Dal mondo

Giornata del clima, anche l’Ue scende in campo con Greta Thunberg

Oggi giornata del clima, iniziativa globale per chiedere ai governi di agire subito contro il riscaldamento globale. Approvata una risoluzione al Parlamento europeo con una serie di proposte sulla strategia di riduzione delle emissioni a lungo termine.

Un venerdì 15 marzo da ricordare, destinato a entrare nella storia della lotta ai cambiamenti climatici di un’intera generazione il “FridaysForFuture”, l’iniziativa globale con marce, cortei e appuntamenti in ogni città del mondo. Milioni di studenti e non in piazza per chiedere ai governi di agire subito e di combattere contro il riscaldamento globale e le emissioni. Simbolo della lotta, la sedicenne svedese Greta Thunberg diventata famosa in tutto il mondo per la protesta in solitaria davanti al parlamento svedese il 20 agosto 2018, per chiedere maggiore attenzione, da parte dei politici, al problema dell’inquinamento e dei gas serra che stanno mettendo a rischio il futuro di intere generazioni. Parlamento che l’ha candidata al Nobel per la pace.

IL PARLAMENTO EUROPEO IN PRIMA FILA NELLA LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

In prima fila, da sempre, nella strategia climatica c’è l’Europa che alla vigilia del “FridaysForFuture” ha approvato una risoluzione in Parlamento con una serie di proposte sulla strategia di riduzione delle emissioni a lungo termine dell’Ue. Nella risoluzione non vincolante, adottata con 369 voti favorevoli, 116 voti contrari e 40 astensioni, gli eurodeputati hanno affermato che solo due degli otto scenari proposti dalla Commissione europea nella sua comunicazione di novembre consentirebbero all’Ue di raggiungere, entro il 2050, l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra e che tale obiettivo sia l’unico compatibile con gli impegni dell’Unione nel quadro dell’accordo di Parigi sul clima. In tal senso i membri dell’assemblea hanno chiesto a Bruxelles di promuovere esclusivamente questi due scenari per non superare il limite climatico di 1,5°C.. Consapevoli che, per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette nel 2050 nel modo più efficiente in termini di costi, sarà necessario innalzare il livello di ambizione per il 2030. E hanno espresso sostegno alle manifestazioni, in particolare alle marce sul clima e agli scioperi degli studenti per sensibilizzare sui rischi climatici.

SOSTEGNO ALLE REGIONI PIÙ COLPITE DALLA DECARBONIZZAZIONE

La transizione verso un regime a zero emissioni di gas serra, se gestita bene e col sostegno adeguato per regioni, settori e cittadini più vulnerabili, può potenzialmente creare 2,1 milioni di posti di lavoro aggiuntivi entro il 2050 nell’Ue. Per questo, hanno proposto gli eurodeputati nella risoluzione, dovrebbe essere creato un “un fondo per una transizione giusta” per sostenere le regioni più colpite dalla decarbonizzazione, come le regioni carbonifere. La strategia Ue di azzeramento delle emissioni nette dovrebbe privilegiare, inoltre, la riduzione diretta delle emissioni e il potenziamento dei pozzi di assorbimento e delle riserve naturali europei (come le foreste) rispetto alle tecnologie di assorbimento del carbonio, che devono ancora essere utilizzate su larga scala e che comporterebbero notevoli rischi per gli ecosistemi, la biodiversità e la sicurezza alimentare.

INVESTIRE NELL’ECONOMIA CIRCOLARE E NELLA BIOECONOMIA

Non solo. Secondo il Parlamento europeo, la transizione verso un’economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra presenta sfide e opportunità per l’Ue. Gli investimenti nell’innovazione industriale, comprese le tecnologie digitali e le tecnologie pulite, sono necessari per stimolare la crescita, rafforzare la competitività e creare posti di lavoro, per esempio nell’ambito di un’economia circolare e una bioeconomia in espansione. Gli eurodeputati hanno sottolineato, inoltre, l’importanza di una politica energetica e climatica stabile e prevedibile per incoraggiare gli investimenti a lungo termine. Infine, hanno ribadito la posizione del Parlamento europeo di destinare una quota minima del 35% delle spese per la ricerca (Orizzonte Europa) a sostegno degli obiettivi climatici.

IL GAS COME FONTE ENERGETICA PER AIUTARE IL CLIMA

In questo senso una grossa mano potrebbe arrivare dal gas, una fonte energetica che presenta una concentrazione di Co2 minore rispetto a quella di altri idrocarburi. I dati evidenziano che il carbone produce da 350 a oltre 400 grammi di CO2 per kWh, l’olio combustibile produce emissioni fra i 240 e i 260 g/kWh e il gas naturale si ferma a soli 200 g/kWh. In sostanza, a parità di energia sviluppata, la combustione completa del gas naturale produce circa la metà della CO2 rispetto a quella che si sviluppa bruciando carbone favorendo di fatto una perfetta transizione verso una economia completa decarbonizzata e rinnovabile. È per questo che la Cina, nel suo piano di abbassare i tassi di inquinamento, ha deciso di incrementare l’utilizzo del gas per produrre energia e riscaldare le abitazioni, abbandonando progressivamente l’utilizzo del carbone. “Se le centrali elettriche a carbone venissero sostituite, su larga scala, da centrali a gas, entro il 2030, le emissioni di CO2 nel settore energetico potrebbero ridursi anche del 5% rispetto ai livelli attuali”, ha ammesso un recente studio pubblicato da Siemens e dal professor Horst Wildemann della Technical University di Monaco di Baviera. Insomma una conferma di quanto già diceva l’Agenzia internazionale per l’energia nel 2017 nel suo Global Gas Security review e cioè che il gas naturale, il combustibile fossile più pulito e a minor intensità di carbonio, dovrebbe svolgere un ruolo chiave nella transizione verso un sistema energetico più verde e flessibile.

 

Articolo pubblicato su EnergiaOltre.it

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