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Nato: chi sono i possibili candidati italiani come inviato speciale per il Sud

Nato Sud

Da Belloni a Enrico Letta è partito già il totonomi per l’inviato speciale della Nato per il Sud, dopo la candidatura rivendicata per l’Italia dal ministro Tajani

Alcuni “segnali interessanti” li aveva già colti la premier italiana dopo l’apertura del summit Nato a Washington: “Nelle conclusioni del vertice – ha detto Giorgia Meloni – ci siamo molto spesi per riconoscere un inviato speciale per il tema del sud, per iniziare un lavoro che dia piena dignità anche al lavoro di attenzione che va fatto sul sud e mi pare che ci siano dei segnali interessanti da questo punto di vista, ma lo vedremo alla fine del vertice”.

DESIGNATO INVIATO NATO PER IL SUD. TAJANI: “CI SONO ECCELLENTI CANDIDATI ITALIANI”

I “segnali” erano fondati, sicché – come emerso dalla bozza del comunicato finale della Nato, riportata da un giornalista di Reuters su X – la Nato ha designato un inviato speciale per il sud, in riferimento al Medio Oriente e all’Africa.

Il ministro degli esteri, Antonio Tajani, non ha perso tempo, raccogliendo l’assist e lanciando la candidatura italiana per l’inviato Nato sul fronte sud dell’Alleanza, definita una “priorità” per il nostro Paese. “Ci sono anche degli eccellenti candidati italiani – ha puntualizzato il titolare della Farnesina – . Credo che proprio per la conoscenza che l’Italia ha di tutta l’area mediterranea, a partire dai Balcani all’Africa e al Medio Oriente ma anche l’area del Golfo. Possiamo mettere a disposizione dell’Alleanza Atlantica nomi di alto livello con conoscenza sia della Nato sia della realtà del fianco Sud”.

LA CONCORRENZA DELLA SPAGNA

Una corsa, quindi, a intestarsi subito la primazia sul nome. Anche perché la concorrenza è forte. Lo dimostrano le parole del premier spagnolo Pedro Sanchez: “un maggior “impegno” della Nato per i problemi del “fianco sud” dell’Alleanza è uno degli aspetti considerati “importanti” dalla Spagna:.

PARTITO IL TOTONOMI: DA ELISABETTA BELLONI A ENRICO LETTA…

Ed è subito partita il totonomi su questi nomi “eccellenti” sui quali potrebbe puntare il governo italiano. Tra coloro che avrebbero sicuramente le carte in regola ci sarebbe Elisabetta Belloni, esperta diplomatica, direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, nominata direttamente da Meloni sherpa per il G7, da tutti riconosciuto come un successo, e in passato anche la prima donna a ricoprire il ruolo di segretario generale della Farnesina. E’ difficile, però, che il Governo si liberi di una pedina importante del sistema Italia e, in prospettiva, di una riserva della Repubblica.

Altro nome sicuramente spendibile, che circola sempre quando si tratta di nomine europee, è quello dell’ex premier Enrico Letta. Certo, è del Pd ma ha sempre avuto una buona sintonia con Giorgia Meloni. A lui Ursula von der Leyen aveva anche commissionato un rapporto sul futuro del mercato unico.

Qualora si volesse andare a pescare un profilo più politico sul fronte centrodestra, è più probabile che si vada a scegliere nel serbatoio più affine a Forza Italia. Anche se una figura sicuramente sulla quale puntare potrebbe essere Giulio Terzi di Sant’Agata, diplomatico, ex ministro degli esteri nel governo Monti e attualmente senatore di Fratelli d’Italia .

..DA GIAMPIERO MASSOLO A PIER FERDINANDO CASINI

Oppure l’ambasciatore Giampiero Massolo,  che è stato presidente direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, anche lui segretario generale della Farnesina, poi presidente di Fincantieri, di ISPI, profondo conoscitore delle dinamiche geopolitiche del Sud del mondo.

Su questa linea anche l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, attuale presidente di Leonardo e per circa quarant’anni diplomatico e funzionario europeo ed internazionale. Tra l’altro Pontecorvo è stato l’ultimo Alto Rappresentante Civile della Nato per l’Afghanistan dal giugno 2020, rappresentando l’Alleanza anche nel processo di pace tenutosi a Doha. Nell’ultimo periodo a Kabul egli ha assicurato l’operatività dell’aeroporto internazionale, garantendo l’evacuazione fino a 18000 persone al giorno e ha coordinato il ponte aereo mediante il quale sono stati trasferiti all’estero oltre 124.000 collaboratori afghani della NATO stessa, degli Alleati e dei Paesi partners.

C’è chi avanza anche il nome di Pier Ferdinando Casini, da sempre esperto di politica estera, presidente dell’Internazionale democristiana, figura trasversale e apprezzata politicamente dal centrodestra e centrosinistra che, per un soffio, non è diventato presidente della Repubblica.

DA ESCLUDERE L’EX PREMIER MARIO DRAGHI

Da escludere il nome di Mario Draghi. L’ex banchiere centrale è stato più volte tirato per la giacca in questi mesi, affibbiandogli tutti gli incarichi possibili, dalla presidenza della Commissione europea, da quella del Consiglio Ue fino appunto allo stesso ruolo di segretario generale della Nato.

Difficile che possa essere anche un diplomatico in senso stretto, come ad esempio l’ambasciatore Francesco Talò, ex consigliere diplomatico di Giorgia Meloni, incappato nel famoso incidente mediatico della telefonata del duo comico russo.

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