Dalla Repubblica Ceca alla Spagna, da Israele alle midterm americane: si prepara una fase di forte ridefinizione degli equilibri europei e internazionali. Ecco il calendario dei principali appuntamenti elettorali dei prossimi mesi
Sanchez, Netanyahu, Trump, Tusk, Meloni, Macron: sono solo alcuni dei leader globali che nei prossimi mesi dovranno passare dalle forche caudine del voto popolare, che in diversi casi potrebbero costringerli a passare la mano. Tra la fine del 2026 e il 2027 l’Europa e il mondo occidentale intero si troveranno infatti di fronte a una particolare congiuntura elettorale, in grado, potenzialmente, di riscrivere gli equilibri globali.
Per l’Europa il punto non è soltanto la successione dei governi nazionali. Le elezioni possono modificare gli equilibri nel Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo definiscono le principali direttrici politiche dell’Unione, e nel Consiglio dell’Ue, dove la maggioranza qualificata tiene conto anche del peso demografico degli Stati membri. Il 2027, da questo punto di vista, potrebbe consegnare una geografia politica europea molto diversa da quella attuale.
I PRIMI APPUNTAMENTI EUROPEI
Il calendario europeo si apre con la Repubblica Ceca, al voto il 9 ottobre per le elezioni legislative. Seguirà la Serbia, che tra il 18 e il 25 ottobre dovrebbe tornare alle urne per le elezioni parlamentari anticipate. L’8 novembre sarà invece la volta della Bulgaria, chiamata a eleggere il presidente.
Appuntamenti che, pur avendo un peso diverso rispetto alle grandi elezioni dell’Europa occidentale, contribuiscono a delineare il rapporto tra l’Ue, il fianco orientale del continente e la Russia. Per Praga e Sofia il tema europeo si intreccia con quello della sicurezza e del sostegno all’Ucraina; per Belgrado resta centrale il rapporto complesso con Bruxelles e Mosca. Ma il passaggio europeo più rilevante della parte finale del 2026 sarà quello spagnolo.
IL VOTO SPAGNOLO E IL NUOVO EQUILIBRIO DELL’UE
Il 29 novembre tocca infatti a Madrid. È l’appuntamento europeo che può incidere più direttamente sull’equilibrio politico dell’Unione, anche perché arriva alla vigilia di un 2027 destinato a ridisegnare la leadership dei principali Stati membri.
Con un’eventuale sconfitta di Sanchez, l’Ue, si troverebbe inoltre senza governi socialisti tra i maggiori Paesi dell’Unione e in più con un partito, Vox, che minaccia di stravolgere il percorso portato avanti fin qui da Madrid, per esempio sul Green Deal.
Timori allargabili alla stessa tenuta europea e ad altri dossier sensibili, dal sostegno all’Ucraina alla difesa comune Ucraina, fino alla gestione dei migranti e al bilancio comunitario, specie se si considera che il voto spagnolo potrebbe anticipare dinamiche simili anche In Francia, Polonia e Italia, i 3 grandi membri dell’Unione che andranno al voto nel 2027.
Un concetto ben sintetizzato ieri dal Corriere della Sera, che fa sua l’analisi di Nathalie Tocci: “un conto è un’Ue con Meloni insieme a Merz, Macron, Sánchez e Tusk e un conto è una Meloni circondata da Le Pen, Abascal, Feijóo, un Kaczynski e via dicendo”.
ISRAELE, UN VOTO OLTRE I CONFINI DEL MEDIO ORIENTE
Detto degli appuntamenti europei, tra fine ottobre e inizio novembre sono attesi alle urne anche due protagonisti assoluti delle cronache geopolitiche degli ultimi mesi, Israele e Stati Uniti.
Per quanto riguarda Gerusalemme, alle urne il 27 ottobre, l’impatto del voto si misurerà ben oltre i confini israeliani: in gioco c’è la sopravvivenza politica di Benjamin Netanyahu e del suo progetto. Suo avversario naturale in questa tornata è il generale Gadi Eisenkot, ex capo delle Forze armate, in teoria di orientamento centrista. Su di lui potrebbero convergere anche i voti di Naftali Bennett e Yair Lapid, principali leader dell’opposizione.
Nel caso di una sconfitta di Netanyahu, il quadro mediorientale potrebbe cambiare significativamente. Se sono in molti a dubitare di un concreto cambio di approccio nei confronti della popolazione palestinese – chiamata anch’essa al voto, dopo vent’anni, il 28 novembre – c’è speranza invece per quanto riguarda i rapporti con il Libano e con l’Iran, contro cui l’attuale primo ministro s’è scagliato a più riprese. Oltre al fatto che potrebbe essere ridimensionarsi l’asse con l’amministrazione Trump.
LE MIDTERM AMERICANE E IL PESO DI WASHINGTON
Il 3 novembre 2026 gli Stati Uniti andranno alle urne per le elezioni di metà mandato. Le midterm rinnoveranno l’intera Camera dei rappresentanti e una parte del Senato, oltre a numerosi incarichi statali. Ma soprattutto saranno l’occasione più importante per valutare direttamente l’operato di Donald Trump in una competizione elettorale e forse per limitarne il potere nei prossimi mesi.
Il controllo del Congresso condiziona infatti la capacità dell’amministrazione di portare avanti la propria agenda e può avere effetti sulla politica estera, sulla spesa per la difesa, sugli aiuti agli alleati e sulla gestione dei principali dossier internazionali. Per questo il voto di novembre sarà uno degli appuntamenti più osservati a livello globale. Il suo impatto potrà riflettersi sui rapporti con l’Europa, sulla guerra in Ucraina, sulla politica verso la Cina e sull’intero equilibrio del sistema delle alleanze americane.
IL 2027 DECIDERÀ L’EUROPA CHE VERRÀ: FRANCIA, POLONIA E ITALIA AL VOTO
Decise queste importantissime partite, nel 2027 si definiranno ulteriormente i destini europei, con tre dei principali Paesi membri chiamati al voto Francia, Polonia e Italia.
Dal 18 aprile Parigi sceglierà il successore di Emmanuel Macron, mentre il secondo turno è previsto per il 2 maggio. La partita dell’Eliseo avrà un peso particolare per l’Unione europea. La Francia è infatti uno dei due principali motori politici dell’integrazione europea insieme alla Germania e dispone, in quanto potenza nucleare e membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, di un peso internazionale che supera quello determinato dalla sola dimensione economica. Macron dovrà vedersela con Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, forte di sondaggi che la danno in testa al primo turno. Gli altri candidati sono Édouard Philippe per l’area centrista, mentre a sinistra resta centrale Jean-Luc Mélenchon.
Senza data definitiva invece Italia e Polonia. Se le elezioni di Varsavia sono un passaggio importante soprattutto per la collocazione del Paese sul fianco orientale dell’Ue e della Nato, l’Italia è il terzo Paese dell’Unione per popolazione e una delle principali economie europee. Se si conta anche la Spagna, tra il 2026 e il 2027 andranno dunque al voto i quattro Paesi, dopo la Germania, più popolosi dell’Ue e che occupano quindi un peso rilevante tanto nel Consiglio europeo quanto nei meccanismi decisionali dell’Unione.

