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Macron si sta lepenizzando?

Francia

I Graffi di Damato

Non per volerci impicciare degli affari altrui, in particolare quelli del presidente uscente della Repubblica di Francia, ma visto che essi alla fine coinvolgono anche noi come partecipi di quell’Unione Europea di cui peraltro egli è presidente di turno, mi sembra assai curioso che Emmanuel Macron, nel tentativo -credo- di superare anche nel ballottaggio del 24 aprile la concorrente di destra Marine Le Pen, si sia messa a inseguirla sulla strada di un sostanziale fiancheggiamento di Putin nella guerra contro l’Ucraina. Eppure la maggior parte degli osservatori, anche o soprattutto francesi, avevano previsto, alcuni addirittura auspicato, un inseguimento della contendente sulla strada delle preoccupazioni per il disagio delle categorie più deboli. Che soffrono la combinazione preversa degli effetti “gialli” della politica macroniana in Patria e ora anche di una guerra che sta allungando su tutta l’Europa la paura o l’ombra di una recessione già innescata dalla pandemia.

Già insorto, diciamo così, contro il presidente americano Biden per quel “macellaio” dato a Putin in un discorso a Varsavia, Macron ha pubblicamente disapprovato anche il “genocidio” avvertito alla Casa Bianca in Ucraina ad opera dei russi: un genocidio, peraltro, che esonera il presidente da passaggi parlamentari sulla strada di altri immediati aiuti a Kiev. Putin, nel frattempo impegnato a fronteggiare gli effetti della sua aggressione alll’Ucraina sul fronte baltico, dove cresce la voglia di protezione sotto l’ombrello della Nato, non ha trovato il tempo di ringraziare pubblicamente Macron, col quale ha una certa frequentazioni telefonica. Ma deve avere gradito la mossa, non a caso elogiata dai vari putiniani, volenti o nolenti, impegnati a rappresentare come una messinscena il dramma ucraino impietosamente dimostrato dalle immagini.

Più chiaramente, cinicamente, o come altro preferite, di altri che scrivono di queste cose, Marco Travaglio ha sentenziato che “ormai lo capiscono anche i paracarri che si tenta di spacciare un conflitto regionale sul Donbass per una guerra mondiale contro tutta l’Ue, anzi tutto l’Occidente”. Una guerra invece che sarebbe voluta, orchestrata, fomentata ogni giorno da Biden anche o soprattutto allo scopo di togliere clienti alla Russia nel mercato energetico, sostituendo il gas di Putin troppo sporco ormai di sangue con quello americano peraltro più caro e non meno sporco, sempre secondo Travaglio. Che profitta dell’occasione anche per accusare Draghi di non associarsi alle critiche di Macron a Biden, evidentemente perché al guinzaglio politico, diciamo così, degli Stati Uniti. Da cui il presidente del Consiglio italiano spera -ha già alluso nei giorni scorsi Il Fato Quotidiano- di essere prima o poi compensato con la segreteria generale della Nato superando la concorrenza di Enrico Letta e di Paolo Gentiloni, suoi predecessori a Palazzo Chigi.

Purtroppo la rappresentazione riduttiva della guerra in Ucraina, i dubbi sulla responsabilità delle atrocità che via via si scoprono sul posto e le denunce o insinuazioni sulla regìa di Biden hanno un’estensione politica sempre più inquietante, coinvolgendo ambienti e partiti per niente di vecchia sinistra.

In Italia, per rimanere a casa nostra, anche un giornale come La Verità di Maurizio Belpietro, già direttore di Libero e del Giornale della famiglia Berlusconi, ha denunciato con un titolone su tutta la prima pagina di oggi “le impronte americane sulla guerra in Ucraina”: altro che quelle russe lasciate sul campo. E meno male che il mio amico Piero Sansonetti sul Riformista si è tenuto più prudente aggrappandosi un pò al Pontefice e titolando: “Pace, pace grida il Papa. Guerra guerra rispondono Putin e Biden”. Anche Putin, quindi, e non solo Biden.

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