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La guerra non è questione di poltrone

Armi Ucraina

I Graffi di Damato

Opera in una località dell’Ucraina sud occidentale non meglio precisabile per comprensibili ragioni di sicurezza una “Casa della Misericordia”, da quattro anni sostenuta dalla benemerita Fondazione Don Carlo Gnocchi, che è riuscita per fortuna a sottrarre alla guerra, distribuendoli fra Italia, Polonia, Slovacchia e Stati Uniti, tutti i ricoverati e assistiti: donne e bambini affetti da gravi patologie, fra cui rachitismo, disturbi dello spettro autistico, sindrome di down, paralisi cerebrali infantili, ritardi nello sviluppo psico-fisico, disabilità mentale. Il territorio è purtroppo segnato da un alto numero di patologie congenite dovute in parte anche al disastro del 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl, distante 500 chilometri, nonché alla diffusa sindrome feto-alcolica.

Messi in salvo gli assistiti originari, la Casa della Misericordia ne ha accolti altri: gli sfollati da Kiev, Kharkiv e altre zone del Paese sotto attacco russo, ha raccontato la direttrice Tetyana al mensile Missione Uomo, della Fondazione Don Gnocchi.

“Abbiamo accolto e stiano dando assistenza – ha precisato Tetyana- a mamme con bambini, donne incinte, anziani, invalidi in carrozzina, feriti. Attendiamo l’arrivo di altri piccoli, molti dei quali rimasti orfani. Come potremmo non accoglierli? Hanno perso tutto. Alcuni sono arrivati alla Casa della Misericordia dopo avere trascorso una settimana senza mangiare, bere e dormire. Chiedo loro come stanno e rispondono: qui abbiamo dormito la prima volta tranquilli da quando è cominciata la guerra. Finora abbiamo avuto scorte alimentari e d’acqua a sufficienza, ma con questi numeri non so davvero come faremo a provvedere a tutti. Quello che più mi preoccupa è la mancanza di medicinali”.

Giro questo racconto- precedente naturalmente alle notizie ancora più drammatiche di questi ultimi giorni da quella che pur potrebbe considerarsi un’oasi nell’inferno ucraino- a quegli inviati di guerra, cronisti, professori e opinionisti che, direttamente o connessi, affollano i salotti televisivi italiani interrogandosi da dove fuggano in tanti nella e dall’Ucraina, non sanno se scampati più ai soldati e agli ordigni di Putin o a quelli di Zelensky, confondendo insomma l’aggressore per l’aggredito. O prendendosela con Biden e quel suo manutengolo che sarebbe il presidente del Consiglio d’Italia Mario Draghi. Che, reduce peraltro da una missione in Algeria per ridurre concretamente la dipendenza dell’Italia dal gas russo, con la solidarietà e gli aiuti anche militari all’Ucraina starebbe semplicemente guadagnandosi, per il dopo-Palazzo Chigi, essendogli mancato il Quirinale, la carica di segretario generale della Nato. Gli farebbero concorrenza due predecessori alla guida del governo: Enrico Letta e Paolo Gentiloni. Fortunatamente non anche Giuseppe Conte, non essendoci più alla Casa Bianca l’amico Trump: quello che lo chiamava Giuseppi, al plurale. Tocca leggere anche questo nelle cosiddette cronache politiche di casa nostra: casa -direi a questo punto- non della misericordia vera di Tetyana ma dell’infamia travestita da informazione. Che riduce sempre tutto a banali lotte per la poltrona d turno.

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