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Gas russo, cosa sono i conti K? Quali Paesi sono disposti a pagare Mosca in rubli?

Kherson Conti K

Dopo che la Russia ha fermato le forniture a Polonia e Bulgaria, l’Ue è meno compatta. Sono numerosi i Paesi che pensano di correre ad aprire i conti K come richiesto da Putin per continuare a pagare il gas russo. Alcuni lo avrebbero fatto già settimane fa. E venerdì l’Ue dovrebbe diramare le linee guida in materia. L’impressione, però, è che se il Cremlino ha dimostrato di non bluffare con le minacce, Bruxelles non sia altrettanto in grado di andare fino in fondo…

“L’Ungheria non ha dubbi sul proprio obbligo di pagare il gas russo nel modo più idoneo a garantire la sua regolare fornitura“. Lo ha detto il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, confermando l’intenzione di Budapest di pagare il gas ai fornitori russi anche in rubli, come imposto da Vladimir Putin all’inizio di aprile. “L’approvvigionamento dell’energia è materia di sicurezza nazionale e il governo ha il dovere di garantire la sicurezza ai cittadini”, ha affermato Szijjártó.  Il 78% del gas consumato dal Paese proviene dalla Russia. E se il governo ungherese intende aggirare le sanzioni occidentali, Bruxelles vuole procedere di gran lena sanzionandolo per non creare pericolosi precedenti che depotenzierebbero le sanzioni e, soprattutto, spaccherebbero la – già fragile – politica estera comunitaria: la Commissione Ue ha ufficialmente avviato una procedura d’infrazione contro l’Ungheria per uso improprio dei fondi Ue. L’erogazione dei fondi è subordinata al rispetto dei principi dello stato di diritto L’iter per la sospensione dei fondi potrebbe richiedere dai cinque ai nove mesi.

COSA SONO I CONTI K?

La scorsa settimana Mosca ha dato una nuova dimostrazione di forza interrompendo le forniture di gas a Polonia e Bulgaria. Fatto che, secondo Bloomberg avrebbe spinto diversi Stati dell’Ue ad aprire i cosiddetti conti K come richiesto dalla Russia nei suoi numerosi ultimatum. Almeno quattro Paesi membri, sostiene la testata, avrebbero provveduto da settimane.

La procedura per non irritare i russi l’ha spiegata il Cremlino nel decreto emanato dal presidente russo Vladimir Putin che, in vigore dallo scorso 1° aprile, ha sancito l’obbligatorietà di pagare in rubli i rifornimenti di gas: se i Paesi dell’Ue vogliono continuare ad avere accesso alle forniture energetiche russe, dovranno aprire i conti K presso Gazprombank, banca privata attraverso cui avviene gran parte delle transazioni legate al gas tra Europa e Russia.

QUALI PAESI UE HANNO APERTO I CONTI VOLUTI DA PUTIN?

In questo modo, i “clienti” del Vecchio continente possono continuare a pagare il gas con la propria valuta nazionale, ovvero l’euro, e Gazprombank si occuperà di convertire i pagamenti dalle valute estere in rubli. Un doppio passaggio che apparentemente salva ‘capra e cavoli’, ma che in realtà fa pagare ai Paesi occidentali il crollo della valuta russa a seguito delle sanzioni dato che il costo di cambio viene scaricato sulle aziende. Si teme peraltro che le aziende possano rifarsi aumentando i prezzi agli utenti finali. In quel caso i singoli cittadini pagherebbero le sanzioni ai russi.

Leggi anche: Russia vicina al default, cosa accadde nel fallimento del 1998?

La Commissione europea ancora la scorsa settimana ha ribadito che “se il pagamento avviene in rubli stiamo parlando di un aggiramento delle sanzioni”, nel tentativo di evitare fratture tra i 27. Eric Mamer, portavoce dell’esecutivo comunitario, ha detto che “rispettare il decreto” di Putin  “violerebbe le sanzioni”. Quello che le aziende europee potrebbero fare, indicano fonti europee, sarebbe aprire un conto corrente in euro con Gazprombank a Mosca.

Tra i Paesi che avrebbero accettato le condizioni di Mosca aprendo conti K ci sarebbero l’Austria (voce smentita dal cancelliere Karl Nehammer), la Slovacchia e perfino l’Italia con Eni. Venerdì l’Ue dovrebbe emanare direttive per chiarire cosa sarà vietato e cosa sarà permesso. Quanti Paesi le rispetteranno? In ballo potrebbero esserci anche le tranche del PNRR, che potrebbero essere bloccate se le nazioni Ue dovessero fare di testa loro.

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