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No, in Francia non si sta giocando la partita di Putin

I Graffi di Damato

La partita di Putin -o “Odissea”, come la chiama il manifesto giocando sui missili russi appena lanciati su Odessa- continua a giocarsi tutta nell’Ucraina sempre più apertamente e militarmente aiutata dagli americani e da altri paesi occidentali, compresa l’Italia. Non si gioca certamente oggi in Francia, dove è scontata nel ballottaggio per l’Eliseo la vittoria del presidente uscente della Repubblica Emmanuel Macron sull’ormai abituale sfidante sconfitta di destra Marine Le Pen. se non vogliamo parlare della famiglia per intero, visti i precedenti del padre.

I francesi saranno pure antipatici, altezzosi, presuntuosi o come altro li avvertono molti di noi italiani, ma non fessi. Ai russi come sono tornati ad essere anche con Putin preferiscono gli americani, per ridurre il discorso all’osso, e il processo per quanto lento e tortuoso di integrazione europea, non certo gradito al Cremlino.

Macron avrà pure dissentito dal presidente americano Joe Biden su quel “macellaio” e “genocida” dati a Putin. Col quale il presidente francese avrà pure una certa dimestichezza telefonica. Ma lo ha appena sputtanato abbastanza nel mondo, almeno quello occidentale di cui fa parte la Francia, rivelandone le risate opposte ai crimini di guerra o comunque alla ferocia rimproveratagli in una e forse anche più delle telefonate da Parigi, comunque fatte sempre su richiesta o sollecitazione del presidente ucraino Zelensky. Cerchiamo di ragionare con i piedi per terra, e non per aria, diversamente da quanti non temono, come ha mostrato ultimamente il primo ministro britannico Jhonson, ma scommettono più o meno apertamente sulla vittoria di Putin nella partita, ripeto, che ha voluto aprire con i confinanti occidentalizzatisi troppo.

Non per fissazione o antipatia ma solo perché si tratta di un giornale più o meno di riferimento di un partito o movimento che in Italia è al governo e si ritiene ancora “centrale”, nonostante abbia perduto la presidenza del Consiglio e un bel pò di parlamentari, e soprattutto di voti ogni volta che gli italiani sono andati alle urne a livello amministrativo o altro dopo le elezioni politiche del 2018, vi segnalo lo “sfondamento” dei russi “in Donbass” gridato oggi dal Fatto Quotidiano, il bombardamento di Odessa e, più in generale, quel Putin che “avanza nel Sud”, anche se il progetto originario era di andare direttamente a Kiev con le sue truppe e sostituire i presunti “nazisti” di Zelensky e simili col solito e comodo governo fantoccio.

Non una parola si trova su quel giornale a proposito delle reazioni negative che Putin con la sua avventura militare in Ucraina ha già provocato in altri paesi dell’ex Unione Sovietica che all’inizio lo avevano sostenuto o si erano messi alla finestra. Non una parola, per esempio, sulla Moldavia in agitazione per l’obiettivo ripropostosi da Mosca di annettere la Transnistria, sempre nell’ambito dell’operazione contro l’Ucraina.

Più che delle difficoltà di Putin il quotidiano di riferimento penstallare preferisce occuparsi o compiacersi di quelle, vere o presunte che siano, del presidente del Consiglio Mario Draghi. Che pure, per quanto costretto ancora a casa per il Covid, porta avanti il suo programma di governo in Parlamento ed è atteso non certo come una comparsa a Washington e a Kiev. Dove lo considerano tra i possibili garanti di un eventuale, per ora molto eventuale accordo sostitutivo e conclusivo della guerra in corso.

In questa ossessione da Draghi continua a giocare di sponda col Fatto Quotidiano di sinistra, diciamo così, La Verità di destra di Maurizio Belpietro. Che oggi immagina con tanto di titoli in prima pagina la rinuncia del presidente del Consiglio in autunno e la ricerca, con gli amici americani, di un’altra destinazione, già indicata -sempre da quel giornale di recente- nella guida della Nato.

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