Mancano tre mesi all’inizio dei mondiali di calcio negli Stati Uniti, Messico e Canada e la partecipazione della nazionale dell’Iran, regolarmente qualificata alla competizione e inserita nel Gruppo G, è quanto mai in dubbio. Ecco gli scenari possibili e cosa dice il regolamento FIFA
Donald Trump si dice totalmente disinteressato alla possibile esclusione dell’Iran dai prossimi mondiali di calcio. Probabilmente non si tratta di una priorità nel quadro di un escalation militare che sta raggiungendo dimensioni planetarie, eppure su questo piano si misurerà la vigenza dei valori condivisi dello sport, dopo l’accantonamento palese di quelli legati al diritto internazionale.
Malgrado la discrezionalità che le è attribuita dal suo statuto e la vicinanza tra il presidente Gianni Infantino e il tycoon – sancito recentemente dall’istituzione di un “Premio per la pace” dedicato al presidente americano -, la FIFA mantiene per il momento una posizione di cautela in questa partita simbolica. Ma il nodo andrà sciolto presto: possiamo considerare i mondiali un’oasi di pace nel caos della guerra in corso, o il calcio prenderà definitivamente l’abbrivio delle alleanze belliche?
IL TRAVEL BAN DEGLI USA E GLI OSTACOLI LOGISTICI
Sulla carta gli indizi ci sono tutti e precedono in parte l’escalation militare in Medio Oriente. Negli Stati Uniti, un ordine esecutivo dello scorso giugno impone un “full travel ban” che impedisce l’ingresso ai tifosi iraniani, concedendo deroghe limitate esclusivamente agli atleti, allo staff tecnico e ai familiari stretti. Alle difficoltà diplomatiche si aggiungono le nuove preoccupazioni per l’ordine pubblico nelle sedi di Los Angeles e Seattle, dove la numerosa comunità iraniana in esilio potrebbe reagire in modo imprevedibile alla presenza della squadra nazionale.
Ostacoli innegabili dal punto di vista logistico, cui si aggiunge la totale assenza di dialogo tra USA e Iran, che di certo non ripartirà per garantire la competizione calcistica. Per il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, “non possiamo aspettarci di guardare con speranza alla Coppa del Mondo” e del resto la delegazione di Teheran è stata tra le pochi assenti all’ultima riunione logistica di Atlanta.
CHI POTREBBE ESSERE RIPESCATO
I candidati più naturali per un’eventuale ripescaggio appartengono alla confederazione asiatica (AFC): l’Iraq, che è attualmente impegnato negli spareggi intercontinentali, e gli Emirati Arabi Uniti, eliminati proprio dagli iracheni nell’ultima fase delle qualificazioni, potrebbero essere le opzioni più logiche per mantenere l’equilibrio geografico del torneo.
CHE COSA DICE IL REGOLAMENTO FIFA
La storia del calcio mondiale offre diversi precedenti di esclusione legati a conflitti bellici o regimi politici, come i casi della Jugoslavia nel 1994 e della Russia nel 2022, quest’ultima sanzionata dal Consiglio FIFA per la violazione dei valori fondamentali di pace e sicurezza. Ma cosa dice esattamente il regolamento FIFA? Il quadro normativo che disciplina simili criticità è delineato dall’articolo 6 del regolamento della Coppa del Mondo, che conferisce all’organo guidato da Gianni Infantino una discrezionalità d’azione pressoché totale.
L’articolo 6.7 specifica infatti che, nel caso in cui una federazione membro si ritiri o venga esclusa, la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione, adottando qualsiasi misura ritenuta necessaria, inclusa la sostituzione con un’altra associazione. Il sistema regolamentare si fonda inoltre sull’articolo 4, che sancisce i principi di non discriminazione e neutralità politica, mentre gli articoli 14 e 16 dello Statuto FIFA autorizzano il Consiglio ad adottare provvedimenti urgenti, inclusa la sospensione di una federazione, per tutelare la sicurezza e l’integrità delle competizioni internazionali.
SANZIONI ALLA FEDERAZIONE IRANIANA IN CASO DI RINUNCIA?
Il paradosso è che, qualora la federazione iraniana fosse spinta alla rinuncia, potrebbe essere addirittura oggetto di sanzioni finanziarie. L‘articolo 6.2 dello Statuto FIFA stabilisce infatti che una nazionale qualificata che si ritira entro trenta giorni dalla prima partita debba affrontare una multa di almeno 250.000 franchi svizzeri, cifra che raddoppia a 500.000 franchi in caso di rinuncia più tardiva, oltre all’obbligo di restituire i fondi ricevuti per la preparazione.
LA FAKE NEWS SU TAREMI E LA PROTESTA DELLA NAZIONALE FEMMINILE
Mentre il regime di Teheran affronta una crisi senza precedenti, la tensione si riflette anche sui singoli protagonisti. Nelle ultime ore sono circolate notizie infondate circa un arruolamento dell’attaccante Mehdi Taremi, prontamente smentite dal vicepresidente dell’Olympiacos Kostas Karapapas e dall’agente del calciatore Federico Pastorello, che hanno ribadito l’estraneità dell’atleta alle vicende belliche.
Il clima di dissenso interno rimane tuttavia palpabile: dopo il rifiuto della nazionale maschile di cantare l’inno in Qatar nel 2022, anche la nazionale femminile guidata da Marziyeh Jafari ieri ha messo in atto una protesta simile durante la Coppa d’Asia, restando in silenzio prima della gara contro la Corea del Sud in segno di solidarietà contro la violenza nel Paese.
Crediti foto: Tasnim News Agency


