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Le sanzioni a Mosca stanno funzionando? Qual è l’effetto sull’economia russa?

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Per la Banca mondiale, le sanzioni occidentali a Mosca dovrebbero causare un crollo del Pil oltre l’11% e portare l’inflazione sopra il 22%

Impossibile affermare attualmente che le sanzioni imposte da Europa e Stati Uniti a Mosca come risposta all’invasione dell’Ucraina stiano avendo un effetto dirompente sull’economia russa anche perché nei calcoli degli economisti c’è una incognita da non sottovalutare: la portata degli accordi economici che Vladimir Putin ha stretto con Paesi alleati, quali la Cina e l’India. Non mancano però le stime. Uno degli studi più affidabili in tal senso è stato elaborato dalla Banca mondiale. Ecco cosa dice.

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Secondo l’ultimo approfondimento che la Banca mondiale ha dedicato alle sanzioni su Mosca, l’istituto prevede il crollo del prodotto lordo russo dell’11,2% per via dei crolli dell’export, che potrebbe scendere di oltre 30 punti percentuale ( -30,9%) ma anche dell’import, a -35,2%. Fra gennaio e marzo l’export russo in valore è crollato dell’8,3% rispetto ai tre mesi precedenti, nonostante il forte aumento dei prezzi di gas e petrolio. Le importazioni russe registrerebbero -16,8% nei primi tre mesi del 2022, rispetto all’ultimo trimestre del 2021. Secondo il centro studi tedesco Kiel Institute, al primo aprile i container giunti nel porto di Vladivostok, sulla costa pacifica della Russia di fronte al Giappone, sono del 70% in meno al rispetto a un anno fa, in una economia mondiale già frenata dalla pandemia.

Le sanzioni occidentali dovrebbero far detonare l’inflazione, che solo a marzo rispetto a febbraio, in Russia è cresciuta del 7,6% mentre si stima che volerà a +22% quest’anno. Per i russi, insomma, ci vorranno sempre più rubli per riempire il carrello della spesa.

Anche se le riserve in euro e dollari della Russia presso la Banca centrale sono congelate dalle sanzion, la Banca centrale di Mosca sostiene però che la Russia presenta ancora un saldo positivo, nel primo trimestre dl 2022, pari a 58 miliardi di dollari, soprattutto grazie agli acquisti di gas e petrolio da parte dei Paesi europei.

LE SANZIONI A MOSCA AUSTRALIANE

Dal computo della banca mondiale sfuggono invece le nuove sanzioni dell’Australia contro la Russia. Nel mirino di un nuovo pacchetto di misure 14 imprese statali russe “di importanza strategica ed economica per la Russia”, compresa Kamaz, che produce mezzi pesanti, e aziende del settore navale, come Sevmash e United Shipbuilding Corporation (Usc), “legate alla difesa”. Prendere di mira “le imprese statali della Russia, in coordinamento con i partner chiave, intacca la loro capacità di sostenere l’economia russa”, afferma una nota del ministero degli Esteri australiano. Le nuove sanzioni colpiscono anche Ruselectronics, responsabile per la produzione di circa l’80% di tutti i componenti elettronici russi, e Russian Railways, tra le più grandi del settore al mondo.

LE CONTROSANZIONI RUSSE

Negli ultimi giorni, la Russia ha imposto sanzioni contro 398 membri del Congresso degli Stati Uniti in rappresaglia contro la decisione di Washington di sanzionare centinaia di parlamentari russi. Nella ‘lista nera’ sono finiti anche “la leadership e i presidenti delle commissioni della Camera dei rappresentanti americana”. Ma in questo caso si tratta di provvedimenti dal valore puramente simbolico e di scarsissima rilevanza economica.

 

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