Oltreconfine, la rassegna stampa internazionale di Policy Maker
KNESSET SCIOLTA: NETANYAHU CHIUDE LA LEGISLATURA CON LEGGI CONTROVERSE IN VISTA DELLE ELEZIONI
Il parlamento israeliano, la Knesset, si è sciolto venerdì mattina dopo una maratona di voti dell’ultima ora. Come evidenzia l’Associated Press, era in programma in teoria solo la pausa estiva, ma ora la camera non si riunirà più prima delle elezioni anticipate fissate per il 27 ottobre.
Il premier Netanyahu sta faticando a tenere in piedi la sua coalizione mentre il Paese si avvicina al terzo anniversario dell’attacco jihadista del 7 ottobre e della guerra che ne è seguita. I sondaggi mostrano una forte spinta per i partiti di opposizione, guidati dall’ex premier Naftali Bennett.
Nell’ultima settimana il parlamento ha approvato diverse leggi molto controverse. Tra queste, due norme che di fatto bloccano l’arruolamento degli ultra-ortodossi nell’esercito, una mossa finalizzata ad assicurarsi il loro sostegno. Sono passati anche provvedimenti legati alla riforma della giustizia voluta da Netanyahu, tra cui un maggiore controllo governativo sui media radiotelevisivi e un indebolimento del ruolo del procuratore generale Gali Baharav-Miara, da tempo nel mirino della destra.
Il presidente della Knesset, Amir Ohana, ha annunciato lo scioglimento dicendo: “Abbiamo completato un mandato di quattro anni, approvato nove bilanci e centinaia di leggi. Grazie per la fiducia”. Portare a termine una legislatura piena è rarissimo in Israele: l’ultima volta è successo nel 1988.
Netanyahu è il premier che ha governato di più nella storia del Paese, ma anche per lui è un risultato insolito. Tra il 2019 e il 2022 gli israeliani sono andati alle urne cinque volte. Nello Stato ebraico si vota in media ogni 2,4 anni, uno dei ritmi più frenetici tra i Paesi OCSE, segno di una radicata instabilità politica.
SERHII KORETSKYI, CHI È L’INGEGNERE CHE DIVENTA PREMIER UCRAINO IN PIENA GUERRA
Serhii Koretskyi, 48 anni, è stato nominato giovedì scorso nuovo primo ministro dell’Ucraina. Come sottolinea l’Associated Press, la sua scelta non è stata per niente scontata. A differenza di tanti alti funzionari, Koretskyi non ha fatto carriera nei partiti, in parlamento o nella burocrazia statale.
Ingegnere di formazione, ha passato più di vent’anni nel settore privato, gestendo industrie del carburante e dell’alimentazione, prima di essere chiamato a dirigere alcune delle aziende energetiche statali più in crisi del Paese. Si è subito guadagnato la fama di ottimo risolutore di emergenze: ha preso imprese in difficoltà e le ha riportate in profitto.
Ora però arriva la prova più dura, dove l’esperienza manageriale da sola non basta. Guidare un governo in guerra, senza soldi e sotto costante attacco, richiederà abilità politica, diplomazia e capacità di manovra. Zelensky ha incaricato Koretskyi di preparare il Paese a quello che potrebbe essere l’inverno più difficile del conflitto a causa dei bombardamenti russi. La partenza non è stata delle più tranquille: mentre il parlamento lo confermava, centinaia di manifestanti sono scesi in piazza protestando contro il presidente e accusandolo di aver messo da parte ingiustamente il popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov nel rimpasto improvviso della scorsa settimana.
Nelle sue prime parole in parlamento, Koretskyi ha indicato le priorità immediate: proteggere il sistema energetico martoriato, stabilizzare l’economia, spendere bene gli aiuti internazionali ed aumentare la produzione di armi in patria. Il suo curriculum nel settore energetico parla di un manager particolarmente efficace e pragmatico.
Nel 2022, dopo che lo Stato ha espropriato Ukrnafta e Ukrtatnafta all’oligarca Kolomoiskyi, è stato messo alla guida di entrambe. In due anni ha portato Ukrnafta a profitti record, ha ripulito i debiti fiscali, aumentato la produzione e trasformato l’azienda in uno dei maggiori contribuenti del Paese, fornendo carburante alle forze armate e finanziando l’acquisto di droni.
L’anno scorso è arrivato alla guida di Naftogaz nel momento peggiore per via delle riserve di gas ai minimi storici per colpa della gestione precedente e dei colpi russi. Ha ordinato un audit profondo, ha fatto una riorganizzazione radicale, subendo critiche per i tagli e la semplificazione degli organici, ha ricostruito le scorte di gas oltre i 13 miliardi di metri cubi e raccolto quasi un miliardo di dollari. Zelensky lo ha definito “il candidato più preparato”, sottolineando soprattutto la sua capacità di affrontare l’inverno che arriva.
PIRATI SOMALI TORNANO ALL’ATTACCO: DIROTTATA UNA PETROLIERA NEL GOLFO DI ADEN
I pirati hanno colpito di nuovo nel Golfo di Aden. Secondo quanto riportato dall’UKMTO, l’organizzazione britannica per la sicurezza marittima, e da funzionari della sicurezza somala, una petroliera è stata abbordata e dirottata venerdì scorso da uomini armati mentre navigava verso est, al largo delle coste yemenite.
Come rimarca la BBC, le autorità del Puntland, regione semi-autonoma della Somalia, hanno confermato che gli aggressori sono somali e hanno identificato la nave come la MT Asana, una tanker battente bandiera della Tanzania diretta al porto di Bosaso, nel Puntland. La nave è stata presa da sette uomini armati partiti da una zona remota vicino alla cittadina portuale di Garacad. L’abbordaggio è avvenuto a circa 65 miglia nautiche dalla costa yemenita.
Si tratta del secondo dirottamento riuscito nella zona da maggio, quando era stata sequestrata la MT Eureka vicino al porto di Qana. Ad aprile, inoltre, altri due navi erano state abbordate nell’Oceano Indiano. Nelle ultime settimane si sono registrati anche diversi attacchi falliti, in un chiaro segnale che la pirateria sta tornando a essere un problema serio dopo un periodo di relativa calma. Fino a tre anni fa questi episodi erano quasi scomparsi grazie alle operazioni di sicurezza coordinate da diverse marine internazionali. Ma ora la situazione sta cambiando.
Mentre l’Oceano Indiano è fortemente pattugliato dalla forza navale dell’Unione Europea, il Golfo di Aden risulta più scoperto e quindi più vulnerabile. Secondo i funzionari del Puntland, proprio questa minore sorveglianza spiegherebbe perché i pirati stanno spostando qui le loro operazioni. L’allarme è alto e tutte le navi in transito sono state invitate a procedere con la massima cautela. Un ritorno della pirateria in quest’area strategica rischia di complicare ulteriormente i traffici marittimi già messi a dura prova dalle tensioni regionali.

