Dal mondo

I misteri e i pericoli del Congo tra gruppi armati e risorse minerarie

Congo

Diamanti, cobalto, oro, rame, zinco, argento, carbone, petrolio e coltan. Gli occhi del mondo sulla Repubblica democratica del Congo, dalle risorse minerarie alle violenze che coinvolgono gruppi armati, jihadisti, multinazionali e paesi confinanti

L’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere della scorta, Vittorio Iacovacci, e dell’autista congolese, Mustapha Milambo, ha riportato l’attenzione su uno dei territori più pericolosi e imprevedibili al mondo. La Repubblica democratica del Congo è un paese immenso e complesso, ricco di risorse minerarie che lo rendono teatro di guerre e violenze da decenni.

IL CONTESTO GEOGRAFICO

Come ha spiegato Limes, “le province del Kivu del Nord (luogo dell’omicidio) e del Kivu del Sud compongono un’area di quasi 125 mila chilometri quadrati e con oltre 12 milioni di abitanti nell’estremo lembo orientale dell’ex Congo belga”. E tutta la Repubblica democratica del Congo è grande quanto l’Europa occidentale.

IL CONTESTO POLITICO

Luca Barana, ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) ed esperto di Africa, ha sottolineato su HuffPost come l’area orientale della Repubblica democratica del Congo è una delle zone più travagliate dell’intero continente. Da quasi trent’anni si susseguono violenze e anche dopo l’accordo di pace del 2003 sono continuate a proliferare milizie e gruppi armati.

Leggi anche: Chi era l’ambasciatore italiano Luca Attanasio morto in un attentato in Congo

“In queste regioni la presenza statale è molto debole – ha dichiarato Barana – tanto più che parliamo di un Paese dalle istituzioni non così salde […] molti dei gruppi armati che si muovono in queste zone sono composti da ribelli, componenti dell’esercito che si staccano avanzando rivendicazioni… è un ciclo che si alimenta anche e soprattutto grazie all’estrema ricchezza di risorse minerarie che caratterizza il Paese”.

LE RISORSE MINERARIE E LE FORESTE

I gruppi armati che si fanno la guerra tra loro e che combattono le autorità dello Stato agiscono proprio per mettere le mani sulle risorse. La Repubblica democratica del Congo e in particolare il Kivu non conoscono pace per l’immensa ricchezza mineraria che possiedono. Violenze, saccheggi e lotta per il controllo vanno avanti da decenni.

Nella Repubblica democratica del Congo sono presenti diamanti, cobalto, oro, rame, zinco, argento, carbone, petrolio e coltan. Di quest’ultimo – materiale prezioso e difficile da estrarre che viene utilizzato per realizzare gli schermi dei cellulari – è ricco proprio il Kivu. La lotta per il controllo di queste ricchezze ha favorito la nascita di molti dei gruppi guerriglieri che agiscono nella zona.

Oltre alle risorse minerarie, le milizie sono interessate anche al controllo delle foreste. Il Parco dei Monti Virunga, dove è stato ucciso Attanasio, è già stato teatro di rapimenti a opera di questi gruppi e anche i ranger sono stati spesso attaccati e uccisi. Tutti questi gruppi si autofinanziano con i rapimenti sia di locali che di stranieri.

I GRUPPI ARMATI E GLI AFFARI

Tra i gruppi armati più noti c’è l’Allied democratic forces, che è il più organizzato nel Kivu del Nord. Come riporta Limes, la bandiera dell’islamismo che sventola viene usata dal governo di Kinshasa “per cercare aiuti internazionali nella lotta al jihad”. Il gruppo armato non ha un vero programma politico e il suo interesse sembra essere rivolto soprattutto “alla predazione delle ricchezze locali”. C’è poi il movimento etnico hutu Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, al momento in fase di crisi a causa del calo di finanziamenti stranieri – ma che continua comunque a preoccupare.

A loro si aggiungono gruppi ribelli creati da ruandesi e ugandesi, nati inizialmente “per difendere i propri villaggi durante la guerra”, ma che guardano anche loro alle ricchezze del territorio. Infine, ricorda Limes, nel maggio del 2020 lo Stato Islamico ha invitato alla guerra santa tutti i jihadisti africani e rivendicato un attentato nel Nord Kivu qualche mese dopo.

L’analisi fatta della rivista di geopolitica racconta inoltre che uno dei problemi alla radice delle violenze nel paese è il contrabbando delle ricchezze del Kivu. Il traffico illecito viene favorito “dalle multinazionali europee e americane e dai paesi confinanti”. Ne è una prova il fatto che “il Ruanda figura fra i primi produttori mondiali di coltan anche se ufficialmente è privo di miniere”. Nella sua capitale, Kigali, hanno infatti sede le direzioni delle multinazionali, soprattutto belghe e americane, che commerciano in minerali preziosi. L’Italia in questo contesto è considerata “un attore relativamente minore”.

Leggi anche: Caso Onu in Congo?

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