Oltreconfine, la rassegna stampa internazionale di Policy Maker
OLTRECONFINE: TRUMP INTENSIFICA LA PRESSIONE SU CUBA: NUOVE SANZIONI A DÍAZ-CANEL E AI VERTICI DEL REGIME
Come riferisce l’Associated Press, gli Stati Uniti hanno imposto giovedì scorso nuove sanzioni contro il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, sua moglie Lis Cuesta Peraza e altre figure vicine al regime, tra cui Alejandro Castro Espín – figlio di Raúl Castro – e suo figlio. Oltre alle persone, le sanzioni colpiscono il ministero della Difesa, i Comitati per la Difesa della Rivoluzione, l’Istituto per l’Amicizia con i Popoli e Amistur Cuba. Si tratta dell’ennesima mossa dell’amministrazione Trump per aumentare la pressione su L’Avana.
Il contesto è particolarmente teso. Dopo la cacciata di Maduro dal Venezuela a gennaio, Trump ha ordinato un blocco energetico che ha interrotto le forniture di carburante all’isola, scatenando blackout prolungati, gravi carenze alimentari e un vero e proprio collasso economico. A questo si sono aggiunte le accuse penali contro Raúl Castro del mese scorso e un nuovo ordine esecutivo che amplia ulteriormente le sanzioni. Le misure congelano eventuali beni e conti negli Usa, anche se è improbabile che i destinatari abbiano patrimoni significativi nel sistema finanziario americano.
Interpellato sulle sanzioni, Trump ha dichiarato di volere semplicemente “un paese gestito bene”. Ha descritto Cuba come una “bellissima terra” sprecata, con enormi potenzialità per resort turistici; ha detto inoltre che l’isola è “più o meno già collassata” aggiungendo che se ne occuperà una volta concluse le operazioni in Iran, perché “preferisce fare una cosa alla volta”. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha giustificato le misure sostenendo che i soggetti colpiti finanziano il regime e i suoi movimenti rivoluzionari all’estero. Ha ribadito che Trump preferirebbe un accordo, ma dubita fortemente che sia possibile con l’attuale governo. Díaz-Canel ha denunciato “nuove minacce” e un tentativo di rafforzare il blocco per colpire il popolo cubano. Su X ha scritto che l’aggressione americana si scontrerà con la loro ferma volontà di resistere. Anche la moglie Lis Cuesta ha reagito con ironia, definendo “quasi un onore” finire nella lista. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha invece parlato di un chiaro piano interventista americano per presentare Cuba come minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti.
PROTESTA CONTRO IL MEGA-RESORT DI JARED KUSHNER E IVANKA TRUMP A SAZAN
Giovedì scorso a Tirana migliaia di persone sono scese in piazza per il quinto giorno consecutivo contro un progetto turistico di lusso da 4 miliardi di dollari legato al genero di Trump Jared Kushner e alla sua società Affinity Partners. Come scrive il Financial Times, il piano prevede un resort di alto livello sull’isola di Sazan e un altro sviluppo sulla costa di Zvërnec, proprio accanto alle zone umide protette dove vivono i fenicotteri rosa, diventati simbolo della mobilitazione.
La vicenda ha acceso gli animi soprattutto dopo le parole di Ivanka Trump, che in un podcast ha raccontato con toni quasi fiabeschi come lei e il marito abbiano “scoperto” l’isola durante una nuotata da un’amica: “Siamo saliti a piedi nudi fino in cima e siamo rimasti incantati”. Parole che hanno fatto infuriare molti albanesi, anche perché Sazan è un’ex base militare piena di bunker dell’epoca di Enver Hoxha, rimasta per decenni off-limits.
Se il progetto dovesse saltare, sarebbe il secondo flop per la famiglia Trump nei Balcani dopo la cancellazione del Trump Hotel a Belgrado lo scorso anno. L’investimento vale più del 10% del PIL annuo albanese. Il premier Edi Rama lo difende a spada tratta, sostenendo che porterà turisti facoltosi e posti di lavoro, e assicura che tutto procede con “nuovi proprietari legittimi”: l’isola resta di proprietà statale, mentre la parte costiera sarebbe passata a investitori qatarioti.
Però l’opposizione è dura. La procura anti-corruzione sta indagando sui cambiamenti di tutela ambientale e di proprietà approvati nel 2024. Ambientalisti e cittadini temono danni irreversibili agli ecosistemi e denunciano una mancanza di trasparenza. Non è solo una protesta ecologica: molti vedono nel progetto l’ennesimo esempio di come lo sviluppo turistico stia spingendo fuori i residenti dalle zone costiere, tra prezzi alle stelle e grandi opere. Il premier ha accusato i manifestanti di danneggiare gli interessi del Paese e di subire disinformazione sui social. Per ora il cantiere non è partito, ma la tensione resta alta.
SCONTRO USA-EUROPA SULLA BOSNIA-ERZEGOVINA
Come riportato dal Guardian, gli Stati Uniti e i principali Paesi europei si sono scontrati apertamente sulla nomina del nuovo Alto Rappresentante in Bosnia-Erzegovina, aprendo una crepa profonda nelle relazioni transatlantiche riguardo al futuro del Paese balcanico. Al centro della disputa c’è la scelta del successore di Christian Schmidt. Gli Stati Uniti hanno spinto con forza per l’italiano Antonio Zanardi Landi, mentre Regno Unito, Francia, Germania e gran parte degli europei hanno sostenuto l’inviato francese per i Balcani occidentali, René Troccaz.
Durante la riunione del Peace Implementation Council (PIC) di questa settimana a Sarajevo non si è raggiunta alcuna intesa. La reazione americana è stata dura. L’ambasciata Usa a Sarajevo ha pubblicato un messaggio su X in cui esprime delusione per l’”indecisione europea” e annuncia che Washington sarà costretta a “riconsiderare” il proprio ruolo nella presenza internazionale in Bosnia. Gli Stati Uniti non hanno più una presenza militare significativa sul campo ma mantengono un’influenza rilevante attraverso il PIC e i canali bilaterali.
Il contesto rende la vicenda ancora più delicata. L’amministrazione Trump ha recentemente tolto le sanzioni a Milorad Dodik, il leader serbo-bosniaco filorusso e secessionista, dopo una presunta campagna di lobbying da milioni di dollari. Ha anche fatto pressioni affinché Schmidt si dimettesse dopo che questi aveva adottato misure punitive proprio contro Dodik. Nel frattempo, Donald Trump Jr è stato ospite a Banja Luka del figlio di Dodik ad aprile, mentre interessi economici legati alla famiglia Trump e ai suoi associati in Bosnia stanno crescendo. Analisti come Jasmin Mujanović e Kurt Bassuener sottolineano che la spinta su Zanardi Landi va oltre una semplice scelta di persona: dietro ci sarebbero motivazioni ideologiche, strategiche e soprattutto di natura affaristica. Il PIC tenterà di nuovo di trovare un accordo entro fine mese, quando potrebbero emergere candidati di compromesso.


