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Oleg Tinkov e gli altri. La carica degli oligarchi russi che sfidano Putin

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Sono pochi gli oligarchi russi ad aver sfidato Putin. Tra questi, Tinkov è stato punito dal Cremlino per un “semplice” post su Instagram. Intanto, con la morte di Krukowski, precipitato da una scogliera, sarebbero sette i magnati scomparsi in circostanze misteriose

Non c’è solo Oleg Tinkov, fondatore della rete di negozi di elettrodomestici Technoshock, degli alimenti surgelati Daria ma soprattutto della banca Tinkoff (e di molte altre cose, ha partecipazioni anche in birrifici), a essersi opposto al presidente della Federazione russa. Non sono molti gli oligarchi russi che hanno deciso di sfidare Vladimir Putin e il loro numero potrebbe ulteriormente diminuire ora che il magnate è stato colpito dalla rappresaglia del Cremlino: dopo aver definito su Instagram “folle” la guerra di Mosca contro l’Ucraina, è stato costretto a cedere le quote della sua banca a un prezzo simbolico a Vladimir Potanin, oligarca vicino al regime.

Leggi anche: Come funziona la rete di oligarchi che sorregge Putin, raccontato da Bill Browder (Fondo Hermitage)

CHI È TINKOV, TRA I POCHI OLIGARCHI AD AVER CONTESTATO PUTIN

Secondo Forbes, al suo apice, il patrimonio netto di Tinkov era 7,7 miliardi di dollari. In Russia è noto anche per essere il produttore della birra Tinkoff Brewery ed ex proprietario della squadra ciclistica World Tour. Dall’inizio della guerra, le azioni dell’ex holding di Tinkoff, TCS Group Holdings, sono crollate di oltre il 90%. Oleg Tinkov ha riferito al New York Times che all’indomani del suo commento sulla guerra, i dirigenti della Tinkoff Bank sono stati contattati dall’amministrazione Putin. Il presidente russo li ha minacciati di nazionalizzare l’istituto se non avessero tagliato i rapporti con lui. “Non ho potuto discutere il prezzo. Ero come un ostaggio: prendi quello che ti viene offerto. Non potevo negoziare”, ha raccontato l’imprenditore 54enne, malato di leucemia, alla testata statunitense. Quindi ha aggiunto: “Ora è il momento di andare in pensione e prendersi cura della propria salute e della propria famiglia”.

CHI È VLADIMIR POTANIN

Messo con le spalle al muro, l’oligarca ha infatti raccontato di avere accettato di vendere la sua partecipazione del 35% in TCS Group Holdings, che possiede la Tinkoff Bank, a Potanin. Vladimir Olegovič Potanin, invece, è un imprenditore russo da sempre nelle grazie di Putin, tanto da essere tra i più ricchi della Russia e tra i primi 55 al mondo con un patrimonio netto, secondo Forbes, di 28 miliardi di dollari nel 2021. “Ci aspettiamo che la partecipazione di Interros come nuovo azionista nel capitale di Tcs Group permetta di dare un buon impulso per un ulteriore sviluppo del gruppo Tinkoff e crei valore aggiunto per tutti gli azionisti e fornisca un servizio ancora più moderno e di alta qualità per i propri clienti” ha dichiarato Potanin, 61 anni presidente del colosso dei metalli Norilsk Nickel.

CHI SONO GLI ALTRI OLIGARCHI RUSSI CONTRARI ALLA GUERRA?

Hanno fatto rumore le parole di Alexei Mordashov, meglio noto come l’uomo più ricco di Russia, vicinissimo a Putin, che in merito alla guerra in Ucraina ha detto che si è di fronte a una  “tragedia di due popoli” storicamente fratelli. “Dobbiamo fare di tutto – aveva esortato – per uscire da questo conflitto a stretto giro e fermare lo spargimento di sangue”

Non è stato l’unico miliardario del cerchio magico a dissentire: pure Oleg Deripaska, scrive la Cnn, su Telegram ha lanciato diversi appelli per una soluzione diplomatica del conflitto: “La pace è molto importante! I negoziati devono iniziare il più in fretta possible” Secondo il Financial Times anche Mikhail Fridman, nato Ucraina, a Leopoli, dove vivono tutt’ora i suoi genitori, quando lo Stato invaso faceva ancora parte dell’URSS, in una lettera al team della sua società LetterOne avrebbe affermato che “la guerra non potrà mai essere la risposta”.

Ha preso le distanze dal conflitto anche Evgeny Lebedev, figlio del magnate Alexander – ex membro del Kgb, tra i proprietari della testata Novaya Gazeta – e lo ha fatto nel modo più rumoroso possibile, dalle colonne del quotidiano britannico Evening Standard, di sua proprietà. “Come cittadino russo”, ha scritto in una lettera aperta indirizzata a Putin, “ti imploro di fermare i russi che stanno uccidendo i loro fratelli e le loro sorelle ucraine. Come cittadino inglese ti chiedo di salvare l’Europa dalla guerra”. Quindi ha concluso:“Come patriota russo ti imploro di prevenire ogni altra morte insensata di giovani soldati russi. Come cittadino del mondo ti chiedo di salvare il mondo dalla distruzione” .

I SETTE OLIGARCHI RUSSI MORTI IN CIRCOSTANZE MISTERIOSE

Si allunga invece la lista degli oligarchi russi deceduti in modo misterioso. L’ultimo, Andrei Alekseevich Krukowski, 37 anni, era il direttore del resort sciistico del gigante russo del gas Gazprom a Krasnaya Polyana e si è sfracellato precipitando da una scogliera. È la settima morte misteriosa in tre mesi. La prima risale al 30 gennaio del 2022, nel villaggio di Leninsky, quando Leonid Shulman, responsabile dei trasporti di Gazprom Invest, viene trovato morto nel suo cottage.

Un mese dopo, all’indomani dell’invasione russa, un altro top manager di Gazprom, Alexander Tyulakov, viene rinvenuto privo di vita nel garage della sua abitazione. IL 28 febbraio, è il turno di Mikhail Watford, miliardario ucraino morto in Gran Bretagna, nel Surrey. A fine marzo viene trovato morto insieme alla sua famiglia Vasily Melnikov, proprietario di MedStom, compagnia di forniture mediche, insieme alla moglie di 41 e ai due figli di 10 e 4 anni: tutti sarebbero stati pugnalati il 23 marzo. La società di Melnikov, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, sarebbe stata vicina al fallimento a causa delle sanzioni occidentali.

Circostanze analoghe per Vladislav Avayev, ex vicepresidente di Gazprom, trovato senza vita insieme alla moglie e alla figlia in un appartamento a Mosca il 18 aprile. Ventiquattrore dopo viene rinvenuto il cadavere di Sergey Protosenya, dirigente della Novatek, società parzialmente controllata da Gazprom. Il suo corpo è stato trovato insieme a quello della moglie e della figlia a Lloret de Mar, in prossimità di Barcellona. Il figlio ha dichiarato: “Mio padre non l’avrebbe mai fatto”.

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