosso il premio medio era circa lo 0,01% del valore della nave. Con la crisi degli ultimi mesi era già salito fino all’1%. Oggi si parla di premi potenziali tra il 10% e il 20% del valore della nave, livelli che rendono il traffico praticamente insostenibile. Inoltre, c’è anche la questione degli equipaggi: in situazioni di rischio elevato i marittimi hanno il diritto di rifiutarsi di transitare in un’area pericolosa”.
UN DISASTRO PER LA LOGISTICA
Tra i settori colpiti duramente dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz c’è il settore logistico e del trasporto condotto da grandi navi cargo. “Tutte le compagnie hanno navi ferme in quella zona: non possono uscire dal Golfo. La situazione è difficile. Noi siamo fortemente presenti con navi ed equipaggi e non è una situazione che mi piace – ha detto Rolf Habben Jansen, Ceo di Hapag Loyd, la quinta compagnia di trasporto container al mondo, al Secolo XIX – Non è possibile capire cosa potrà succedere. Serviranno ancora un po’ di giorni, pochi, penso al massimo cinque poi prenderemo una decisione, ma al momento non abbiamo fermato il carico diretto verso quella zona”. Questo non significa che le navi andranno verso la zona di guerra, ma che, in mancanza di previsioni certe, per il momento non ci saranno cambiamenti. “L’impatto? Diverse decine di migliaia di container solamente per la nostra compagnia, circa 50mila container”.
IL COMMERCIO DI FERTILIZZANTI E LE RICADUTE SUL SETTORE AGRICOLO
La chiusura dello Stretto di Hormuz e la minaccia, da parte dei guardiani della rivoluzione, di colpire “qualsiasi nave tenti di attraversarlo” mettono a serio rischio una fetta importante del commercio mondiale. Per esempio, dallo Stretto di Hormuz passa circa un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti che vengono utilizzati in agricoltura. “Questo creerà una tensione non solo nell’aumento del costo – che impatterà direttamente sulle imprese agricole – ma anche sulla disponibilità del prodotto, che in questo momento è poco sottolineata in termini di rischio”. A spiegarlo è il presidente di Coldiretti Ettore Prandini a margine del Global Food Forum in corso oggi e domani a Bruxelles, sottolineando che è “a rischio sovranità alimentare europea”. La criticità “vale per l’Europa, ma vale per altri Paesi come il Brasile, l’India dove in gran parte si vanno ad approvvigionare proprio dai Paesi che oggi sono coinvolti direttamente nello scontro bellico nel poter avere concimi come l’urea o fertilizzanti”.
I DISAGI AL TRASPORTO AEREO
Fortissimi sono anche i disagi per il trasporto aereo. Secondo i dati forniti da FlightAware sono 1.812 i voli cancellati, ritardi si registrano, invece, su 8.114 voli. La stragrande maggioranza negli aeroporti interessati dalle limitazioni alla circolazione. Tra gli scali più colpiti: Dubai, Abu Dhabi, Doha e Tel Aviv. Una situazione particolarmente critica per i collegamenti tra Unione europea e Asia. La Russia non può essere sorvolata. Il percorso che attraversa l’Egitto, l’Arabia Saudita, i Paesi del Golfo e poi conduce in pieno Oceano Indiano è stato sconsigliato dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea per il rischio che lo scontro militare tra Usa/Israele e Iran possa portare all’abbattimento di un aereo civile. La “strada” che passa dalla Turchia, sorvola l’Iraq e conduce al Golfo Persico (o Golfo Arabico) è vietata perché corre proprio tra l’Iran e la Penisola arabica, in una posizione «perfetta» per il fuoco incrociato. Infine, resta percorribile il tragitto settentrionale che, però, sorvola tutta la penisola anatolica, su Armenia, Azerbaigian, Mar Caspio, Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India e oltre.


